"Hand in the cap", un mosaico per sottolineare il valore delle diversità

“Hand in the Cap” vuole quindi essere un segno tangibile e metaforico di quelli che sono i principi universali del rispetto, della collaborazione, dell'inclusione

Venerdì Silvia Colizzi, insieme a Diana Pocaterra, ha donato alla Casa Matha, rappresentata per l’occasione dal primo massaro Maurizio Piancastelli, l’opera musiva “Hand in the Cap”. Questo mosaico è stato realizzato il 21 dicembre scorso durante la conferenza “Musaico e Diversità”, tenuta da Silvia Colizzi, in un’estemporanea collettiva per il 20esimo Movimento in Site-Specific E- Motion, svoltosi a sottolineare il valore delle diversità di ciascuno in una società inclusiva.

La donazione è avvenuta nell’ambito del corso di istruzione superiore dell’area artistica, di cui il direttore responsabile è Marcello Landi. L’area artistica, insieme all’area ambientale e storico umanistica, rientra nei corsi promossi dalla Casa Matha e autorizzati dal Ministero della pubblica Istruzione dell'Università e della Ricerca. “Hand in Cap” (la mano nel cappello), da cui deriva la parola handicap, nel 16esimo secolo in Gran Bretagna indicava un gioco d’azzardo e ha assunto poi alla fine dell’ottocento il significato di riequilibrare qualcosa: in tal senso viene ancora oggi usato in molti sport, per esempio gli handicap assegnati nelle corse ippiche servono ad assottigliare le differenze di performance tra i cavalli, allo scopo di riequilibrare le possibilità di vittoria di ciascun partecipante.

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Nell’ottica del riequilibrare le diversità il mosaico “Hand in the Cap” assume un duplice valore simbolico: il primo quello della necessità di riequilibrare a livello societario le differenze, soprattutto tra coloro che vivono situazioni di svantaggio, il secondo quello della collaborazione e compartecipazione, infatti i presenti alla conferenza “Musaico e Diversità” hanno collaborato attivamente nel completare il mosaico “mettendo la loro mano nel cappello” per prendere le tessere colorate, così diverse le une dalle altre, che Diana offriva loro, cercando di armonizzarle insieme. “Hand in the Cap” vuole quindi essere un segno tangibile e metaforico di quelli che sono i principi universali del rispetto, della collaborazione, dell'inclusione.

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