Anziani maltrattati nella casa famiglia, Confcommercio: "Rivedere la regolamentazione del settore"

Il coordinamento delle case famiglia e comunità alloggio di Confcommercio Ravenna esprime pieno appoggio al lavoro della magistratura affinché le responsabilità siano definite

"Quanto successo nella casa famiglia di Sant’Alberto è un fatto gravissimo che, se i riscontri giudiziari e investigativi lo confermeranno, mette in cattiva luce un intera categoria che al contrario offre un servizio agli anziani proprio laddove quello pubblico è carente. Se le violenze verranno confermate, occorrerà punire con fermezza i responsabili che si sono accaniti verso persone indifese e di cui dovevano prendersi cura". Il coordinamento delle case famiglia e comunità alloggio di Confcommercio Ravenna esprime pieno appoggio al lavoro della magistratura affinché le responsabilità siano definite. "Personaggi come quelli finiti in carcere per questo inquietante episodio, tuttavia, non appartengono in alcun modo alla categoria che, al contrario, è composta da imprenditori che si adoperano nella cura degli ospiti e nella creazione di condizioni di socializzazione e relazione tra gli anziani presenti in struttura. Il lavoro dei nostri associati avviene nel rispetto delle patologie e delle condizioni che hanno costretto l’anziano ad abbandonare la propria abitazione in stretto coordinamento con i medici di base, che sono coloro che determinano gli eventuali piani
terapeutici degli anziani".

Le case famiglia infatti, così come definito dal Regolamento Comunale di Ravenna, sono “comunità di tipo familiare con funzioni di accoglienza a bassa intensità assistenziale, che accolgono utenti anziani in difficoltà, per i quali la permanenza nel nucleo familiare sia temporaneamente o permanentemente impossibile o contrastante con il progetto individuale”. "Il coordinamento invita a non strumentalizzare la vicenda in alcun modo nei confronti di una categoria fatta da imprenditori onesti che hanno creato tanti posti di lavoro. Per fare maggiore chiarezza il coordinamento case famiglia e comunità alloggio ha già chiesto sin dalla sua costituzione a Regione Emilia Romagna e Comune di Ravenna di rivedere l’attuale regolamentazione che, così come è attualmente definita, lascia troppi spazi alla libera interpretazione di chi è incaricato di effettuare eventuali controlli  e non riconosce le esigenze delle imprese del settore che trovano un mercato profondamente mutato rispetto a quello di quando la norma regionale fu concepita".

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