Il vicesindaco Fusignani e Antonio Patuelli ricordano Spadolini a 25 anni dalla scomparsa

I profondi studi storici, il forte senso dello Stato costituzionale di diritto, gli ampi orizzonti di solidarietà atlantica ed europea sono stati i riferimenti culturali ed ideali di tutte le esperienze professionali e istituzionali di Giovanni Spadolini che Antonio Patuelli ha commemorato a Ravenna a venticinque anni dalla scomparsa

I profondi studi storici, il forte senso dello Stato costituzionale di diritto, gli ampi orizzonti di solidarietà atlantica ed europea sono stati i riferimenti culturali ed ideali di tutte le esperienze professionali e istituzionali di Giovanni Spadolini che Antonio Patuelli ha commemorato a Ravenna a venticinque anni dalla scomparsa. Dalla cattedra universitaria fiorentina, con colleghi come Sartori, Maranini, Predieri, Tosi, Pompeo Biondi, alla "cattedra" bolognese di direttore del Resto del Carlino per ben tredici anni di vivacissimi scritti, tutti assai coerenti fra loro, che gli valsero poi la Direzione del Corriere della Sera.

"Nelle Istituzioni - ha aggiunto Patuelli- Spadolini porto' tutta la sua cultura che espresse innanzitutto alla guida della Commissione Pubblica Istruzione del Senato e del Ministero ugualmente della Pubblica Istruzione. Poi, in una fase di grave crisi morale della Repubblica, Spadolini visse l'esperienza alla Presidenza del Consiglio come risposta istituzionale alle tante emergenze di quella fase. Da Ministro della Difesa si occupo' molto di relazioni internazionali quando l'Europa era ancora divisa in due dalla "cortina di ferro" e dal muro di Berlino."

Patuelli ha ricordato di essere stato il primo, al Quirinale, a congratularsi con Spadolini nominato Senatore a vita, e di essere stato suo antico studente che fece parte di un Governo della Repubblica (Ciampi) e parlo' nel Senato da lui presieduto. Patuelli ha concluso ricordando che Spadolini era legatissimo a Ravenna, in particolare alla Biblioteca Classense di cui apprezzava la grande storia, e che purtroppo non fu eletto nel 1992 Presidente della Repubblica dove avrebbe potuto sviluppare il suo magistero morale in una delle fasi più difficili della Storia d'Italia.

Fusignani

Anche il vicesindaco Eugenio Fusignani ha partecipato alla commemorazione di Spadolini: "Un momento non solo per parlare della sua figura, che seppe arricchire tutti i campi che la videro protagonista, ma anche un’occasione per attraversare la sua opera e riportare il senso del suo impegno intellettuale, giornalistico, accademico e istituzionale, con la rilevanza che ha avuto e tuttora ha nel Paese. Attraverso i suoi scritti e il suo agire Spadolini ha reso migliore l’Italia e gli italiani. Fu un cultore del Risorgimento che ha rappresentato la modernizzazione del Paese; quell’Italia che oggi pare avere imboccato la via di una concezione muscolare della democrazia, cosa che rappresenta una pericolosa scorciatoia".

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"Impossibile non ricordare lo stretto legame di Spadolini con Ravenna, in particolare con la figura di Dante, di cui lui, fiorentino, sono certo avrebbe voluto che le ossa rimanessero qui. Un altro motivo di legame con la nostra città è quello che attiene agli studi di Spadolini sul Risorgimento e alla sua passione per Garibaldi, che a Ravenna ha trovato la sua seconda patria grazie alla Trafila e di cui Spadolini collezionò cimeli - ha concluso -. Non da ultimo, Spadolini fu segretario del Partito repubblicano italiano, di cui Ravenna è e continua a essere la roccaforte nazionale. Fu uomo delle istituzioni e uomo di partito, non confondendo mai le due cose, incarnando una democrazia senza aggettivi".

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