Il Coronavirus nella storia, l'esperto: "Non eravamo più abituati, ma anche nel passato ci furono casi simili"

Sembrerebbe la peggior tragedia capitata all'umanità, ma la storia ci fornisce più di un parallelismo. Ci sono state tantissime altre epidemie nel lungo corso dell'umanità

Il Coronavirus continua a far paura: fa crollare borse e mercati, ci costringe a casa. Sembrerebbe la peggior tragedia capitata all'umanità, ma la storia ci fornisce più di un parallelismo. Ci sono state tantissime altre epidemie nel lungo corso dell'umanità, alcune simili e altre meno al Covid-19. Un aiuto per orientarci nell'analisi del presente arriva dunque dallo studio del passato.

Il Coronavirus e le misure precauzionali assunte dal nostro Paese per il contenimento del contagio offrono, secondo il professore di storia ed ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, un parallelismo con eventi del passato. Attraverso dati, cronache e confronti con il passato, Balzani offre una panoramica completa della recente storia delle epidemie vissuta dall'Italia e specialmente dai romagnoli.

E' giusto paragonare il Coronavirus a epidemie del passato come il colera o la "spagnola"?
Sicuramente la "spagnola" è la più affine. Proprio come il Coronavirus, fu difficile stabilirne la morbilità, cioè il tasso di ammalati. Questa verifica è difficile da fare adesso, perchè è arduo determinare tutti quelli che hanno veramente contratto il Coronavirus, a causa dei sintomi lievi di alcuni casi. Anche per la letalità della malattia vale lo stesso principio. Questo era tipico anche della spagnola: sappiamo che era morto un milione di persone, ma quali e quanti erano veramente i decessi causati dalla malattia? Diversamente per il colera, che aveva una forma molto violenta di manifestazione, sappiamo che uccideva molto e sappiamo anche il numero dei casi. Quindi il Coronavirus ha una manifestazione più simile alla spagnola, rispetto ad altre epidemie che si sono verificate in passato.

Rispetto al passato abbiamo un sistema sanitario sicuramente più forte, eppure questo virus ci sta spaventando. Secondo lei la reazione è stata esagerata?
No, perché non siamo più abituati, dal tempo in cui furono introdotti gli antibiotici, a trovarci in difficoltà nei confronti di virus e batteri. Normalmente abbiamo un farmaco o una terapia per difenderci. Quindi questo virus ci riporta indietro alle esperienze delle passate generazioni. Cento anni fa c'è stata una forma abbastanza analoga (l'influenza spagnola, ndr) che ha toccato anche un mio parente, così come altri forlivesi. Ovviamente l'umanità non è ancora così forte da poter neutralizzare in maniera veloce certi agenti patogeni.

La reazione e le misure precauzionali adottate oggi contro la malattia sono del tutto inedite o troviamo casi simili nel passato?
Leggendo le poche cronache e testimonianze presenti sulla spagnola vediamo che è tutto molto simile. Prima si cercava di limitare in maniera contenuta la vita sociale, poi le chiusure sono divenute sempre più massicce. Anche i consigli diffusi sono molto simili: lavare le mani, usare le mascherine, mantenere puliti gli ambienti. La profilassi igienica non è molto diversa dal 1918. E anche le politiche delle autorità pubbliche che iniziarono a chiudere bar, cinema teatri e così via.

E l'attuale situazione di isolamento degli italiani è inedita? Pensandoci su viene da pensare al contesto del Decameron...
E' inedita per le generazioni più recenti. Nel 1918 il sistema era molto più militarizzato, si è assommata a una situazione che era già di segregazione della popolazione. Nel secolo precedente le città chiudevano le porte a causa del colera e le persone che volevano entrare dovevano presentare delle polizze, un po' come si sta facendo oggi. Le autorità delle città non si fidavano e imponevano una quarantena fuori dalla città con un'inalazione forzata di fumi di cloro, naturalemente a spesa del viaggiatore. Se tutto andava bene, allora lo lasciavano entrare. Poi se quella stessa persona ripartiva, la città gli forniva una polizza che attestava il suo stato di salute e la situazione si ripeteva ugualmente alla città successiva. Esiste il racconto di viaggio di una persona che per andare da Roma al Po impiegò dei mesi a causa di tutte queste forme di tutela adottate dalle autorità.

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Secondo lei, questo evento rappresenterà uno spartiacque per la storia contemporanea? Insomma ci sarà un prima e dopo il Coronavirus?
Se dobbiamo basarci su quel che è accaduto nel passato, possiamo vedere come le generazioni successive hanno cercato di dimenticare il più possibile. Nel passato ci si è occupati pochissimo della storia delle epidemie. C'è una tendenza dell'umanità a dimenticare, se non addirittura a rimuovere questi fenomeni micidiali. Nel colera del 1855 a Forlì in sette mesi sono morte più persone che in tutta la prima guerra mondiale, però i morti della guerra vengono commemorati ogni anno il 4 novembre, mentre le vittime del colera non le ricorda nessuno. Nel caso del Coronavirus, se nasceranno da questa esperienza dei cambiamenti sociali e nel settore produttivo visibili nel lungo periodo ce ne ricorderemo; se invece la vita tornerà a fluire come prima, probabilmente ci dimenticheremo di questa epidemia, così come lo abbiamo fatto nel passato.

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