Sospeso il Presidente dell'Autorità Portuale, il sindaco: "Il progetto di hub deve andare avanti"

De Pascale: "Questa vicenda sulla dinamica nazionale e internazionale non ha nulla a che fare col progetto di hub portuale"

Sta facendo molto discutere la sospensione di un anno dalla carica da parte del Tribunale di tre persone ai vertici dell'Autorità Portuale di Ravenna - tre persone sospese dopo essere finite nel registro degli indagati a luglio scorso, tra cui anche il presidente Daniele Rossi - dopo il sequestro del relitto affondato nel canale Piomboni della Berkan B. La preoccupazione è relativa soprattutto al progetto di hub portuale, che potrebbe rischiare di essere compromesso o comunque di slittare per via della misura cautelare emessa dal Gip. Oltre a Rossi, è stato sospeso per un anno Paolo Ferrandino, segretario generale della stessa Autorità, e Fabio Maletti, direttore tecnico dell’Ente Porto. La misura, assunta dal Gip nell’ambito del procedimento per reati ambientali e amministrativi collegato alla presenza della Berkan B nelle acque della Pialassa dei Piomboni, è già operativa.

"Gli interessati respingono fermamente gli addebiti, in sintesi non aver impedito l’affondamento della nave Berkan B e relative conseguenze, ritenendoli errati nei loro presupposti di attribuzione soggettiva e infondati nel merito - commentano sintetici da via Antico Squero - L’Autorità di Sistema Portuale ha, fin dall’insorgenza del problema, attuato tutto quanto in suo potere per fronteggiare la situazione, evitando così gravi danni ambientali. In attesa delle determinazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vigilante, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale garantisce il proseguimento di tutte le proprie attività istituzionali, con particolare riferimento al rispetto delle tempistiche connesse al progetto Hub e alle operazioni per la rimozione della Berkan B, i cui necessari adempimenti amministrativi sono già ultimati e pronti per la pubblicazione".

Il sindaco Michele de Pascale resta positivo: "Non commentiamo il provvedimento dell'autorità giudiziaria, non è compito della poltica, soprattutto se si ha a che fare con misure cautelari - commenta il primo cittadino - Lunedì ho comunicato la cosa al Ministro De Micheli, che ha grandissima attenzione al porto di Ravenna, e quello che mi sento di dire è che questa vicenda sulla dinamica nazionale e internazionale non ha nulla a che fare col progetto di hub portuale, e questo rispetto anche alle precedenti vicende giudiziarie è un fatto tutt'altro che marginale. Il ministro mi ha assicurato il suo totale impegno e attenzione rispetto all’Autorità portuale di Ravenna e al progetto dell’Hub portuale. DeM è stata già coinvolta nel periglioso iter di autorizzazione come componete del Cipe per conto del Ministero dell’Economia e delle finanze nella passata legislatura, dunque conosce perfettamente il progetto nei dettagli, lo condivide e mi ha assicurato che il Ministero metterà in campo tutte le azioni necessarie a garantirne il successo. In particolare è confermata la conferenza dei servizi del 18 settembre, il cui buon esito renderebbe finalmente possibile l’avvio delle procedure di gara. Il porto di Ravenna è guardato da una serie di attori nazionali e internazionali a livello di investimenti. C'è un'indagine che riguarda una vicenda sicuramente rilevante, visto che è un tema che concerne la tutela ambientale che in una città come la nostra è delicatissimo, ma è un tema che non ha a che fare col progetto di hub portuale. Tutte le istituzioni saranno impegnate affinchè il progetto di hub portuale proceda con determinazione, nel rispetto dell'attività della magistratura e della procura. Il progetto di hub deve andare avanti e non può essere in alcun modo arrestato. Nel giro di pochi giorni dovrà essere garantita in ogni modo il proseguio dell'attività".

"Sottoscrivo totlmente quanto dichiarato dal sindaco - aggiunge il vicesindaco con delega al Porto Eugenio Fusignani - C'è attenzione da parte nostra e una vicinanza umana ai vertici portuali, in profondo rispetto del lavoro della procura. E' un mondo, quello portuale, che ora più che mai ha bisogno di certezze, non solo sull'hub. Al di là dell’importanza dell’hub, ci sono lavori di manutenzione ordinaria che devono essere garantiti, per assicurare la fruibilità del nostro scalo. L'hub è la pietra angolare del porto, ma quello che è più importante è sapere con certezza su quali fondali gli operatori possono lavorare. La conferenza dei servizi in programma per il 18 settembre in ogni caso si farà e l'iter proseguirà".

