"Ravenna finirà sott'acqua entro il 2100": e con lei Venezia e Ferrara

Alta marea, venti intensi e piogge. E la riviera romagnola fa sempre più sott'acqua. Un fenomeno al quale ancora non siamo abituati ma che, negli ultimi tempi, si sta verificando sempre più spesso

Alta marea, venti intensi e piogge. E la riviera romagnola va sempre più sott'acqua. Un fenomeno al quale ancora non siamo abituati ma che, negli ultimi tempi, si sta verificando sempre più spesso.

Dovremmo farci sempre di più l'abitudine? "Purtroppo sì - spiega Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo e Meteocenter e vicepresidente dell'associazione Ampro - Anche questo è un segnale che si riconduce al cambiamento climatico, ovvero a un aumento delle temperature delle acque superficiali del Mediterraneo (ma non solo, ovviamente) e del nostro Adriatico, con un innalzamento progressivo del livello medio del mare (in massima parte per dilatazione termica), detto “eustatismo”. Basti pensare che, dalla fine del 1800 a oggi, il livello sull'alto Adriatico si è innalzato di circa 25 centimetri (valore medio e non puntuale), con trend lineare secolare di 2,51 mm/anno (pur se con fasi di crescita maggiore o minore, quindi con variabilità), ma sul periodo recente (1994-2016) fino a 5,6 mm/anno. Se poi consideriamo gli scenari di lungo periodo in base ai modelli di clima avremmo, in prospettiva 2100, un aumento del livello compreso tra 28 e 61 cemtimetri (scenario ottimistico) oppure tra 52 e 98 centimetri (scenario pessimistico). Certamente incidono anche fattori come la subsidenza (abbassamento del suolo), ma sta di fatto che dovremo farci l’abitudine. Chiaramente Scirocco e basse pressioni atmosferiche molto profonde sono sempre esistite, ma oggi, e ancora più in futuro, troveranno condizioni al contorno variate, con un potenziale per danni da ingressioni e alte maree decisamente superiore".

E' questa la fotografia di uno scenario apocalittico che potrebbe concretizzarsi qualora non si corra subito ai ripari. Gaia, la Terra, ha la febbre alta. Con il Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C redatto dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), gli scienziati lanciano un messaggio chiaro: è necessario limitare il riscaldamento globale a 1,5°C attraverso un cambiamento rapido di rotta, in tutti gli aspetti della società.

Immagine: Enea
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Il Rapporto speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C costituisce la base di lavoro per la Cop 24 (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) del dicembre scorso a Katowice (Polonia), dove è stato fatto il punto sull’Accordo di Parigi approvato nel 2015. L'accordo, adottato da 195 nazioni alla 21 Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change, Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite) nel dicembre 2015, conteneva l'obiettivo di rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici "mantenendo l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto al periodo pre-industriale e perseguendo sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 1,5°C sopra i livelli del periodo pre-industriale".

L'aumento delle temperature e il graduale scioglimento dei ghiacciai polari spaventano non poco. Le simulazioni parlano chiaro: prima della fine del secolo molte aree della bassa ravennate e del ferrarese potrebbero finire sott'acqua. Qualche anno fa, infatti, l'Enea ha realizzato uno studio che vede 33 aree costiere italiane che rischiano di essere sommerse entro il 2100, proprio per effetto del riscaldamento globale. Tra queste anche la zona che comprende Venezia, Ferrara e la nostra Ravenna. Il futuro del pianeta, dell’ambiente, delle economie e delle società è strettamente legato ai cambiamenti climatici. Una sfida urgente e potenzialmente irreversibile. La temperatura del globo avrà infatti un ruolo assolutamente primario su questi impatti, e le attività umane saranno fondamentali per contenere l’innalzamento della temperatura.

Immagine Enea
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"Il problema è che stiamo già sperimentando adesso le conseguenze di un riscaldamento globale di 1°C quali, appunto, l'aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, e la diminuzione del ghiaccio marino in Artico  - aveva già illustrato Randi in una precedente intervista a ForlìToday - Non sarà affatto semplice e nemmeno scontato riuscire a raggiungere questo impegnativo obiettivo, poichè limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiederebbe "rapide e lungimiranti" transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana. Forse “i buoi sono già scappati” e dobbiamo fare in modo di limitare il più possibile i danni, che già ci sono e che saranno in un futuro prossimo ancora più evidenti. In Emilia Romagna, nello specifico, verrebbero amplificate a dismisura le conseguenze che già cominciamo a sperimentare oggi: estati caldissime (quella del 2003 apparirebbe quasi fresca in rapporto a quelle che avremmo alla fine del secolo), con feroci e lunghe onde di calore (e relative conseguenze sul piano sanitario); scomparsa o quasi degli inverni così come li conosciamo, ulteriore modifica dei regimi delle piogge, con accumuli maggiori in autunno-inverno e primavere-estati estremamente secche, limite delle nevicate invernali “alle stelle”; eventi temporaleschi o di pioggia violenta non frequenti ma davvero estremi, e molto altro ancora. Con tutte le conseguenze del caso e facilmente immaginabili".

Un cambiamento è impossibile? "Quasi - conclude Randi -. Ma abbiamo il dovere di provarci, e ciò riguarda soprattutto coloro che hanno “il comando delle operazioni”, ovvero il mondo politico. Serviranno decisioni molto impopolari, sgradite ai più, e di difficile attuazione per non incorrere in sollevazioni popolari, ma non ci sono altre via d’uscita. Pagheremo la “leggerezza” con la quale il mondo sociale e politico ha sottovalutato l’allarme climatico, già messo in evidenza dal mondo scientifico in tempi non sospetti (fine degli anni '80)".

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