Nel 2012 abbandona l'auto e ora pedala da Fusignano a Capo Nord: "Ma la vera meta è il viaggio"

"Sei anni fa ho venduto la mia auto, e da quel momento per spostarmi ho sempre usato solo la bici o al massimo il treno": ora Mirko ha deciso di tirare fuori il suo sogno dal cassetto e di realizzarlo in un'impresa 'da record'

Mirko in sella alla sua bici da piccolo e oggi

Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto: chi un libro mai terminato, chi vorrebbe trasferirsi dall'altra parte del mondo, chi desidera mollare il lavoro e rivoluzionare la propria vita. Mirko, 41enne di Lugo ma residente a Fusignano, ha deciso di tirare fuori il suo sogno dal cassetto e di realizzarlo in un'impresa 'da record': partire dalla Romagna in bicicletta e arrivare fino a Capo Nord, per poi fare ritorno a casa nel giro di quattro mesi.

"Quella per la bicicletta è una passione che ho sempre avuto fin da bambino - racconta Mirko - Da giovane ho corso nelle categorie giovanili, poi ho abbandonato per un po'". A ottobre 2012 Mirko, che lavora come cuoco in un supermercato di Lugo, prende una decisione importante: "Sei anni fa ho venduto la mia auto, e da quel momento per spostarmi ho sempre usato solo la bici o al massimo il treno. Non è stata una scelta dettata dal risparmio economico, come molti pensano, quanto invece ambientale a tutto tondo: non si tratta solo di inquinamento atmosferico, ma di inquinamento di spazi. Nelle nostre città ormai le auto occupano tanto spazio, e questo è un modo per tornare a mettere al centro la persona; il girare a piedi o in bici nei centri storici permette di tornare ad avere una comunicazione interpersonale e rendere la nostra società più forte e integra, cosa che nelle città del nord Europa hanno già capito da molto". Mirko crede davvero nella scelta che ha fatto, tanto che nel 2014 ha fondato l'associazione 'Ruota libera Fusignano', che promuove l'uso quotidiano della bici. "Lì ho conosciuto persone da tutta Italia e tanti cicloviaggiatori - spiega Mirko - Così un anno fa ho parlato con mia moglie e le mie figlie, ho preso sei mesi di aspettativa dal lavoro e ho deciso di intraprendere quest'avventura. Avere una famiglia che ti sostiene alle spalle è fondamentale: devo dire che sono molto fortunato, non è facile trovare una partner come mia moglie, che non solo ha compreso il mio desiderio ma mi ha spinto a realizzarlo".

L'intrepido viaggiatore ha quindi iniziato un allenamento che, oltre che fisico, è anche e soprattutto mentale. "Ho sempre fatto piccoli viaggi in giro per l'Italia di tre o quattro giorni, ma mai un'attraversata del genere - spiega Mirko - Ci ho messo un anno per organizzarla, chiedendo consigli ad altre persone e cicloviaggiatori. In questi mesi ho fatto diverse uscite in solitaria, visto che poi per la maggior parte del tempo viaggerò solo: nell'ultimo anno ho affrontato quasi 15mila chilometri per allenarmi fisicamente e mentalmente, capendo quali sono i miei limiti e imparando ad affrontarli da solo sulle mie gambe". Quello della solitudine, però, è un problema che non preoccupa affatto Mirko: "E' vero, viaggerò sempre da solo, ma forse sarò meno solo io in bici che le persone che sono costrette anche per lavoro a spostarsi tutto il giorno in auto. L'obiettivo è proprio questo: mostrare l'importanza della bicicletta, che nei paesi del nord Europa è molto utilizzata anche con climi più avversi, dove l'utilizzo di bici e trasporto pubblico sono all'ordine del giorno".

Nell'organizzare la sua impresa, Mirko ha ricevuto il sostegno e l'aiuto di amici, parenti ma anche sconosciuti: "Qualche giorno fa ho lanciato una raccolta fondi online, ma già nei mesi scorsi tantissime persone mi hanno contattato per darmi una mano, offrendomi ognuno qualcosa di diverso: un'azienda di Sant'Agata mi fornirà l'abbigliamento tecnico antipioggia e antifreddo così come quello estivo, un ottico di Fusignano mi ha regalato un paio di occhiali di scorta, un'azienda di Forlimpopoli mi ha offerto borse impermeabili, camere d'aria e prodotti per bici, mentre il sacco a pelo mi è stato regalato da un'azienda di Lugo. Tutte cose importantissime per me, che avrebbero rappresentato una spesa non indifferente". Per affrontare un viaggio del genere, infatti, riuscire a organizzare un bagaglio funzionale è fondamentale. "Avrò sei borse con me, due davanti alla bici, due dietro, una sul manubrio e una in mezzo al telaio - spiega Mirko - Porterò il minimo indispensabile di vestiario, magliette e pantaloni di tessuti velocemente lavabili e asciugabili, perché il peso è fondamentale. Poi avrò una tenda e un sacco a pelo, perchè principalmente dormirò accampato. In certe città ho già trovato famiglie disposte a ospitarmi offrendomi un letto o un divano, come a Copenhagen e Stoccolma dove sarò ospite di due famiglie italiane. Nel nord Europa il 'couchsurfing' è un turismo che funziona molto. E' vero che non sono proprio bravissimo con l'inglese... ma al massimo userò il traduttore del cellulare, e poi la bicicletta è un linguaggio universale che aiuta anche a capirsi".

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Mirko partirà il 5 maggio da Fusignano, dove è intenzionato a fare ritorno dopo aver percorso circa 11mila chilometri a inizio settembre. "Ho previsto una durata di circa quattro mesi, ma potrà variare in base a diversi fattori - prosegue Mirko - Ho calcolato una media di circa 100 chilometri al giorno. All'andata passerò dalla Germania, poi arriverò in Danimarca e da lì attraverserò il ponte fino alla Svezia; poi percorrerò tutta la costa orientale fino ad arrivare in Lapponia. Qui inizierà la parte più complicata e che mi spaventa di più, ovvero l'ultimo tunnel a 40 chilometri da Capo Nord: è a sette chilometri sotto il livello del mare e non è ciclabile, quindi sarà faticoso e un po' claustrofobico, oltre che un po' pericoloso visto che ci sarà comunque traffico. Però sarò così vicino alla meta che credo non mi lascerò intimorire. Al ritorno, invece, passerò dalla Norvegia occidentale attraversando i fiordi, quindi sarà più complicata che all'andata. Poi arriverò a Oslo e da lì rientrerò in Svezia, poi in Danimarca e infine attraverserò la parte ovest della Germania. Se avrò rispettato le tempistiche, ne approfitterò per fare un giro anche in Svizzera, altrimenti rientrerò subito in Italia. La vera meta, infatti, non è Capo Nord, ma il viaggio".

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