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La pioggia rinvia la protesta: "e allora non ci resta che danzare"

L'unica cosa che ci resta? La danza della pioggia. Usa l'ironia Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, per commentare l'annullamento della manifestazione dei tunisini a causa della pioggia

Redazione14 aprile 2012
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L'unica cosa che ci resta? La danza della pioggia. Usa l'ironia Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, per commentare l'annullamento della manifestazione dei tunisini che protestavano contro la morte del loro connazionale durante una sparatoria con i carabinieri. "Ai cittadini ravennati che vogliono esprimere il loro diritto a non essere servi in casa propria resta solo la danza per la pioggia, essendo le previsioni climatiche l’unica ragione - al di là dei risibili meriti vantati da taluni politici o da loro attribuiti ai nuovi padroni - che ha portato gli organizzatori a rinviare la “marcia dei tunisini” prevista per  sabato dai giardini Speyer alla prefettura".
 

POSSO MANIFESTARE ANCH’IO? NO TU NO
"Gli antefatti - dice Ancisi - sono la prima manifestazione non autorizzata, che può aver colto di sorpresa le forze dell’ordine domenica scorsa, e quella del giorno successivo, altrettanto non autorizzata, che hanno potuto svolgersi per intero, nonostante che, oltre al reato di assembramento in luoghi pubblici non autorizzato, di cui all’art. 18 del testo unico di pubblica sicurezza, altri reati, con l’occasione, siano stati vistosamente commessi, tutti perseguibili d’ufficio: tra questi, quanto meno, il vilipendio delle forze armate (art. 290 del codice penale) e l’ espressione di grida sediziose o lesive del prestigio dell'autorità durante un assembramento in luoghi pubblici (art. 20 del testo unico di pubblica sicurezza): sempre che l’odio razziale non valga anche se rivolto agli italiani. La sera dopo, quanti avrebbero voluto partecipare alla camminata in silenzio per le vie del centro, promossa da un noto albergatore di Ravenna con lo scopo di testimoniare il malessere della città, sono stati fermamente dissuasi dal procedere, al fine di non incorrere nella denuncia per il reato di assembramento in luoghi pubblici non autorizzato. Si può capire che fermare e denunciare i facinorosi faccia temere il peggio e i pacifici no, ma i fatti sono questi".
 
NO TU NO, ANCHE PER L’OPPOSIZIONE

 "Mercoledì scorso, avevo abbozzato un ordine del giorno da discutere il giorno dopo in consiglio comunale (allegato), poi presentato a firma di PDL, Lista per Ravenna e Lega Nord quasi integralmente. Esso raccoglieva “l’allarme sociale che si è sollevato nella cittadinanza e la richiesta di poter concorrere a manifestare pubblicamente la volontà della comunità ravennate di affermare i principi di legalità e giustizia contro ogni lesione e riduzione, nonché di esprimere incoraggiamento e solidarietà verso le forze dell’ordine, duramente impegnate, con proprio rischio e sacrificio, su tale fronte”.“Visto che sabato 14 aprile è la giornata della sicurezza e dell’open day della polizia municipale”, proponeva di approvare “che, all’interno della giornata della sicurezza e dell’open day della polizia municipale, l’amministrazione comunale organizzi un corteo aperto alla partecipazione di tutti i cittadini di qualsiasi etnia, che, sfilando silenziosamente dalla sede della polizia municipale stessa fino al Palazzo comunale, senza alcuna esposizione di bandiere e cartelli se non il gonfalone del Comune, esprima i sentimenti  della comunità ravennate a sostegno della legalità, della sicurezza, dell’ordine pubblico e della civile convivenza e allo stesso tempo solidarietà incondizionata alle forze dell’ordine, duramente impegnate al riguardo”. Parallelamente, partiva una lettera firmata dai capi dei medesimi gruppi di opposizione, indirizzata al prefetto, con cui si chiedeva che la manifestazione organizzata per sabato stesso da un’associazione locale di tunisini, con  preannuncio di forte affluenza anche da altre province, fosse autorizzata, per evidenti motivi di opportunità, fuori del centro storico, dove peraltro era già avvenuta la prima, non autorizzata".

