Deposito di gas naturale al porto, Legambiente: "Investimento insostenibile"

A una settimana dall'esposizione del progetto, che potrebbe vedere la luce entro la seconda metà del 2020, arrivano le prime critiche: Legambiente, infatti, solleva perplessità per la realizzazione dell'impianto

Un deposito costiero costituito da due serbatoi da 10mila metri cubi ciascuno di gas naturale liquefatto, il cosiddetto "gnl": è il progetto che potrebbe vedere la luce entro la seconda metà del 2020 nel porto di Ravenna e che è stato presentato lunedì 26 giugno fa dalla Petrolifera italo rumena Pir.

A una settimana dall'esposizione del progetto arrivano le prime critiche: Legambiente, infatti, solleva perplessità per la realizzazione dell'impianto a causa degli ingenti volumi immagazzinati, in un'area già ricca di insediamenti industriali. "Sollecitiamo a realizzare un percorso partecipato - commenta l'associazione - in cui venga nominata una commissione terza, dedicata a tutti i portatori di interesse tramite loro delegati, che potrà fungere da "ulteriore garante" nei confronti della cittadinanza e dei dubbi che qualsiasi opera industriale può comportare, specialmente in una realtà che ha visto redarre un piano “Aripar” (Analisi e controllo dei rischi industriali e portuali dell'area di Ravenna) sui grandi rischi a seguito del grave incidente della MecNavi. Un piano di cui la cittadinanza debba essere periodicamente aggiornata con informazioni puntuali sui comportamenti da attuare in caso di incidenti rilevanti e sullo stato delle cose, come ad esempio su aziende e nuovi impianti che nascono sul territorio e altre che si trovano nella condizione di chiudere la loro attività".

L'associazione entra poi nel dettaglio: "Riteniamo che la costruzione dell'impianto non rientri nella concezione di sviluppo sostenibile della città, contrariamente a quanto riportano i sostenitori dell'opera. Non ha senso, infatti, definire l'utilizzo del Gnl un valido strumento per abbattere parte delle emissioni di autobus e traghetto di Porto Corsini, quando già oggi in molte città europee e italiane vengono acquistati autobus elettrici. Anche in Norvegia, paese del petrolio, i traghetti che collegano le città all'interno dei fiordi stanno già sperimentando traghetti elettrici. Da quanto emerge nel report "Foot Off the Gas: increased Reliance on Natural Gas in the Power Sector Risks an Emissions Lock-In", pubblicato da Climate Analytics, NewClimate Institute ed Ecofys, seppure il gas abbia giocato un ruolo importante nell'abbattere le emissioni di carbonio, non risulta una valida soluzione a lungo termine. Infatti, per mantenere stabile la temperatura media del pianeta non oltre gli 1,5 gradi (valore limite definito dall'accordo di Parigi), l'unica soluzione è azzerare le emissioni entro il 2050. Questo sarà possibile solo attraverso l'indirizzamento degli investimenti verso fonti di energia rinnovabile. Secondo quanto riportato dal “Climate Action Taker” nel 2014, sostituire il gas con altri combustibili ridurrebbe il riscaldamento globale di soli 0,1 gradi, e quindi di un valore insufficiente a far fronte al problema dei cambiamenti climatici. Il report segnala inoltre che continuare a investire in nuove infrastrutture legate all'estrazione, utilizzo e distribuzione del gas, aumenta il cosiddetto “stranded assets” ovvero la dipendenza del sistema economico dalle fonti fossili, allungando così il periodo di transizione per tempi insostenibili. Vale la pena investire 70 milioni di euro in un'opera ad alto rischio che non risponde ai requisiti di sviluppo sostenibile per il prossimo futuro?".

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