"Le ossa di Dante non si toccano": il vicesindaco chiude a ogni possibile trasferimento

A porre un punto fermo, una volta per tutte, sul caso che sta facendo discutere i ravennati (e i faentini) da giorni - è anche scattata una petizione online - è il vicesindaco Eugenio Fusignani

"Le ossa di Dante non si toccano". A porre un punto fermo, una volta per tutte, sul caso che sta facendo discutere i ravennati (e i faentini) da giorni - è anche scattata una petizione online - è il vicesindaco Eugenio Fusignani: “Dante Alighieri non venne rapito dai ravennati ma fu cacciato dai fiorentini e, dunque, costretto a fuggire da Firenze; scelse Ravenna oltre sette secoli fa, scrivendo qui molti dei versi più belli della letteratura italiana. Le sue ossa non sono reliquie di santo e, pertanto, meritano il rispetto laico di una città che si è assunta l’impegno e l’onore di custodirle, difendendole, nel corso dei secoli, anche durante avvenimenti storici cruenti e difficili”.

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“Ritengo – continua Fusignani - che il sindaco fosse stato chiaro sulla volontà dell’amministrazione di non spostare i resti del Sommo Poeta, ma avendo letto in questi giorni commenti ancora possibilisti intervengo sulla vicenda per un chiarimento definitivo. Comprendo la suggestione di un trasferimento sia pure temporaneo nella città natale ma, come disse un grande presidente del consiglio quale Giovanni Spadolini, fiorentino oltre che intellettuale di immensa cultura, il modo migliore di onorarne la memoria non è quello di disturbarne il sonno secolare, ma continuare a lasciarli riposare dove sono, peraltro a poche decine di metri da quelli di un'altra grandissima figura coeva come l'arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, unico a opporsi alla condanna dei Templari, che morì a Ravenna proprio un mese prima di Dante. Per questo credo che sia utile sgombrare il campo da ogni equivoco, quand'anche ricco di suggestivi stimoli, e ribadire senza se e senza ma che le ossa di Dante non si sposteranno da Ravenna. E, proprio perché non sono sacre reliquie e la municipalità non è un'istituzione confessionale, non si prendano nemmeno in considerazione eventuali pur simboliche ostensioni. E allora occorre chiudere questa ancorché nobile ipotesi, peraltro mai stata al centro del dibattito amministrativo, e voltare pagina per tornare a concentrarsi sulle iniziative più encomiabili e degne di celebrare una ricorrenza importante per il mondo intero. Allora bene il dialogo con le amministrazioni delle altre realtà interessate dalle celebrazioni dantesche del 2021, in primis Firenze, ma con la premessa che si parte da due punti fermi: Ravenna è la città di Dante perché qui ha scelto di viverci e qui è morto; le ossa di Dante non si toccano. Continuiamo così, mettendo in pista un calendario di eventi e iniziative di assoluto livello come sta costruendo l’amministrazione comunale con la regia appassionata del sindaco, attraverso le azioni puntuali degli assessorati alla Cultura e al Turismo, spegnendo ogni ipotesi che non appartenga al novero delle possibilità”.

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