Ravenna in Comune

"In commissione fummo gli unici, o quasi, a porre domanda diretta sul tema del cimitero delle navi - commenta Massimo Manzoli, capogruppo di Ravenna in Comune - Il presidente Rossi rispose così: "...Le navi, adesso questo mi sembra che si riferisse ancora una volta alle navi in Piallassa, per cui ripeto, l’ho già detto, la responsabilità delle navi non è dell’Autorità Portuale, quindi non so cosa dirvi, è responsabilità della Capitaneria di Porto. La fauna… quindi insomma con le navi concordo… ah sì, se avevamo segnalato, certamente, abbiamo più volte segnalato che anche per recuperare spazio in banchina e quindi per recuperare spazio alle attività portuali abbiamo sollecitato alla definizione di una soluzione. Noi sappiamo che qualcosa di simile, una sorta di rimozione delle navi è stata fatta dal comando centrale della Capitaneria di Porto nell’area del porto di Civitavecchia. Quindi, insomma, abbiamo più volte sollecitato perché la stessa procedura… la Capitaneria, perché la stessa procedura si potesse applicare, si applicasse anche al nostro caso". Non tocca a noi stabilire se la competenza della rimozione spettasse e spetti a Capitaneria di Porto o Autorità Portuale, e quindi se i vertici dell'Autorità abbiano infranto la legge. Tocca a noi sottolineare l’enorme sicurezza (e fastidio) del presidente Rossi nel "non rispondere" spesso alle nostre domande. Tocca a noi, però, sottolineare anche che tutto ciò era prevedibile e lo avevamo previsto. Continuiamo a ribadire che per il porto, per l’hub portuale, viste le enormi difficoltà e variabili, serviva e serve un piano B (nel caso tutto non andasse come si immaginavano). Un'alternativa o via d'uscita su un argomento così importante per la vita della nostra città è essenziale. Accogliamo con piacere gli amici dell'opposizione che, da oggi, si uniscono alla nostra richiesta".

La Pigna

"Dato che il gip ha sospeso dall’incarico il presidente dell’autorità portuale Daniele Rossi, il sindaco De Pascale venga immediatamente in consiglio a riferire sullo stato di detto ente esulle conseguenze e ricadute questo provvedimento avrà per quanto riguarda l’approfondimento del canale Candiano - chiede invece la capogruppo della Pigna Veronica Verlicchi -  In ogni caso abbiamo provveduto a depositare una mozione nella quale chiediamo al sindaco di attivarsi presso il ministro delle infrastrutture e il presidente regione Emilia-Romagna al fine di procedere alla nomina di un nuovo presidente autorità portuale. La Presidenza dell’Autorità portuale, firmata Daniele Rossi, ha mostrato fin da subito segnali preoccupati. E find a subito, la nostra lista civica ha espresso forti dubbi sulla competenza di questo Presidente, nominato dall’allora Ministro Pd delle infrastrutture Graziani Delrio. Dubbi difronte ai quali il Pd ravennate ha fatto muro, non senza l’aiuto di alcuni esponenti della minoranza, arrivando addirittura ad accusarci di essere contro gli interessi del porto di Ravenna. Al contrario, era proprio la nostra preoccupazione per le sorti del nostro porto che ci ha spinti in più occasioni a cercare di portare il Presidente Rossi nella sala del Consiglio comunale di Ravenna. Anche in questo caso siamo stati ostacolati da alcuni soggetti della minoranza che, in accordo con il Pd, hanno cercato di far passare Rossi come il salvatore della Patria. La sua presidenza era, però, già segnata fin dal primo momento quando la sua nomina arrivò dopo la cacciata dell’ex Presidente Galliano di Marco e il conseguente commissariamento di ben 8, sentenziata dallo stesso Delrio e sollecitata dai vertici Pd ravennati. Gli stessi vertici che, se da una parte rilasciavano auliche dichiarazioni alla stampa nelle quali si professavano preoccupati per le sorti del nostro porto e convinti che un nuovo presidente avrebbe risolto ogni problema, dall’altra si guardavano bene dall’ammettere di essere stati proprio loro, con le loro decisioni scellerate come dimostrano anche i verbali dei Cda di Sapir e del Comitato portuale, a tenere bloccati i lavori di escavo per decenni. Sta di fatto che a subire le conseguenze delle scelte scellerate della dirigenza dem ravennate siamo ancora una volta noi cittadini. Perché se per quanto riguarda l’annosa questione del disastro ambientale della Berkan B occorrerà attendere l’esito delle indagini della procura ravennate prima di addossare a Rossi le colpe, per quel che concerne la sua presidenza di hanno già tutti gli elementi inequivocabili per poterne tirare le somme. Un disastro assoluto. A 3 anni dalla nomina di Rossi, il progetto di escavo dei fondali del Candiano è letteralmente insabbiato (e forse addirittura affondato). Il porto turistico perde navi a rotta di collo e quello commerciale continua a segnare risultati con il segno meno. Per non parlare del disastro Marina di Ravenna, dove l’autorità portuale continua a fare danni mantenendo canoni demaniali altissimi che ne impediscono lo sviluppo commerciale e continuando a sostenere la gestione fallimentare di Marinara. Proprio un lavoro esemplare. Ora la notizia che il gip di Ravenna ha sospeso Rossi getta ulteriori ombre sul progetto di escavo e di rilancio del nostro porto. Il nuovo ministro delle infrastrutture Paola Micheli, di cui il Sindaco de Pascale asserisce di avere ottimi rapporti, decida immediatamente per il commissariamento di detto ente oppure per la decadenza di Daniele Rossi e la contestuale nomina immediata di un presidente capace serio e adeguato alle problematiche che deve affrontare".

