Condomino da incubo: molesta i vicini fino ad incendiare una legnaia

I Carabinieri della Stazione di Filetto, Compagnia di Cervia-Milano Marittima, hanno dato esecuzione all'Ordinanza del Giudice del Tribunale di Ravenna che ha disposto la custodia cautelare in carcere del 47enne C.A

Foto di repertorio

I Carabinieri della Stazione di Filetto, Compagnia di Cervia–Milano Marittima, hanno dato esecuzione all’Ordinanza del Giudice del Tribunale di Ravenna che ha disposto la custodia cautelare in carcere del 47enne C.A., di origini lucane, gravemente indiziato di essere l’autore di una serie di atti persecutori commessi ai danni dei propri vicini di casa del condominio di Roncalceci in cui vive.

L’uomo, tenuto sotto stretta osservazione dai Carabinieri già dal giugno scorso, aveva cominciato ad entrare in contrasto con il vicinato perché non assecondato nell’intenzione, da lui solo sostenuta, di fare causa al costruttore dell’immobile per presunte irregolarità nella realizzazione degli appartamenti. Da allora erano iniziati i primi dispetti: pugni contro il muro per creare rumore molesto e fuochi di sterpaglie, appiccati col solo intento di invadere di fumo gli appartamenti dei vicini Un fatto in particolare infastidiva L'uomo: la nicchia adiacente al suo posto auto era stata affidata dal condominio, alle cui riunioni l’uomo non partecipava mai, ad una delle inquiline, la quale aveva deciso di usarla come rimessa per la propria legna da ardere. È successo così che tale inquilina ha finito per diventare il destinatario preferito dei suoi atti persecutori: insulti, minacce, proferiti con sfrontatezza anche in presenza dei Carabinieri, i quali hanno minuziosamente raccolto ogni singolo elemento a carico dell’indagato.
L’ultimo episodi,o prima di finire in carcer,e è quello del 16 novembre scorso, quando è divampato un incendio proprio a partire dalla nicchia condominiale adibita a legnaia. L’uomo, in quell’occasione, subito dopo l’evento, aveva pensato bene di non farsi rintracciare, ritenendo di poterla fare franca e far credere di non essere stato lui.Così non è stato. Rintracciato solo quando l’arresto in flagranza era divenuto inattuabile, è stato il Tribunale di Ravenna, opportunamente sollecitato dal pubblico ministero, dott. Barberini, a emettere l’ordinanza che ha consentito ai Carabinieri della Stazione di Filetto di portare a conclusione il fitto lavoro condotto negli ultimi sei mesi.

A pesare sulla decisione dei magistrati, un curriculum di precedenti abbastanza fitto e la personalità poco incline alle relazioni sociali, come desunto dal tenore di vita distaccato ed irrequieto dell’uomo, che è ora detenuto presso il carcere di Ravenna e dovrà rispondere, oltre che di danneggiamento seguito da incendio, del medesimo titolo di reato (atti persecutori) abitualmente contestato agli stalker legati da legame sentimentale alla loro vittima.

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