Legambiente: "Cacciatori e ciclisti in pineta: situazione pericolosissima"

L'associazione ambientalista suggerisce agli enti preposti di analizzare la situazione e "regolamentare questa "lacuna normativa""

Da pochi giorni si è dato luogo all’apertura della caccia anche nelle pinete cittadine. Legambiente, attraverso le sue pattuglie di Guardie Ecologiche Volontarie abilitate anche alla sorveglianza venatoria, vigila assieme alle istituzioni di polizia che la caccia avvenga senza turbare troppo l'equilibrio dell’ecosistema pinetale. "Dopo i primi giorni di servizio ciò che abbiamo notato e che più ci preoccupa è l'estrema pericolosità della compresenza dei numerosissimi ciclisti nelle pinete, a distanza ravvicinata con i cacciatori con fucile carico alla mano in cerca di prede da colpire - spiegano dall'associazione ambientalista - Nei giorni scorsi, infatti, mentre le pattuglie dei “Baschi Gialli” effettuavano controlli di routine ai cacciatori, frotte di impavidi ciclisti sfrecciavano tra loro, i cacciatori e i loro cani da caccia: ed erano per lo più giorni feriali. E’ possibile solo immaginare cosa potrà succedere durante i prossimi weekend che si preannunciano soleggiati e con un clima mite invitante a incursioni cicloturistiche con la famiglia, appunto, all’ombra delle nostre splendide pinete in livrea autunnale. Qui nel ravennate incidenti gravi o meno, tra cacciatori e cicloturisti, non sembra siano mai accaduti, ma una buona amministrazione della sicurezza cittadina dovrebbe occuparsi della prevenzione e non solo del soccorso, in particolar modo quando si parla di prevenzione da incidenti di caccia in zone come queste che, per la compattezza della massa vegetazionale, sono a scarsissima visibilità di mira". Legambiente suggerisce agli enti preposti di analizzare la situazione e "regolamentare questa “lacuna normativa” tramite, ad esempio, l’estensione delle normative di sicurezza venatoria in atto per le strade carrabili anche agli stradelli pinetali maggiormente frequentati dai ciclisti, segnalando agli stessi tali stradelli come percorsi cicloturistici “sicuri” e percorribili tutto l’anno, così come accade nelle strade carrabili e negli altri luoghi di transito dove è abbastanza raro venire scambiati per fagiani o colombacci per uno “stormir” di foglie causato da una innocente pedalata domenicale".

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