Crollo della chiusa, pericolo frana: montate le palancole di sicurezza sull'argine

Sui tempi di riapertura della Ravegnana non c'è nulla di certo, ma è probabile che i lavori durino ancora a lungo, con tutte le difficoltà del caso per i residenti della zona e non solo

Si continua a lavorare, nonostante i giorni di festa, per cercare di mettere in sicurezza l'argine del Ronco dopo il crollo della chiusa di San Bartolo, nel quale ha perso la vita un tecnico della Protezione civile e per il quale sono attualmente indagate quattro persone. Giovedì, infatti, sono state montate le palanche di sicurezza per sostenere l'argine, cercando così di evitare possibili frane. Sui tempi di riapertura della Ravegnana non c'è nulla di certo, ma è probabile che i lavori durino ancora a lungo, con tutte le difficoltà del caso per i residenti della zona e non solo.

Omicidio colposo e disastro colposo: sono questi i due reati messi nell'intestazione del fascicolo giudiziario che ha aperto la Procura della Repubblica di Ravenna. Le indagini sono coordinate dal pm Lucrezia Ciriello, il sostituto procuratore di turno al momento del crollo, e dal procuratore capo Alessandro Mancini. L'indagine della Procura sta procedendo a ritroso, partendo dall'esame tecnico dei motivi del cedimento dell'argine e del conseguente crollo della prima campata della chiusa, la cui spalla poggiava proprio sul punto di argine che ha ceduto. Sotto la lente degli investigatori e dei periti il “sifonamento” già denunciato lo scorso mese dal Consorzio di bonifica, vale a dire la penetrazione dell'acqua nell'argine dal bacino a monte dell'argine. In quella struttura erano in corso anche dei lavori per la parte idroelettrica. La Procura quindi dovrà accertare di chi era la responsabilità di quei lavori e come possano aver inciso nel crollo dell'argine e della chiusa. 

Gli investigatori hanno anche acquisito fotografie e video che immortalano il fatale cedimento della struttura su cui, in quel momento, transitava Zavatta. D'altra parte al momento del crollo l'area della chiusa era già gremita di tecnici, Vigili del fuoco, operai del cantiere, personale delle forze dell'ordine, giornalisti e tecnici dell'Anas che alcune ore prima avevano chiuso la trafficata arteria che collega Forlì e Ravenna, nel timore che lo smottamento che “corrodeva da sotto” l'argine potesse interessare anche la sede stradale. Nelle ore precedenti al crollo erano infatti evidenti dei “crateri”, in gergo “sifonamenti”, causati dalle infiltrazioni d'acqua sottostanti. Un fenomeno che denotava già una notevole gravità della situazione, tanto da dover procedere alla chiusura in fretta e furia della strada.

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