Caporalato, cosa succede in Romagna? In due anni scoperti circa 200 lavoratori in schiavitù

Il caporalato è un fenomeno che ormai, non riguarda più solo le campagne del Foggiano o l'Agro Pontino laziale. La nuova frontiera della schiavitù moderna è in preoccupante aumento anche sul territorio romagnolo

Lavorare anche 14 ore al giorno per paghe che vanno dai tre ai sei euro all'ora, sotto il solo cocente o con il freddo gelido. Il caporalato è un fenomeno che ormai, non riguarda più solo le campagne del Foggiano o l'Agro Pontino laziale. La nuova frontiera della schiavitù moderna è in preoccupante aumento anche sul territorio romagnolo. A testimoniarlo i numeri: nell'ultimo anno e mezzo le province di Ravenna e Forlì-Cesena sono state interessate da una decina di operazioni delle forze dell'ordine, decine di arresti e denunce a piede libero, con la scoperta di oltre 200 lavoratori ridotti in condizione di semi-schiavitù. Quasi sempre stranieri e circa la metà irregolari. L'ultimo blitz risale allo scorso 12 ottobre quando i Carabinieri della Compagnia di Cesena hanno fatto irruzione in alcuni allevamenti avicoli che sfruttavano in condizioni disumane una ventina di lavoratori marocchini. 

Il caporale diventa il "capo", a testimoniare il clima di sottomissione e intimidazione, che commissiona il lavoro e procura un alloggio in veri e propri tuguri. Qui i lavoratori sono stipati anche in 20 in uno stesso appartamento, pagando fino a 150 euro per un posto letto. Il business dei braccianti infatti non riguarda solo il lavoro massacrante, ma anche l'alloggio e il servizio di trasporto sui luoghi dello sfruttamento. Condizioni di vita che annullano la dignità del lavoratore, e della persona stessa. Pur apprezzando il lavoro incessante delle forze dell'ordine e della magistratura, Legacoop Romagna ha denunciato come "Da tempo il caporalato è una pratica criminale diffusa, che rischia di prendere piede anche in Romagna", sottolineando l'utilizzo "anche di false cooperative per coprire lo sfruttamento". Nella maggior parte dei casi, le "bande" di sfruttatori approfittano di persone in stato di bisogno e emarginazione, quali stranieri richiedenti asilo e irregolari, instaurando un clima fortemente intimidatorio e minaccioso. Gli esigui stipendi sono dilazionati per evitare denunce, non si rispetta alcuna norma di sicurezza, chi si lamenta o si ammala subisce penalizzazioni o viene allontanato.

Il modus operandi che alimenta il "mercato delle braccia" si basa spesso sul sistema degli "appalti all'esterno" commissionati dalle grandi aziende a cooperative costituite ad hoc e gestite da stranieri, che lucrano sulle spalle di connazionali in stato di bisogno. Un operazione dello scorso 9 ottobre eseguita dal personale del Comando Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Forlì, ha scoperto un abitazione dove erano ammassati ben 26 braccianti romeni, in condizioni igienico-sanitarie davvero incredibili, costretti a pagare un affitto mensile di 200 euro. Il lavoro proficuo delle forze dell'ordine sul territorio romagnolo va a scoperchiare, sempre più spesso, situazioni di sottomissione e degrado, con i "nuovi schiavi" ammassati tra sporcizia ed escrementi, con i materassi buttati a terra. Senza nessuna garanzia e tutela, sono costretti dai loro aguzzini a pagare affitti esorbitanti, che erodono quasi tutto il già misero stipendio. Condizioni di vita davvero massacranti, spesso accompagnate dalla violenza fisica e psicologica di caporali senza scrupoli, come in un caso emerso il 9 marzo dello scarso anno nel Cesenate. Minacce di morte a chi si è permesso di reclamare i pochi euro all'ora di salario, con alcuni braccianti che hanno denunciato di essere stati anche picchiati dai loro "capi".

Una piaga quella del "mercato delle braccia" che prolifera se accompagnata dall'omertà e dal silenzio. Per questo la Cigl ha sottolineato quanto è importante denunciare. "Le denunce che il sindacato effettua giornalmente, di una situazione crescente di caporalato in Romagna, preoccupa sempre di più - ha evidenziato il sindacato -. Questa situazione deve essere fermata al più presto, come Sindacato chiediamo ai lavoratori di essere coesi e pronti a denunciare. Chiediamo alle istituzioni di attuare con fermezza la Legge contro il caporalato, che rappresenta una conquista per la legalità e per la difesa della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici". 

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