Mille anni di storia di Ravenna racchiusi in una 'fabbrica della memoria': ecco "Classis"

Un giorno atteso da decenni quello dell'apertura del nuovo Museo della città e del territorio "Classis", realizzato nell'immensa struttura creata attraverso un ambizioso lavoro di recupero dell'ex zuccherificio di Classe

Foto Massimo Argnani

All'ingresso del museo risplende una fase dello storico Arnaldo Momigliano: "Quando voglio capire la storia d'Italia prendo un treno e vado a Ravenna". E quella di sabato sarà davvero una giornata storica, per la nostra città e non solo: è la giornata in cui l'ex zuccherificio torna a vivere grazie alla cultura. Un giorno atteso da decenni quello dell'apertura del nuovo Museo della città e del territorio "Classis", realizzato nell'immensa struttura creata attraverso un ambizioso lavoro di recupero dell'ex zuccherificio di Classe - considerato dagli esperti uno tra i più importanti interventi di recupero industriale in Italia. Le porte del museo apriranno ufficialmente al pubblico sabato 1 dicembre alle 10.30, con ingresso gratuito per tutta la giornata: a partire da domenica 2 dicembre il Museo sarà aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. Biglietti: 7 euro intero, 5 ridotto, 20 biglietto famiglia (2+2), visite guidate su prenotazione a 40 euro fino a 15 persone + 3 euro dal 16esimo in poi.

Un’area espositiva di 2.800 metri quadrati, circondata da un parco di un ettaro e mezzo sempre aperto al pubblico, per dare una testimonianza di questa particolare identità, in cui materiali archeologici e moderni supporti tecnologici concorrono allo stesso emozionante racconto. Un colossale progetto da 22 milioni di euro (3 provenienti dal Comune, 8,4 dallo Stato, 3,1 dall'Unione Europea, ben 6,7 dalla Fondazione Cassa di Risparmio e 730mila dalla Regione). Il nuovo Museo di Classe è il Museo della città di Ravenna e del suo territorio.

Una giornata storica

"L'ex zuccherificio chiudeva nel 1982, tre anni prima che io nascessi: quella che era stata una grande opportunità di lavoro diventava un grande problema di degrado a pochi passi da uno dei monumenti più importanti d'Italia. Con l’apertura del Museo di Classe giunge a compimento un progetto strategico della città - commenta soddisfatto il sindaco Michele de Pascale - Si arricchisce ulteriormente un’area di grande prestigio che concentra elementi di evidente attrattività culturale e turistica, come la Basilica di Classe, ora a gestione diretta del Comune attraverso RavennAntica per i sevizi di biglietteria e bookshop in base all’accordo di valorizzazione, l’Antico porto, gli scavi di San Severo e tutta la zona ambientale a sud della località, dalla pineta all’Ortazzo e l’Ortazzino oggetto di un progetto di riqualificazione, così come la stazione. Classe diventa così una seconda destinazione, oltre la città d’arte, di importantissimo valore culturale, archeologico e ambientale che ci permetterà di allungare la permanenza turistica sul nostro territorio".

"Con l'apertura di Classis Ravenna giunge a sintesi un percorso molto importante - aggiunge l'assessore alla cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino - Viene restituito alla città un edificio di archeologia industriale di pregio, fortemente legato alla memoria collettiva della nostra comunità, e nel contempo allestita un'intera area che a metà degli anni '90 versava in una situazione di pesante degrado. Il nuovo museo permetterà la conoscenza e la valorizzazione dell'intero patrimonio storico archeologico del territorio attraverso un percorso espositivo innovativo, affascinante e rigoroso capace di coinvolgere e di emozionare i visitatori. Come tutti i musei contemporanei svilupperà una molteplicità di funzioni: attività espositiva, di studio e ricerca, laboratori didattici, laboratori di inclusione digitale per la sperimentazione di start-up innovative. Il tutto con una forte vocazione al territorio".

