Norme anti-Coronavirus, cambiano le sanzioni per chi trasgredisce alle regole di sicurezza

Fino a 3000 euro per chi viola il divieto di circolazione e multa doppia per i recidivi. Ammende e reclusione per chi viola la quarantena e chi presenta una falsa autocertificazione

Multe salate e in certi casi anche la reclusione attendono i trasgressori delle norme anticontagio decise dal Governo per contenere la diffusione del Coronavirus. Con l'introduzione del nuovo Decreto Legge del 25 marzo, firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dai minitri di Salute, Giustizia ed Economia e Finanze, cambiano alcune delle sanzioni previste per chi viola le misure di sicurezza emanate per evitare il contagio da virus Covid-19.

Sono dunque in vigore da giovedì 26 marzo le nuove regole per coloro che non rispettano i divieti imposti dal Governo in materia di contrasto dei rischi sanitari  derivanti dalla diffusione del virus Covid-19 e si registrano alcune importanti modifiche. A spiegare cosa si rischia sono il presidente dell’Ordine degli avvocati di Rimini Roberto Brancaleoni e l'avvocato Giovanni Principato del foro di Forlì.

In particolare cambiano le pene per chi si allontana dalla propria abitazione se non per spostamenti individuali "motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni". L'illecito non rientra più nel campo del penale, ma di converso aumenta il valore delle sanzioni amministrative per i trasgressori. Altra importante modifica riguarda gli individui posti in quarantena che violano il divieto assoluto di allontanarsi dall'abitazione.

Spostamenti non necessari

Cambia radicalmente la pena per chi viene colto a circolare senza una valida motivazione (esigenze lavorative, motivi di salute o altre situazioni di urgenza o necessità). Se il Decreto precedente prevedeva l'applicazione dell'art. 650 del Codice Penale (arresto fino a 3 mesi o ammenda pecuniaria fino a un massimo di 206 euro), il nuovo Decreto sostituisce la sanzione penale con una sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3000 euro. Tale somma viene aumentata fino a un terzo se il  mancato rispetto della misura avviene mediante l'utilizzo di un veicolo. Mentre in caso di reiterata violazione la sanzione amministrativa viene raddoppiata, perciò i recidivi possono rischiare una multa fino a 6000 euro. Insomma ci si sposta dal campo penale a quello amministrativo, rendendo la pena più simile a una multa stradale. Un cambiamento che secondo l'avvocato Brancaleoni rende la pena "più incisiva e più facile da comminare".

Ma non è tutto, perché le nuove sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse in precedenza all'entrata in vigore del nuovo decreto. La depenalizzazione dunque è retroattiva e in questi casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà, in pratica 200 euro. In sostanza, quindi, le denunce penali stilate a migliaia dalle forze dell'ordine italiane dal varo delle limitazione alla circolazione per impedire il contagio del Coronavirus si vedranno riconvertite in una multa da 200 euro. Molto più dura invece la multa a partire da 26 marzo. Una misura-sanatoria che secondo l'avvocato Principato "mira anche a decongestionare il lavoro delle Procure".

Violazione della quarantena

L'art.4 comma 6 del Decreto stabilisce poi le sanzioni per chi viola la quarantena. L'allontanemento dalla propria abitazione o dimora per le persone risultate positive al virus prevede sanzioni importanti. Infatti, salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 del codice penale o un reato più grave, chi trasgredisce l'obbligo di quarantena con il nuovo decreto viene punito ai sensi dell'art. 260 del regio decreto 1265 sulle leggi sanitarie del 1934, elevando le sanzioni (prima più blande con l'arresto fino a 6 mesi) a una reclusione da 3 a 18 mesi oltre a un'ammenda che va da 500 a 5000 euro. Come sintetizza l'avvocato Principato ora "è stata introdotta una norma specifica per chi trasgredisce la quarantena". Ma se le autorità ravvisassero una violazione del 452 (Delitti colposi contro la salute pubblica), allora si rischierebbe una reclusione da uno a cinque anni.

Falsa autocertificazione

Non cambiano le regole per chi emette una falsa autocertificazione. Si rimane insomma nel penale, con una violazione ai sensi dell'art. 495 del Codice Penale per falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri. In altre parole chi mente alle forze dell'ordine rischia una reclusione da 1 a 6 anni. Insomma, come ci spiega l'avvocato Principato, se si viene colti in fallo, ovvero a circolare senza una valida motivazione, conviene dire la verità e sottostare alla sanzione amministrativa, perché in caso di falsa testimonianza si andrebbe incontro a un vero e proprio procedimento penale.

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Attività commerciali

Rimane invariata la pena anche per le attività commerciali che violano le disposizioni del decreto. Per le attività che trasgrediscono è prevista la chiusura dell'esercizio da 5 a 30 giorni.

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