Carceri, relazione del Garante dei detenuti: "A Ravenna urgenti lavori edilizi"

Il Garante regionale, nel solo 2017, ha eseguito 76 colloqui all’interno delle strutture carcerarie, 32 le visite (15 nei primi sei mesi del 2018). L'ufficio ha trattato complessivamente 220 pratiche

Favorire, anche attraverso l’ampliamento dell’area di osservazione, il recupero e il reinserimento nella società delle persone detenute, proseguendo, inoltre, con le visite agli istituti di pena della regione, oltre alle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (rems) e agli altri luoghi di limitazione della libertà personale”. Questi i principali impegni di mandato del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale, Marcello Marighelli, che ha relazionato in commissione per la Parità e per i diritti delle persone, presieduta da Roberta Mori, sull’attività del suo ufficio nel 2017.

Marighelli, nella sua relazione, ha poi affrontato il tema delle criticità nelle strutture della regione: “La condizione degli istituti penitenziari in Emilia-Romagna risente della mancanza di una adeguata programmazione della manutenzione ordinaria, inoltre Forlì e Ravenna richiederebbero interventi importanti di manutenzione straordinaria”. Un aspetto preoccupante nelle carceri della regione, ha poi evidenziato, “riguarda il manifestarsi di carenze di organico nel personale di custodia, ma ancor di più nel personale educativo e amministrativo, comprese le direzioni”.

Il Garante regionale, nel solo 2017, ha eseguito 76 colloqui all’interno delle strutture carcerarie, 32 le visite (15 nei primi sei mesi del 2018). L'ufficio ha trattato complessivamente 220 pratiche. Pratiche che riguardano condizione detentiva, rapporti del ristretto con l’amministrazione penitenziaria e la magistratura, trasferimenti e relazioni con i familiari. L'ufficio di Marighelli ha programmato anche un’intensa attività di formazione rivolta agli operatori dell’amministrazione penitenziaria e ai volontari (87 gli operatori coinvolti), sui temi della residenza e documenti d’identità, permessi di soggiorno e rimpatrio volontario assistito, ricerca del lavoro, curriculum, valorizzazione delle esperienze lavorative e formative in carcere e misure alternative alla detenzione. L’organismo ha elaborato anche la mappatura di tutti i luoghi di restrizione (camere di sicurezza, luoghi dove si svolgono trattamenti sanitari obbligatori e strutture sanitarie terapeutiche residenziali accreditate per dipendenze patologiche).

In Emilia-Romagna sono attive 10 strutture penitenziarie, con 3.488 detenuti (di cui 159 donne). Il tasso di sovraffollamento è aumentato di oltre 20 punti percentuali in tre anni, raggiungendo, nel dicembre 2017, il 124 per cento (10 per cento in più rispetto al dato nazionale). Anche la presenza degli stranieri in tre anni ha subito un aumento di circa 5 punti: rappresentano oltre il 50 per cento dei detenuti (1.770 presenze). La posizione giuridica dei detenuti, condannati definitivi e non, presenta valori in linea con i dati nazionali: 64,3 la percentuale dei detenuti con condanne definitive. Sono 3.006 le persone in esecuzione penale esterna, 680 in messe alla prova. Nel 2017 i casi di suicidio in strutture della regione sono stati otto, il doppio rispetto al 2016 (il 18 per cento sul totale nazionale). Mentre i tentativi di suicidio sono stati 125 e 1.383 gli atti di autolesionismo.

Silvia Prodi (Misto-Mdp) e Antonio Mumolo (Pd) hanno posto l’accento sul problema dei suicidi e degli atti di autolesionismo nelle strutture carcerarie dell’Emilia-Romagna, avanzando la proposta di coinvolgere direttamente l’Assemblea legislativa su queste tematiche. Mentre Nadia Rossi (Pd) si è soffermata sulla questione del sovraffollamento nelle carceri durante il periodo estivo e ha parlato delle condizioni di lavoro degli operatori penitenziari. Daniele Marchetti (Ln) ha invece affrontato il tema dell’aumento delle presenze in carcere di detenuti stranieri: “È necessario continuare sulla strada dei rimpatri, senza tralasciare il problema della radicalizzazione religiosa nelle carceri”.

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