Ecatombe di Valle della Canna: "I cacciatori vogliono far pagare il danno alla natura"

"Ciò che sconcerta è che il danno per cui si lamentano lo vogliono far pagare dalla natura, che dovrebbe essere un bene di tutti, e non agli enti responsabili"

Ecatombe di Valle della Canna: la strage continua? A chiederselo sono gli esponenti di Italia Nostra: "Tre associazioni venatorie avrebbero pubblicato una lettera in cui contestano pesantemente il lavoro dell'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra) che opera alle dipendenze del Ministero dell'Ambiente. Ispra, infatti, impedirebbe loro di tornare a sparare alla popolazione di uccelli acquatici, per uccidere i quali hanno pagato tesserini, concessioni per appostamenti e quant'altro nella Valle Baiona e nei chiari da caccia. Hanno pagato, e quindi pretendono di sparare, e sbattono sul piatto il soccorso (in esclusiva, dato che nessuna delle associazioni di protezione ambientale è stata ufficialmente coinvolta) dell'avifauna in difficoltà. Non dicono che sono stati persi ben tre giorni (5, 6 e 7 ottobre) perché nessuno si è voluto assumere la responsabilità di chiudere urgentemente la caccia, come chiesto il 2 ottobre dall'Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna (Asoer), richiesta a cui la stessa Ispra aveva dato parere positivo. Questo ha presumibilmente causato la morte di chissà quanti altri uccelli, che non sono stati recuperati e che costituiranno una bomba letale pronta ad esplodere ai prossimi caldi, se è vero che la stima è di oltre 4000 capi periti, le carcasse raccolte circa 2000 e 150 i salvati. Quando queste associazioni parlano, non pensano al danno gravissimo che è stato fatto da questa strage, in termini numerici, agli uccelli acquatici? Gli amanti e conoscitori della natura - solo loro - non ritengono che sia opportuno un periodo di recupero per consentire alla popolazione di rigenerarsi?".

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"Ma ciò che sconcerta ancora di più - proseguono da Italia Nostra - è che il danno per cui si lamentano lo vogliono far pagare dalla natura, che dovrebbe essere un bene di tutti, e non agli enti responsabili. Andassero ad annunciare le loro azioni di protesta dagli enti gestori, ben pagati coi nostri soldi, andassero dal Comune di Ravenna o dal Parco del Delta che, secondo la delibera di Giunta Comunale 367 di giugno 2018, avrebbe dovuto collaborare con il Comune per “monitorare l'andamento stagionale dei livelli idrici”, “definire un programma per la regimentazione delle acque”, ecc.. Opere strutturali non fatte, soldi per il ripristino della botte-sifone sotto il Lamone già stanziati che pare siano stati restituiti alla Regione anni fa, Piani di Gestione lasciati nel cassetto, emergenza continua, livelli fuori controllo: ma fa buon gioco a tutti, per defilarsi, contrapporre cacciatori ed ambientalisti. E intanto la natura paga e può aspettare".

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