L'incredibile storia di Maria Goia, paladina delle lotte sindacali nel primo '900

Nel settembre 1921 un gruppo di fascisti, scesi in massa dalle provincie di Ferrara, Bologna e Forlì, a Ravenna, incendiarono la sede della Camera del Lavoro e Maria Goia si salvò a stento

Rai Radio 3 Wikiradio, programma radiofonico che tratta lezioni divulgative su diversi argomenti, mercoledì 28 novembre alle 14.00 manderà in onda la storia di Maria Goia. Sarà la giornalista Antonella Borghi a raccontare la vita della sindacalista e politica nata a Cervia proprio il 28 novembre di 140 anni, fa nel 1878. Infatti nell’agosto scorso la cronista, che partecipò a un incontro pubblico a Cervia, ebbe occasione di conoscere e approfondire la storia di Maria Goia, grazie al concittadino e storico Enzio Strada, che le consigliò anche il saggio di Renato Lombardi e il libro di Ornella Domenicali.

Maria Goia nacque a Cervia il 28 novembre 1878. Il padre, Raimondo Goia, era un salinaro, la madre faceva la lavandaia. Fin dai primi anni di scuola Maria Goia aveva dimostrato un grande amore per gli studi, tanto da meritarsi, in occasione degli esami di quinta elementare, un encomio da parte delle autorità scolastiche e una sollecitazione a continuare ad impegnarsi nello studio, cosa che fece iscrivendosi alla scuola Normale di Ravenna dove conseguì il diploma di maestra. Cervia era allora una città con poco meno di 8000 abitanti, dediti alla produzione del sale, alla pesca, all’agricoltura e allo sfruttamento delle pinete. Il bracciantato, specie nelle campagne, era diventato un fenomeno di massa, disoccupato per gran parte dell’anno. Un quadro sociale che indusse Maria Goia ad entrare attivamente nella vita politica e a dedicare sé stessa alla causa della emancipazione degli oppressi. Era nata in quegli ani, nel 1900, la Camera del Lavoro di Ravenna. La Goia si impegnava attivamente allo scopo di far sorgere organismi bracciantili, nei sobborghi di Cervia e Castiglione di Cervia: cooperative ispirate dall’esempio indicato fin dal 1883 dall’Associazione Nazionale degli Operai Braccianti: la prima cooperativa di lavoro italiana fondata ad opera di Nullo Baldini. Frutto dell’assiduo lavoro della Goia fu il successo riportato dai socialisti cervesi nelle elezioni amministrative del 1902, successo che permise l’elezione a sindaco di Medardo Fusconi.

L’attività della Goia non si limitava soltanto a Cervia, ma andava estendendosi in tutta la Romagna ed oltre. Nel 1905 venne chiamata svolgere una serie di conferenze per trattare il tema della funzione sociale della donna, nelle Marche e in Umbria, a Spoleto, Rieti, Jesi e Chiaravalle. E fu certo anche per merito suo se cominciava a farsi strada la rivendicazione della pienezza dei diritti civili per le donne, a cominciare dal diritto di voto. Nel 1906, a seguito del suo matrimonio con Luigi Riccardi, farmacista socialista, Maria Goia si trasferì a Suzzara, in provincia di Mantova; continuò anche in quella provincia la sua attività sindacale. Nel 1906 entrava a far parte della Commissione nazionale del P.S.I. Fu promotrice di forme di organizzazione sindacale femminile, promosse un’inchiesta sul lavoro a domicilio e sostenne la battaglia per il suffragio alle donne, sia politico che amministrativo. Con Anna Kuliscioff, Agostina Altobelli, Angelica Balabanoff, Maria Goia era una protagonista di questa rinnovata azione di proselitismo tra le masse femminili. Interminabile è la serie degli articoli da lei pubblicati in vari periodici socialisti. Scoppiata la guerra Mondiale la Goia intensificò, in modo particolare tra le donne, la suia azione di sensibilizzazione contro l’ingresso in guerra dell’Italia. Nell’ottobre 1916, per la sua attiva propaganda anti-interventista, venne allontanata coattivamente da Suzzara dove insegnava storia e letteratura italiana alla Scuola d’Arti e mestieri, per disposizione del Comando Supremo del Regio Esercito, diretta a Firenze con foglio di via obbligatorio e sottoposta a vigilanza. Dopo un breve soggiorno a Firenze le fu concesso di trasferirsi a Milano dove venne impiegata prima presso la Lega delle Cooperative e poi presso la Camera del Lavoro.

Finita la guerra la Goia venne autorizzata a trasferirsi a Cervia per ragioni di salute. A Cervia contribuì al rilancio dell’organizzazione socialista. Ma ormai si avvertivano le prime prepotenze fasciste, rivolte per lo più contro le Camere del Lavoro. Nel settembre 1921 un gruppo di fascisti, scesi in massa dalle provincie di Ferrara, Bologna e Forlì, a Ravenna, in occasione del VI centenario della morte di Dante, incendiarono la sede della Camera del Lavoro e Maria Goia si salvò a stento uscendo da un ingresso secondario. Altre prepotenze seguirono a Cervia coll’incendio della Casa Socialista, della Camera del Lavoro, coll’imposizione alla Giunta comunale di rassegnare le dimissioni. Il fascismo iniziava l’opera di liquidazione delle conquiste popolari, Maria Goia tenuta d’occhio era ormai costretta a rinunciare a tutte le sue attività. Dopo l’assassinio di Matteotti, Maria Goia, benché sofferente di un male incurabile, volle portare il suo saluto ala madre del martire socialista. All’indomani, di ritorno da quel viaggio, il 15 ottobre 1924, moriva in casa del fratello Teseo.

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