Vasta operazione antidroga nel Nord Italia: perquisizioni anche nel ravennate

L'attività ha permesso di disarticolare un'associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti

Ha interessato anche il ravennate e il riminese la vasta operazione antidroga svolta dai Carabinieri della Compagnia di Borgo Banigale e coordinate dalla Procura di Bologna. Sono stati impiegati 200 militari, con unità cinofile ed elicotteri. L'attività ha permesso di disarticolare un'associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, con l’esecuzione di 18 misure cautelari e numerose perquisizioni, che hanno interessato non soltanto il territorio nazionale (province di Bologna, Rimini, Ferrara, Ravenna, Modena, Vercelli, Terni e Matera) ma anche Spagna (Barcellona) ed Albania (Valona). Sono stati sequestrati oltre 130 chili di stupefacente. Le indagini hanno fatto emergere l’operatività di una radicata associazione criminale, costituita da soggetti di etnia italiana, albanese e nordafricana, operativa nella movimentazione di ingenti quantitativi di marijuana e hashish sull’asse Spagna – Italia, destinati alle piazze di spaccio bolognesi. Sono stati contestati anche i reati di estorsione, nonché detenzione e porto abusivo di armi.

Come riporta BolognaToday, l'indagine dei Carabinieri di Borgo Panigale è partita nel 2017, con due battute di arresto, a causa dell'esplosione in autostrada ad agosto 2018 e dell'alluvione del Reno, ed è stata coordinata dal Procuratore Capo di Bologna Giuseppe Amato e dai Sostituti Procuratori Flavio Lazzarini e Marco Forte. E' stata comprovata l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, finalizzata al traffico e alla produzione di sostanze stupefacenti, nonché detenzione e porto abusivo di armi, estorsione, lesioni personali e furto. Oltre a tre italiani e due cittadini albanesi, considerati i capi, "La banda si avvaleva di esecutori, basi logistiche, fiancheggiatori, prestanome e sosteneva anche le spese legali per eventuali arresti o denunce" ha detto il colonnello Pierluigi Solazzo, comandante provinciale dell'Arma, quindi "è stata colpita un'organizzazione che sta a monte dello spaccio di piazza".  "Un'indagine onerosa e costosa, non ci siamo voluti fermare sui singoli episodi di sequestri di droga - ha detto il procuratore capo Giuseppe Amato ai cronisti - ma si è ricostruita completamente l'organizzazione, arrivando così alle custodie cautelari in carcere". Quindi non un'organizzazione "rudimentale, ma persone in grado di acquistare o noleggiare auto e telefoni, servendosi di prestanome, e di procurarsi documenti falsi". 

I membri dell’organizzazione operavano nel territorio bolognese, dove avveniva lo smercio, in Francia e in Spagna, basi di approvvigionamento dello stupefacente. Più volte infatti si sono recati presso i porti di Malaga, Valencia, Barcellona e Nizza per rifornirsi per poi creare una vera e propria rete di distribuzione sul territorio. L'organizzazione composta da italiani, albanesi e nord-africani si occupava dell'importazione di stupefacenti da Francia e Spagna, dove "gli addetti" all'acquisto si sono recati spesso, e, grazie alla cooperazione internazionale, due destinatari di mandato di arresto sono tenuti sotto controllo dalle forze di polizia spagnole. Altro stupefacente proveniva dal Marocco. Dopo aver acquistato la droga, altri associati effettuavano il trasporto dividendosi su almeno tre auto-vedetta, che si distanziavano di circa 5 minuti l’una dall’altra.

I punti-base erano tutti nel bolognese, ma generalmente la banda si riuniva in un ristorante-pizzeria a Castel Maggiore, dove veniva custodito parte dello stupefacente, e dove sono avvenuti anche pestaggi violenti e intimidazioni nei confronti di debitori. Avevano ricavato, in alcune aree della cucina e della dispensa, nello sgabuzzino del bagno del personale di servizio, spazi per occultare la droga. Utilizzavano anche nomi in codice sempre riferiti al ristorante, quali ad esempio farina e pane per indicare la cocaina, cioccolato e pesce per indicare hashish e marijuana, dolci o pizze per indicare quantitativi più importanti. In una circostanza, uno degli spacciatori che non era riuscito a pagare la droga acquistata poiché era stato arrestato dai Carabinieri è stato sequestrato per alcune ore e picchiato con una mazza da baseball in un parcheggio di Castel Maggiore, riportando lesioni giudicate guaribili in 40 giorni, ovvero la frattura del braccio destro ed una lesione orbitale e al timpano. In un' altra circostanza, uno dei debitori è stato prelevato dalla cellula albanese e portato in una base di San Ruffillo, dove è stato pestato poiché non aveva ancora pagato un debito di circa 50 kg di marijuana. Sempre nel ristorante, in numerose occasioni, sarebbero state usate anche pistole per intimorire gli insolventi.

La droga acquistata all’estero veniva depositata a Bologna in garage in affitto, con regolari contratti, sempre ubicati nelle immediate vicinanze delle residenze dei principali esponenti, che in questo modo tenevano sempre sotto controllo la droga, ovvero nelle adiacenze del campo nomadi di via Erbosa, dove è stato eseguito un arresto. La droga acquistata finiva poi nelle piazze di spaccio bolognesi, in piazza Verdi, alla Montagnola, in zona Pilastro, Corticella e Borgo Panigale. Lo spaccio al dettaglio nelle piazze bolognesi avveniva prevalentemente con appuntamento telefonico, mediante consegna in luoghi spesso affollati per destare minor sospetto, come piazza Verdi. Il comandante del Norm di Borgo Panigale Riccardo Angeletti ha "fatto i conti in tasca" agli spacciatori: " Le attività fruttavano il 200%-300% circa del capitale investito. Infatti per un chilo di marijuana pagavano in Spagna e Francia dai 6.000 ai 10.000 euro, per poi rivenderla al dettaglio in Italia a circa 15-25 euro al grammo. Per un panetto di hashish da 250 grammi pagavano dai 1.500 ai 2.000 euro (circa 6.000-8.000 euro al kg), rivendendo al dettaglio a circa 15-20 euro al grammo. Il prezzo della cocaina, invece, all’estero era di 40.000-50.000 euro al chilo, mentre a Bologna, all’esito anche delle operazioni di taglio, veniva rivenduta a circa 80-100 euro al grammo". 

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