"Scimmie in ospedale", il neo-papà: "Ho inventato una scusa, ma non sono razzista"

Il ravennate si lamentava di essere in camera con "scimmie in uno zoo". Dopo un primo tentativo di difesa, in cui l'uomo ha spiegato il gesto come uno "scherzo di qualche ignoto", ora il giovane papà ha ammesso la verità

Dopo le ipotesi di denuncia provenienti da varie parti, alla fine la verità è saltata fuori dal diretto interessato, che ha messo da parte la vergogna e l'imbarazzo e ha ammesso ciò che già molti pensavano: la foto l'ha postata lui. Il caso nei giorni scorsi ha fatto parlare e discutere animatamente il web, tra chi si schierava a difesa del post in questione e chi invece attaccava duramente e condannava il gesto.

Tutto è iniziato quando, il 13 giugno, l'uomo ha deciso di postare nel gruppo "Pastorizia never dies" (sorto sulle ceneri del gruppo razzista "Sesso, droga e pastorizia" chiuso da Facebook dopo innumerevoli polemiche) un "selfie" in una stanza dell'ospedale Santa Maria delle Croci, dove la moglie aveva appena partorito. Il ravennate si lamentava del fatto che nella stessa camera fosse presente un'altra partoriente di colore, insultando la donna e la sua famiglia, giunta nella stanza per dare il benvenuto al neonato, e paragonandoli a "scimmie in uno zoo". La foto è stata ripresa dalla blogger Selvaggia Lucarelli, che l'ha postata sul suo profilo Facebook facendola arrivare a oltre un milione di persone che la seguono sul social network. L'autore della foto, messo alle strette, si è difeso puntando il dito contro qualche ignoto all'interno dell'ospedale che gli avrebbe giocato un brutto scherzo impossessandosi del suo telefono, cosa a cui pochi hanno creduto, mentre martedì la verità è venuta a galla.

"Oltre a me avevano iniziato ad insultare mia moglie e altri parenti, preso dallo sconforto ho fatto la cosa più semplice e infantile: inventarmi qualcosa - scrive l'uomo in una lettera pubblicata martedì mattina sul Resto del Carlino - Mi vergogno. C’è da analizzare il contesto in cui ho scritto quella porcheria, un gruppo chiuso che appartiene a una categoria di infido e nefasto black humor, a tratti ripugnante. Questo non rende la cosa meno infantile e deplorevole". Il neo-papà continua poi prendendo distanza dalle offese razziste da lui pubblicate. "Non credo in nessuna di quelle parole che ho scritto, se così fosse vorrebbe dire che sarei disposto a lanciare mio figlio dal quarto piano. Amo profondamente il mio cucciolo e mia moglie, così come non odio nessuna persona di etnia diversa".

Sempre nella missiva, che è stata però negata nel suo testo integrale ad altre testate giornalistiche: "Forse ho una maniera troppo irruenta di scrivere, senza pormi troppi problemi sulle conseguenze. Chi mi conosce sa come sono nella quotidianità e ritengo corretto quanto dichiarato dall’Ausl, ossia che ‘l’ospedale è di tutti’". Il ravennate cerca poi di ottenere credito raccontanto di aver lavorato negli anni con uomini e donne straniere, di averne aiutata una, vittima di un furto, e di aver trascorso "tempo piacevole in compagnia di albanesi, rumeni, napoletani, siciliani e sardi". L'uomo conclude poi cercando di riparare all'offesa arrecata alla partoriente e alla sua famiglia. "All’inizio mi è mancato il coraggio, ora vorrei che si facesse viva, magari contattando il mio avvocato, perché a mente fresca penso sia giusto che mi assuma le mie responsabilità".

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Il caso ===> "Siamo in camera con le scimmie": il caso di razzismo all'ospedale di Ravenna fa infuriare il web

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