"La Fondazione ha da sempre considerato che la “Ravenna Città d’arte e di cultura” costituisca un elemento di grande rilievo e fattore di sviluppo non solo culturale ma anche economico e sociale della comunità ravennate - sottolinea Ernesto Giuseppe Alfieri, presidente della fondazione Cassa di Ravenna - Di particolare significato per lo sviluppo della città è, quindi, l’avvio dell’attività espositiva del “Museo Classis” che costituisce uno strategico disegno di sviluppo dell’offerta e della qualità dell’offerta culturale, un elemento di grande positività per il rilancio del nostro territorio. In questo quadro si inseriscono i nostri importanti investimenti, destinati in questi anni a sostenere il percorso della nuova struttura museale, con interventi pluriennali e con erogazioni che dal 2004 hanno visto un nostro contributo complessivo, solo per l’allestimento del Museo, pari a 6.250.000 euro. Un’attività, la nostra, tesa a sostenere, favorire e valorizzare la partecipazione delle istituzioni per la qualificazione del patrimonio archeologico e storico di Ravenna".

"Esistono vari modi di raccontare una storia: l’archeologo lo fa attraverso oggetti, siano essi cose d’uso quotidiano o preziose testimonianze artistiche. A Classis lo straordinario racconto di una città attraverso i suoi snodi principali, dalle origini etrusco-umbre all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo sarà sviluppato attraverso materiali archeologici il cui valore intrinseco viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato dai più moderni ausili tecnologici - conclude Giuseppe Sassatelli, presidente fondazione RavennAntica - Un museo aperto, pronto ad arricchire la sua narrazione di nuove acquisizioni, sempre attivo sul fronte della ricerca e flessibile nella struttura espositiva, in rispondenza ai criteri museologici contemporanei. Un museo, infine, concepito per suggerire e sollecitare ulteriori itinerari e approfondimenti, creando una reale e virtuosa collaborazione con altri centri espositivi e monumenti del territorio".

VIDEO >> Il nuovo museo di Classe si schiude al pubblico in esclusiva: ecco "Classis"

L'idea di allestimento

La nuova costituzione di Classis Ravenna Museo della Città e del Territorio porta a riflettere sul ruolo educativo del patrimonio per la comunità civica di riferimento e per i fruitori tutti: la “vita” esterna entra all’interno della vecchia fabbrica, trasformandola in un polo di aggregazione e conoscenza, in un museo vivente. La sede nell’antico zuccherificio recuperato è emblematica, per il suo rapporto con le vicende produttive e sociali del luogo e per far parte di un territorio ricco di testimonianze storiche: un vero e proprio caposaldo ai margini del Parco Archeologico di Classe. Evidentemente, la questione del museo vivente non riguarda solo il modo in cui l’edificio e le sue parti si aprono verso il contesto territoriale, ma anche i criteri con cui espone i propri contenuti culturali. Si tratta di un museo inteso come servizio al pubblico affinché i visitatori siano resi partecipi della storia della propria terra, attraverso una serie di collegamenti tra materiali archeologici e realtà storica e topografica della città, per evitare che le testimonianze del passato appaiano solo come semplici tappe della storia dell’arte. L’idea di museo che pone il pubblico e non le discipline al centro della propria missione è alla base del nuovo progetto, a partire dal suo rapporto con il luogo: un museo concepito come parte del territorio e di quella identità che racconta.

Sin dall’esterno del Museo il visitatore è invitato a percorrere il viale di ingresso da un grande portale che segnala e inquadra visivamente l’edificio museale, con la sua doppia rampa di ingresso aperta sull’estesa area verde sistemata a prato. Grandi scritte con lettere in acciaio verniciato titolano l’ingresso. Dalla rampa, giunti al primo piano nella sala di accoglienza, una vela sospesa, composta da un grande telo grafico retroilluminato sospeso a soffitto insieme a pareti grafiche poste ai lati delle porte di accesso alle sale, con immagini ispirate ai contenuti del Museo, invitano il visitatore ad entrare fisicamente nel racconto. La storia del territorio di Ravenna viene proposta, nelle sale del nuovo Museo, affiancando un percorso cronologico a specifici approfondimenti tematici. L’allestimento proposto segue e interpreta questa volontà del “racconto” museale inserendolo nell’architettura recuperata della vecchia fabbrica. La storia del territorio, intesa come complessa stratificazione di epoche la cui conoscenza è sempre in evoluzione col procedere della ricerca, orienta la scelta espositiva verso sistemi allestitivi flessibili che permettano modifiche nel tempo senza stravolgere la natura dell’esposizione. Vetrate, portali e basamenti bassi in ferro sono gli elementi connettivi che inglobano e interpretano lo spazio architettonico: la colonna diventa il fulcro intorno alla quale ruota il principio espositivo, così come è avvenuto per il restauro conservativo dell’edificio industriale curato da Marcello Vittorini: l’allestimento si adatta e interpreta la spazialità ridisegnata del luogo. L’uso del ferro trattato al naturale, conservando anche la visibilità delle sfiammature del materiale originale con l’utilizzo prevalentemente di vernici trasparenti, caratterizza gli espositori in continuità con l’architettura industriale nella quale si collocano.

