Crollo della chiusa di San Bartolo: ci sono tre indagati nella ditta che svolgeva i lavori

Tre persone della ditta che aveva eseguito lavori alla chiusa sul fiume Ronco sono state indagate a piede libero per il crollo della chiusa di San Bartolo

Tre persone della ditta che aveva eseguito lavori alla chiusa sul fiume Ronco, la Gipco di Forlì, sono state indagate a piede libero per il crollo della chiusa di San Bartolo, che giovedì è costata la vita al tecnico 52enne della protezione civile Danilo Zavatta, impegnato in un sopralluogo dopo la segnalazione proprio di alcune anomalie legate all'opera. Si tratta di un avviso di garanzia per omicidio colposo in cooperazione e disastro colposo, partito in ragione dell'accertamento tecnico irripetibile affidato nel tardo pomeriggio a due ingegneri dai Pm Alessandro Mancini e Lucrezia Ciriello, titolari del fascicolo, per fare luce sulla dinamica del repentino crollo. Il cantiere resta intanto sotto sequestro preventivo, sorvegliato dai Carabinieri forestali e dalla Polizia municipale. I funerali del tecnico si sono tenuti nella chiesa di Savio, frazione dove l'uomo abitava con moglie e figlia. Resta chiuso al traffico quel tratto di Statale 67 Ravegnana.

Omicidio colposo e disastro colposo: sono questi i due reati messi nell'intestazione del fascicolo giudiziario che la Procura della Repubblica di Ravenna ha aperto sulla sciagura di San Bartolo. Le indagini sono coordinate dal pm Lucrezia Ciriello, il sostituto procuratore di turno al momento del crollo, e dal procuratore capo Alessandro Mancini.

L'indagine della Procura procederà a ritroso, partendo dall'esame tecnico dei motivi del cedimento dell'argine e del conseguente crollo della prima campata della chiusa, la cui spalla poggiava proprio sul punto di argine che ha ceduto. Sotto la lente degli investigatori e dei periti il “sifonamento” già denunciato lo scorso mese dal Consorzio di bonifica, vale a dire la penetrazione dell'acqua nell'argine dal bacino a monte dell'argine. In quella struttura erano in corso anche dei lavori per la parte idroelettrica. La Procura quindi accerterà di chi era la responsabilità di quei lavori e come possano aver inciso nel crollo dell'argine e della chiusa. 

Gli investigatori hanno anche acquisito fotografie e video che immortalano il fatale cedimento della struttura su cui, in quel momento, transitava Zavatta. D'altra parte al momento del crollo l'area della chiusa era già gremita di tecnici, Vigili del fuoco, operai del cantiere, personale delle forze dell'ordine, giornalisti e tecnici dell'Anas che alcune ore prima avevano chiuso la trafficata arteria che collega Forlì e Ravenna, nel timore che lo smottamento che “corrodeva da sotto” l'argine potesse interessare anche la sede stradale.

Nelle ore precedenti al crollo erano infatti evidenti dei “crateri”, in gergo “sifonamenti”, causati dalle infiltrazioni d'acqua sottostanti. Un fenomeno che denotava già una notevole gravità della situazione, tanto da dover procedere alla chiusura in fretta e furia della strada. Il procuratore capo Mancini ai microfoni del Tg Regionale ha parlato di “indagini a tamburo battente” e ha confermato che la situazione era già oggetto di una recente denucia-segnalazione.

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