Coro di no sul trasloco delle ossa di Dante: "Rovinoso per l'indotto". Scatta la petizione online

Un secco ‘no’ di Ravenna all’eventuale trasferimento delle ossa di Dante Alighieri da Ravenna nel 700° anniversario della morte.

Un secco ‘no’ di Ravenna all’eventuale trasferimento delle ossa di Dante Alighieri da Ravenna nel 700° anniversario della morte. Da venerdì pomeriggio è formalmente attiva la petizione on line lanciata da Lista per Ravenna, primo firmatario Nicola Grandi, segretario di Lista per Ravenna, per chiedere al sindaco della città romagnola che “le ossa di dante non si muovano da Ravenna, dove Fiorenza l’ha gittato”. La petizione è online e finora ha raccolto circa 270 firme.

Spiega Grandi: “Raccogliendo le sollecitazioni di moltissimi concittadini, la lista civica di Ravenna per eccellenza ha optato per la forma on line della petizione, anziché per quella cartacea prevista dallo Statuto del Comune, ritenendo che il rispetto dei resti del Sommo Poeta stia a cuore non solo alla comunità che li custodisce dalla sua morte, dopo averlo ospitato da esule negli ultimi anni di vita, bensì molto oltre i suoi ristretti confini”. La petizione nasce da indiscrezioni di stampa secondo cui Firenze starebbe lavorando per il trasloco delle ossa dantesche. “Noi chiediamo al sindaco di Ravenna di chiudere subito negativamente questa trattativa. L' esilio fu per il poeta l' esperienza centrale della vita: un’ esperienza durissima e terribile, sul piano morale e su quello materiale. Riscrivere in farsa da telenovela il finale di quella vicenda, riaccogliendo in seno alla Firenze di oggi un Dante incapace di difendersi, sarebbe un atto di arbitrio e violenza morali insopportabili”. 

Non è l’unico voce di dissenso. Paolo Guerra, Presidente di Assoraro commenta: “Auspichiamo che la proposta circa il trasferimento provvisorio delle ossa di Dante Alighieri da Ravenna a Firenze in coincidenza del settecentenario della sua morte nel 2021 non venga presa minimamente in considerazione. Motivazioni di carattere storico più che autorevoli sono state già espresse in tal senso e non vi sarebbe bisogno di ripeterle qualora alcuni concittadini, prima di lanciare una simile proposta, avessero anche solo chiesto un parere o si fossero preventivamente confrontati con coloro che hanno fatto della tutela del sepolcro di Dante Alighieri la propria missione. O semplicemente se avessero chiesto ad alcuni ricercatori scientifici dell'Università dei Beni Culturali se fosse opportuno rimuovere e conseguentemente sottoporre ad un controllo e ad analisi le reliquie prima di “prestarle” alla città di Firenze”. 

“A ciò si aggiunge un secondo aspetto non trascurabile, ovvero che il trasferimento delle reliquie del Sommo Poeta in Toscana sposterebbe l’attenzione del mondo culturale e dell’indotto turistico sulla straordinarietà  di questo evento e sul suo arrivo-ritorno a Firenze, più che sulla città di Ravenna e sul calendario di appuntamenti che verrà proposto per l’occasione. La cosa che emerge da questa boutade, e dal dibattito che ne sta uscendo, è inesorabile.  Il rischio di asservire la figura di Dante Alighieri non tanto alla città dove egli scelse di fermarsi e dove chi amministra ha il dovere di rendergli omaggio nel migliore dei modi, ma ai propri scopi personali o addirittura per celebrare o per rendere più importanti le proprie iniziative che poco o nulla hanno a che vedere con il settecentenario del Sommo Poeta”, conclude Guerra. 
 

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