Rapito, ucciso e gettato nel fiume 32 anni fa, concluse le indagini: tre indagati

Sono stati notificati i provvedimenti di avviso della conclusione delle indagini nei confronti di tre uomini ritenuti indiziati del sequestro di persona e dell’omicidio di Pier Paolo Minguzzi

Importante svolta nel caso dell'omicidio di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne di Alfonsine, studente universitario e Carabiniere di leva alla caserma di Mesola (Ferrara), sequestrato il 21 aprile 1987 mentre stava rincasando e probabilmente ucciso quasi subito dai rapitori.

All’esito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Ravenna e svolte dalla Polizia di Stato, venerdì mattina sono stati notificati i provvedimenti di avviso della conclusione delle indagini nei confronti di tre uomini ritenuti indiziati del sequestro di persona e dell’omicidio, iscritte nel registro degli indagati nel 2018 a 31 anni dalla tragedia. Si tratta di un 54enne siciliano da tempo residente a Pavia, di un 55enne di Ascoli all'epoca carabiniere nel ravennate e di un 62enne di Alfonsine, chiamati a rispondere di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere in concorso. Un anno fa, a luglio 2018, il cadavere di Minguzzi venne prelevato dal cimitero di Alfonsine per essere poi analizzato da un medico legale e da un genetista, per stabilire la causa della morte del giovane e analizzare eventuali profili di dna sui resti.

L'omicidio

La vittima, un giovane benestante imprenditore locale nel settore del commercio e della lavorazione della frutta, dopo avere accompagnato a casa la fidanzata quella notte scomparve senza lasciare traccia; la sua auto venne ritrovata l’indomani mattina in una via del centro, regolarmente parcheggiata. Nei giorni successivi alla scomparsa del ragazzo, la sua famiglia ricevette la richiesta di pagamento di una riscatto per 300 milioni di lire; il 1 maggio 1987 il corpo senza vita del giovane venne rinvenuto nel Po di Volano, in provincia di Ferrara, legato a una inferriata.

Le indagini, effettuate dalla Squadra Mobile di Ravenna con la collaborazione del Servizio Centrale Operativo di Roma, sono state riaperte sul finire del 2017 con provvedimento del Procuratore della Repubblica, su richiesta della famiglia della vittima e sono consistite principalmente in una minuziosa analisi di quanto già in atti e all’escussione di varie persone infornate sui fatti, anche in relazione a un analogo grave accadimento, avvenuto circa tre mesi dopo nella stessa cittadina, che vide coinvolti i tre indagati in un'estorsione ai danni di un altro imprenditore di Alfonsine e che ebbe come epilogo la morte di un giovane Carabiniere del luogo, fatto per il quale vennero condannati a gravi pene detentive. L’attività svolta ha evidenziato significativi elementi comuni tra i due gravi fatti delittuosi e la sussistenza di un importante quadro indiziario nei confronti dei tre indagati, motivi che hanno determinato l’Autorità giudiziaria inquirente a procedere nei loro confronti.

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