"Giovedì ero a Roma, dove, alle 12.00, ho rappresentato l’ANCI (cioè i Comuni Italiani) in una riunione presieduta, al Viminale, dal capo dipartimento per gli affari interni e territoriali del ministero dell’interno - continua Alvaro Ancisi - su tematiche attinenti ai servizi di stato civile e di anagrafe. Pur rientrando di corsa, sono arrivato in consiglio comunale quando la discussione sull’ordine del giorno presentato dall’opposizione si era appena conclusa come titolato dal più diffuso quotidiano locale: “Da baraonda a tarallucci e vino. E l’opposizione rinuncia al suo corteo” e dal giornale locale più a sinistra: “Ecco, volevamo dire, bravi consiglieri”. Dell’ordine del giorno iniziale erano rimaste poche righe, all’interno di un documento che esprime "cordoglio per la perdita di una vita umana" e "afferma a nome della comunità ravennate i principi di giustizia ed esprime incoraggiamento e solidarietà verso le forze dell'ordine duramente impegnate, con proprio rischio e sacrificio, su tale fronte".

"A parte l’approvazione della relazione del sindaco (che in realtà era una semplice generica “Comunicazione”), le parole usate erano le stesse scritte di mio pugno, mancando però la parte sostanziale, per via che la maggioranza aveva espresso una forte contrarietà al corteo silenzioso organizzato dal Comune, aperto a tutti, stranieri compresi. In parallelo c’è stata l’autorizzazione, sullo stesso percorso, rilasciata per l’intera giornata di sabato all’associazione dei tunisini. E ancora prima il segretario provinciale del PD aveva emesso una fatwa contro “le passeggiate silenziose” dei cittadini, ergo a favore delle “passeggiate rumorose” dei nuovi padroni di casa".
 
"MA IO NON CI STO"
"Pur avendo compreso lo spirito unitario che ha animato i consiglieri di opposizione, preoccupati di rappresentare all’opinione pubblica un’assemblea civica divisa, su un grave problema di ordine pubblico, mi sono rifiutato di firmato il nuovo ordine del giorno sottopostomi, che perciò non porta la firma di Lista per Ravenna, e non l’ho votato".

"Oltre a non potere accettare, in nome di nessun “buonismo”, che i ravennati siano servi in casa propria, nemmeno in forza delle circostanze, nemmeno per uno strumentalizzato “senso di responsabilità”, tanto meno in conseguenza di un sistema di governo della città a cui va addebitato uno stato di emergenza dell’ordine pubblico ormai indiscutibile, la mia presa di posizione è fondata su altri fatti e considerazioni che, per ragioni di spazio, mi riservo di esporre domani, insieme a Gianluca Benzoni, coordinatore giovani di Lista per Ravenna. Il “non ci sto” mi è imposto dal dover essere dalla parte dei cittadini, unica ragione che mi fa restare in politica. Lista di Ravenna andrà nuovamente alle elezioni tra oltre quattro anni, come dire quattro secoli nella vita politica d’oggi. Basti almeno questa considerazione a non attribuirmi ragioni elettorali, che potrebbe avere chi al voto dovrà andarci al massimo tra un anno" conclude il capogruppo di Lista per Ravenna.
 

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Alvaro Ancisi
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1 Commenti

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  • Avatar di beppe

    beppe Se un Italiano commette un reato viene giustamente perseguito.
    Possibile che le regole valgano solo per noi.
    Questi immigrati, alcuni spacciatori altri brave persone, manifestano senza autorizzazione, incitano all'odio razziale contro gli Italiani, vilipendiano le forze dell'ordine e cosa succede ??? Nulla ... possono praticamente fare quello che vogliono.
    Per cortesia qualcuno mi spieghi perchè questo può succedere, forse che i vari marco che si arrampica sugli specchi pur di difenderli a prescindere hanno così tanto potere "elettorale" da impedire un normale processo di civiltà a tutela di tutti ITALIANI compresi ???

    il 14 aprile del 2012