Omicidio di San'Alberto, l'assassino "soddisfatto" di aver ucciso l'odiato figlio

Non ha negato, continuando sulla linea del riconoscimento di ogni responsabilità, anzi manifestando anche una certa "soddisfazione" per essersi tolto questo "peso", vale a dire le continue richieste di uno dei suoi dieci figli. Giuseppe Paolino, 72enne, è stato interrogato in ospedale

Non ha negato, continuando sulla linea del riconoscimento di ogni responsabilità, anzi manifestando anche una certa “soddisfazione” per essersi tolto questo “peso”, vale a dire le continue richieste di uno dei suoi dieci figli. Giuseppe Paolino, 72enne pensionato che verso le 18 di mercoledì a Sant'Alberto, nel Ravennate, ha ucciso il figlio Nunzio ha spiegato di averlo fatto con un coltello, quindi di avere poi fumato una sigaretta di fronte al cadavere e infiei di essere andato a prendere l'ascia che custodiva nella camera da letto per infierire sulla testa del giovane ormai morto.

E' quanto in buona sostanza, davanti al Gip Antonella Guidomei, ha detto l’assassino, ricostruendo il termine dell'ennesima lite domestica. I due, originari di Torre del Greco (Napoli), condividevano da un paio d'anni un alloggio di una cinquantina di metri quadri al quarto e ultimo piano di una palazzina popolare nella prima campagna della frazione romagnola. L'udienza di convalida si è svolta in ospedale dove l'uomo, che era rimasto ferito nel corso della colluttazione con il figlio, è stato operato a una mano.

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Per lui il Pm di turno Angela Scorza ha chiesto il carcere; la difesa ha chiesto al giudice di valutare l'eventuale collocazione in un centro psichiatrico, riservandosi di chiedere più in là una perizia psichiatrica. Il Gip si è riservato la decisione. Sempre nel pomeriggio è stata eseguita l'autopsia sul corpo del figlio. L'ultimo litigio si era innescato per ragioni economiche legate ai contributi erogati ai dieci figli avuti con due mogli differenti, entrambe defunte.

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