Lasciato morire in strada, l'appello: "L'alcol uccide, serve più prevenzione"

Dopo la morte di Stefano Baldisserra, le Parrocchie di Cervia e Milano Marittima insieme ad associazioni di volontariato locale, pro loco e genitori di famiglia hanno rivolto un appello alla comunità e alla politica

Dopo la morte di Stefano Baldisserra, il 25enne cervese che nella notte tra sabato e domenica è stato lasciato morire in strada dopo essere stato investito mentre tornava a casa in bicicletta, le Parrocchie di Cervia e Milano Marittima insieme ad associazioni di volontariato locale, pro loco e genitori di famiglia hanno rivolto un appello alla comunità civile e alla politica cervese.

"Anche quest'anno è arrivata l'estate: tempo di relax e di mare, ma anche tempo di "Notte rosa" e di movida a Ferragosto - si legge nell'appello - Iniziative che spesso si trasformano, da occasioni di gioia e di convivialità, in palcoscenico di eccessi e di "sballo". E a farla da padrone, troppo di frequente, è lui: l'alcol, o meglio l'eccesso nel consumo di alcool. E a farne le spese sono sempre gli stessi: i giovani. In tanti modi. Il consumo di alcool, si sa, può creare dipendenza, o altre gravi patologie. Lo sanno bene gli oltre 700mila minorenni che - lo dice il Ministero della salute - sono a rischio di problematiche legate all'alcool. Nel 2017, sempre secondo le stime del Ministero, sono stati quasi 40mila gli accessi in pronto soccorso con diagnosi correlate al consumo di bevande alcoliche. A questi dati ne va aggiunto un altro, ben più grave, come ci ricordano purtroppo le tristi cronache recenti: il 37% delle vittime sulla strada ha tra i 20 e i 39 anni, e solo nella provincia di Ravenna nel 2017 i morti sono stati 46, 11 in più dell’anno precedente. Sono numeri, dietro ai quali però si celano vite umane, spesso segnate dalla solitudine, dalla fragilità, dalla noia. Per questo, vogliamo lanciare un appello: l'alcool uccide, come la droga e il fumo. Ci rivolgiamo ai genitori, spesso in cerca di risposte dinnanzi alle inquietudini, alle domande e ai dubbi degli adolescenti: è a voi che prima di tutto spetta l'"educazione alimentare" dei vostri figli: abituarli in famiglia a un uso controllato dell'alcool è il primo passo per far crescere la loro consapevolezza e allontanarli dai rischi di abusi".

L'appello si rivolge ai responsabili delle istituzioni, a partire dagli enti locali: "In primo luogo, obbligate i gestori di bar, di locali, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari, ma anche negozi e supermercati a rispettare le leggi esistenti. La somministrazione e la vendita di bevande alcoliche a minorenni è vietata dalla legge: non dimenticatelo, è in gioco molto di più di un interesse economico. È necessario inoltre premiare gli esercizi "sicuri", garantendo vantaggi fiscali a chi riduce nel proprio locale la presenza di alcolici, e al contrario aumentando i costi a chi vuol aprire un open bar. Serve un progetto condiviso che coinvolga anche gli altri comuni della riviera, affinché non sia sufficiente per un ragazzo spostarsi di qualche chilometro per trovare tutto ciò che vuole, magari a prezzi bassissimi. Ma tutto ciò non basta: prevenzione significa soprattutto impegnarsi per creare luoghi di aggregazione giovanili, ludoteche, circoli ricreativi, incrementare e diversificare l'offerta di centri estivi. Bisogna istituire una rete di luoghi e di persone dedicate al divertimento "sano", i cui primi destinatari siano i ragazzi che frequentano la scuola media".

"Non abbiamo la pretesa che le nostre proposte siano le migliori, né tantomeno le uniche possibili - spiegano gli ideatori dell'appello - Anzi, chiediamo a tutti i cittadini cervesi che vogliono condividere questo appello di dire la loro, di mettere al servizio della comunità le proprie idee e risorse, e chiediamo per questo all'amministrazione di aprire un tavolo di confronto per accogliere le proposte e le esperienze di tutti. Quello che ci sta a cuore è il bene e il futuro dei giovani, cervesi e non, che si trasformano troppo spesso in vittime inconsapevoli della nostra colpevole indifferenza. Vogliamo ringraziare i tanti che già oggi, nelle associazioni di volontariato, nella scuola, nelle Parrocchie e ovunque si trovino, s'impegnano affinché non prevalga nei ragazzi la cultura dello "sballo", del consumo sfrenato, che nega ogni dignità, offrendo loro un'alternativa. Abbiamo deciso di lanciare questo appello perché sia anche un atto di stima e di riconoscenza all'operato di queste persone, tante volte lasciate nell'anonimato. Per loro e per i nostri ragazzi non vogliamo, né possiamo, tacere".

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