Peculato sui biglietti e nei bookshop dei monumenti: un arresto e tre denunce, maxi sequestro

Gli amministratori avrebbero omesso il versamento di canoni annui per 100mila euro e di entrate destinate all’Erario a titolo di aggio sui servizi di biglietteria e royalties sui servizi di bookshop per 462mila euro

Foto Massimo Argnani

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Ravenna, nei confronti di un imprenditore originario di Roma, già attivo nel ravennate, per il reato di peculato continuato in concorso con altri tre indagati.

Il provvedimento restrittivo è stato adottato sulla scorta delle indagini svolte dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, in relazione a condotte illecite perpetrate dai rappresentanti di una società di Roma a cui la Direzione Regionale per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna del MiBac aveva affidato nel 2011 la gestione dei servizi di biglietteria e bookshop presso il Museo Nazionale di Ravenna, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe e il Mausoleo di Teodorico, questi ultimi inseriti nella lista dei siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Il contratto di concessione dei servizi prevedeva che la società romana – la quale svolgeva, attraverso sue consociate, i medesimi servizi anche per numerosi musei e monumenti della capitale, nonché per i maggiori siti archeologici della Sicilia – versasse all’ente pubblico un canone fisso annuo di 36.100 euro, un aggio pari al 73,10% degli introiti derivanti dal servizio di biglietteria nonché royalties pari al 8,20% sul fatturato conseguito sui cosiddetti servizi di “bookshop” (prenotazione, prevendita, noleggio audioguide e whisper, visite guidate, vendita prodotti editoriali e oggettistica, vendita e-commerce, assistenza didattica).

Dalle preliminari informazioni acquisite, tuttavia, sarebbe emerso come la società, nelle sue funzioni di esercente un pubblico servizio in quanto addetta a riscuotere per conto di un ente pubblico, non versasse tutte le somme dovute, così sottraendole alle casse ministeriali. E' stata pertanto avviata, su delega della Procura della Repubblica di Ravenna, un’articolata attività investigativa che avrebbe consentito di accertare come, dal 2013 al 2017, i tre amministratori unici succedutisi nel tempo nonché l’amministratore di fatto della società avessero omesso il versamento di canoni annui per 100mila euro e di entrate destinate all’Erario a titolo di aggio sui servizi di biglietteria e royalties sui servizi di bookshop per 462mila euro, distraendo inoltre somme derivanti dalla gestione dei servizi in concessione, per oltre 112mila euro, non transitati sui conti della società affidataria.

Le Fiamme Gialle hanno quindi denunciato per il reato di peculato continuato i tre amministratori pro tempore della società nonché l’amministratore di fatto della medesima il quale, nonostante avesse da tempo formalmente lasciato l’incarico di amministratore unico della stessa, continuava a mantenerne il controllo dall’esterno attraverso altre società a lui riconducibili. L'autorità giudiziaria inquirente ha richiesto e ottenuto dal Gip l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il principale indagato e il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie della società e dei quattro indagati per circa 550mila euro. La misura restrittiva è stata eseguita dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna, che hanno rintracciato l’indagato ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, presso la sede di una delle società a lui riconducibili e lo hanno condotto presso la casa circondariale di Civitavecchia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

"I miei più vivi complimenti alla Guardia di Finanza di Ravenna, al suo comandante provinciale, colonnello Andrea Fiducia, e alla Procura della Repubblica di Ravenna per l’attività d’indagine condotta con la consueta professionalità - commenta il sindaco Michele de Pascale - Laddove il quadro venisse confermato ci troveremmo di fronte a condotte gravissime a danno di cittadini, turisti e dei principali monumenti della nostra città e del nostro Paese, patrimonio riconosciuto dell’Umanità.  Al netto delle vicende penali, tutti ricordiamo i disservizi culminati con la revoca della gestione; in questo senso assume ancora più valore l’Accordo di valorizzazione siglato a febbraio 2017 che ha aperto una fase completamente nuova in termini di relazioni, efficienza e professionalità nella gestione dei siti".

"Ci complimentiamo col il Procuratore della Repubblica di Ravenna Alessandro Mancini e con il Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna Andrea Fiducia per l’operazione ‘Ravenna Ticket’ - aggiungono da Confcommercio Ravenna - L’attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziarie delle Fiamme Gialle di Ravenna e il conseguente provvedimento restrittivo nei confronti di un imprenditore e la denuncia di altre tre persone sono ancora una volta la dimostrazione e il segnale di un’accurata abilità dell’indagine da parte delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine impegnate sul territorio per garantire il rispetto delle norme e della legalità. A suo tempo (era il 2017) Confcommercio Ravenna intervenne più volte per denunciare la situazione che allora venne fu definita il ‘blackout dei bookshop’ per chiederne una soluzione immediata, prima dell’affidamento a Ravennantica. In quell’occasione Confcommercio Ravenna chiese di garantire un servizio efficiente, qualificato e professionale per non mettere a rischio l’immagine di Ravenna. Infatti per settimane a Sant’Apollinare in Classe, al Mausoleo di Teodorico e al Museo Nazionale si ridusse a zero il servizio di accoglienza per le necessità del turista; non era possibile effettuare i pagamenti con bancomat, carte di credito e sfruttare il bonus cultura; non venivano emessi i biglietti cumulativi, scontrini fiscali e fatture in loco, richieste soprattutto dalle guide straniere; le visite guidate furono sospese; i bookshop non venivano quasi più riforniti di gadget, guide e oggetti ricordo; infine per il Mausoleo di Teodorico non erano più disponibili le monete per acquistare il biglietto di ingresso. Esprimiamo quindi la nostra più sentita riconoscenza per l’importante risultato raggiunto dalla Magistratura e dalle Forze dell’ordine".

Foto Massimo Argnani

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