Ricoverata senza poter vedere o muoversi, ringrazia il reparto: "Ho sentito professionalità intorno a me"

Margherita (nome di fantasia), pianista 49enne, ad aprile viene ricoverata all'improssivo nel reparto 'Stroke Unit-neurologia' dell'ospedale di Ravenna

Quando si viene ricoverati in ospedale per un attacco improvviso e violento, quando si riesce a percepire cosa sta succedendo, ma senza essere in grado di parlare o vedere, l'ansia può prendere il sopravvento. Ed è qui che entra in gioco la bravura del personale sanitario, che oltre alle competenze tecniche e specialistiche deve essere in grado di rassicurare e tranquillizzare i pazienti. Un esempio di questa capacità deriva dalla lettera di una donna che, qualche mese fa, è stata ricoverata all'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna e, una volta ristabilitasi, ha deciso di scrivere una lettera per ringraziare tutto il personale ospedaliero che si è preso cura di lei.

Margherita (nome di fantasia), pianista 49enne, "moglie e madre appassionata della vita e del proprio lavoro", come si definisce lei stessa, ad aprile viene ricoverata all'improssivo nel reparto 'Stroke Unit-neurologia' dell'ospedale di Ravenna, per esordio con crisi scompensata di una rara malattia neuromuscolare autoimmune. "Sono pianista e il mio udito si mantiene specializzato e attento, ma il resto del mio corpo non mi risponde più, le palpebre non si alzano, ho bisogno di tutto - scrive Margherita nella sua 'testimonianza sensoriale' - Sento attorno a me movimenti netti e precisi, ordinati, organizzati, sequenziali, ripetitivi, ciclici ma con energie diverse. A ogni cambio turno arriva una nuova “squadra”: il medico, con una sua postura, voce e disponibilità; l’infermiere, che come un “direttore d’orchestra” percepisco raggiungere il suo “podio”-carrello della terapia al centro della sala; l'Oss, che fin dal mattino mi lava, mi cambia, mi porta il cibo e anche la “sciccheria” del kit usa e getta per l’igiene orale, mi lava i capelli per togliere il gel dell’elettroencefalogramma, non mi fa sentire a disagio. La parte più bella e interessante arriva con l’ascolto del passaggio delle consegne: anche se ci separa il vetro della cabina centrale, mi arriva la precisione, la non fretta, la sintesi, la puntualità di ogni minimo particolare, che diviene occasione di riflessione. Non mi arrivano frasi di conflitto, sfiducia, diffidenza, filtro. Mi arriva serietà, competenza, progetto che scaturisce da un continuo flusso di riflessione allargata. “Mi faccio persuasa" che questa neurologia è scienza che scaturisce tanto dai dati scientifici degli esami richiesti quanto dalla intuizione umana di medici in comunicazione tra loro".

L'orecchio attento della pianista non le fa sfuggire nessun dettaglio, nonostante Margherita sia impossibilitata a vedere o muoversi: "Più volte al giorno riconosco la voce del primario, il dottor Pietro Querzani, perchè ha un timbro di voce tonico, positivo, ricco di armonici acuti. Lo sento vicino al medico di turno al computer, per aggiornarsi; lo sento vicino all’infermiere, per controllare la terapia; lo sento vicino a me, poiché quando passa non manca mai di farmi una carezza, quando ho ancora gli occhi chiusi; lo vedo appena ho le palpebre un po’ aperte, perché non manca mai di farmi un cenno di incoraggiamento con la mano. Io non conosco l’organizzazione di questa realtà che si chiama 'Stroke unit'. Io per la prima volta nella mia vita mi ci trovo ricoverata, da paziente in grave difficoltà. Ma quello che “mi arriva”, giorno dopo giorno, mi accoglie, mi contiene, mi cura tanto quanto la terapia farmacologica. Anzi, per tanti giorni, sebbene io continui a peggiorare, mi sento “tenuta” da un lento e paziente flusso che mi dà sicurezza, più di cento discorsi informativi su questa sala speciale e preziosa che è la 'Stroke unit' di Ravenna, prima a me sconosciuta: semplicemente “mi arriva”. Perché dovrebbe essere un dovere di ogni paziente che riconosce un pregio nell'assistenza pubblica, tanto per una malattia rara quanto per un'altra più frequente, renderne onore e riconoscimento. Non solo lamentele, anche lucidità nel leggere e riconoscere una realtà che funziona".

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