I materiali archeologici esposti testimoniano l’evoluzione del territorio ravennate e la multi etnicità delle sue popolazioni seguendo una “linea del tempo” che, con apparati grafici e visivi, accompagna il pubblico creando uno stretto rapporto tra la storia e i materiali archeologici esposti. Il disegno stesso degli espositori che accolgono i materiali archeologici “avvolge” il pubblico con vetrate, apparati grafici, visivi e sonori. Il ritmo dell’esposizione aiuta a comprendere i diversi momenti della storia. Le lunghe gallerie, poste ai lati dell’ampio affaccio su più quote al centro del corpo di fabbrica, accolgono l’inizio e la fine del racconto, dall’età preromana al basso Medioevo con la fine di Classe. Grandi espositori attraversati dal pubblico e portali attrezzati con moduli espositivi componibili caratterizzano queste parti dell’allestimento. Gli spazi successivi più ampi della grande fabbrica, attrezzati con basamenti e piani espositivi a isola, ampi e liberi nell’ambiente, testimoniano la grandezza del periodo di maggiore splendore di Ravenna Capitale. Il pubblico, dalla narrazione cronologica, a questo punto del percorso di visita, è invitato ad approfondire, il tema della navigazione e dei commerci in una sezione di approfondimento. Da subito ogni visitatore dai bambini, al pubblico comune, ai cultori della materia possono percorrere un viaggio nel tempo fino ai giorni nostri, e così la sezione finale del museo accoglie anche le testimonianze della storia dello zuccherificio. Le lunghe gallerie accolgono gli espositori e i portali variamente ruotati; la libertà degli spazi aperti è confermata dalla presenza di basamenti intorno ai quali il pubblico può liberamente muoversi. Tutte le componenti allestitive sono proposte con soluzioni e moduli che permetteranno, nelle fasi successive della vita del museo, possibili variazioni nella composizione degli apparati espositivi, a seconda di eventuali nuovi contenuti da documentare o di rotazione dei materiali archeologici da presentare. Si propone perciò un sistema di componenti, intesi quasi come una scatola di montaggio che permetterà anche nel tempo, con la crescita delle conoscenze e delle acquisizioni, di riorganizzare l’esposizione senza stravolgere il principio fondante dell’allestimento.

L’architettura restaurata del vecchio zuccherificio continua ad essere pienamente visibile agli occhi del visitatore. Ampi spazi di percorrenza, valorizzazione delle doppie e triple altezze con la presenza di teli grafici di grandi dimensioni e in alcuni casi con proiezioni dall’alto confermano lo stretto rapporto tra visitatore e architettura della fabbrica recuperata. Anche gli apparati comunicativi interpretano lo stesso principio di componibilità e aggiornabilità del sistema. Con la scelta di un linguaggio visivo chiaro e stimolante, gli apparati didattici affiancano il visitatore sin dalla sua entrata al Museo, rendendo la comprensione del racconto scientifico piacevole, naturale e immediata. L’utilizzo della tecnologia non è proposta in forme fini a se stesse di sola spettacolarizzazione ma come supporto alla narrazione, determinante per la comprensione della storia. Il racconto si sviluppa all’interno del museo avvalendosi di apparati multimediali non interattivi, sempre utilizzati come compendio alla visita e all’illustrazione dei temi esposti. La copertura wi-fi dell’intera area espositiva costituisce una possibile piattaforma da sviluppare per ulteriori applicazioni mirate alla comunicazione dei contenuti del museo. Plastici ricostruttivi anche collegati a proiezioni di immagini completano gli apparati di didascalizzazione del museo: si propone al visitatore un percorso di visita lungo il quale la presenza delle testimonianze del passato è sempre accompagnata da apparati della comunicazione che ne chiariscono la natura e collocazione all’interno della storia dell’evoluzione del territorio ravennate.

Foto Massimo Argnani

Continua a leggere ===> Cosa troveremo nel nuovo Museo di Classe

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