Il meetup A riveder le stelle

"Da mesi stiamo segnalando e denunciando la drammatica vicenda in atto nel Porto di Ravenna da ottobre 2017, senza che nessuna delle Istituzioni abbia mai aperto bocca in merito, né tantomeno agito - puntano il dito dal meetup 'A riveder le stelle' - La soddisfazione è comunque molto misera, perché le denunce e le richieste di intervento urgente che abbiamo effettuato a tutti i livelli non sono riuscite a fermare il disastro ambientale. Dopo la prua completamente affondata in marzo 2019, anche lo spezzone di poppa, dove sono alloggiati cisterne e motori, è a un passo dal completo affondamento, e a quel punto nemmeno il minimo contenimento delle panne sarà più efficace: un disastro di proporzioni e durata inimmaginabili per la salute dei cittadini, per il nostro patrimonio ambientale, per la salubrità delle acque, per il Porto stesso. Se non verranno presi provvedimento al più presto, la carcassa affonderà e lì verrà lasciata per sempre. Tra Berkan e “cimitero delle navi”, la Pialassa Piomboni è divenuta a tutti gli effetti una discarica abusiva di materiali tossici e pericolosi, non sappiamo gestita da chi e in base a quali normative. Ravenna non può più permettersi di sacrificare i propri cittadini e l’ambiente, già inquinatissimo, sull’altare della politica, fatta di nomine senza competenza, di indifferenza e inerzia, di sperpero di denari pubblici e di progetti faraonici, di fatto, irrealizzabili. Perché, oltre la Berkan, le assurde vicende di questi mesi stanno ponendo all’attenzione anche la questione “terminal crociere” e il progetto di cosiddetto “hub” portuale. Una via crucis che procede da oltre 10 anni, tra grandiose varianti poi abortite - a favore dei soliti noti e presumibilmente illegittime? -, profondità di fondali inverosimili, escavo per oltre 7 chilometri in mare aperto, la famosa “curva” davanti ai Piomboni che renderebbe inutili approfondimenti sovradimensionati, il riciclo dei fanghi mai preso in considerazione e il cui spandimento devasterà ettari ed ettari di paesaggio prossimo alla località turistiche e non ancora cementificato, casse di colmata come discariche e sequestrate, inquinamento e distruzione, da mare e da terra, della Pialassa dei Piomboni. Insomma, il cambio di passo è più che mai urgente, perché il Cipe non è un bancomat e l’ambiente non è una discarica. Italia Nostra, che ha firmato una delle due denunce depositate in febbraio e marzo, valuterà nei prossimi giorni se costituirsi parte civile. Invitiamo le altre associazioni di tutela ambientale, finora silenti, e il Comune di Ravenna, il cui Sindaco è tutore della salute pubblica e membro del comitato esecutivo del Parco del Delta del Po - Parco che ricomprende le acque, la flora, la fauna e i fondali dei Piomboni - a fare altrettanto".

Confindustria Romagna

"Le ombre che si allungano sul futuro del porto di Ravenna e delle attività estrattive rischiano di compromettere definitivamente la crescita e la competitività dello scalo, del suo indotto e di tutte le attività a esso collegate - aggiungono da Confindustria Romagna - Avevamo già chiesto e ottenuto per i prossimi giorni un incontro con l’amministrazione e i vertici dell’Autorità di sistema portuale, per chiarimenti sulla tempistica degli escavi dei fondali e sul continuo rinvio della pubblicazione del bando, più volte annunciato come imminente. Oggi, alle preoccupazioni già espresse per l’allungamento dei tempi di avvio del progetto hub portuale, si aggiunge l’allarme per la prospettiva di stallo dell’ente portuale e dei suoi effetti amministrativi: non possiamo permetterci uno stop proprio ora dopo anni di lunghissima attesa, a una settimana dalla conferenza dei servizi potenzialmente decisiva per il via libera. Il limbo in cui rischia di precipitare l’economia cittadina, tra il blocco delle attività estrattive che il nuovo Governo ha confermato nonostante i moniti di imprese e sindacati e l’azzeramento dei vertici dell’Autorità di sistema portuale, potrebbe avere molto presto effetti negativi sull’intero tessuto produttivo e sull’occupazione, impattando drasticamente su tutta la nostra comunità: perderemmo posti di lavoro, talenti e ricchezza. L’associazione chiede quindi lucidità e cautela a tutti i soggetti coinvolti, per trascinare insieme il porto di Ravenna fuori dalle sabbie mobili in cui sta soffocando".

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