Ospedale di Faenza, la Lega all'attacco: "Punto nascite verso la chiusura"

Il consigliere del Carroccio Andrea Liverani: "Invito i rappresentanti del Pd a un confronto con la cittadinanza. Il tema è troppo importante per non considerarlo una priorità"

Continua la battaglia del Carroccio a Faenza, con un'interpellanza del capogruppo Gabriele Padovani, contro "quella che pare sempre di più una riduzione programmata dei parti, per arrivare alla chiusura del punto nascite". “Il sospetto (forte) è che l’obiettivo sia una solo: determinare la chiusura del punto nascite di Faenza, facendogli fare la fine di altri eclatanti casi in regione”. Anche Andrea Liverani, consigliere regionale della Lega Nord, torna sulla situazione del reparto, sempre più preoccupante come testimoniato da adetti ai lavori e mamme. “I numeri parlano chiaro - spiega il consigliere - con un calo dei parti intorno al 30%, che non rispecchia l’andamento demografico. Più voci denunciano l’incidenza delle nuove politiche regionali su Ostetricia e Ginecologia: le gestanti vengono trasferite in altri ospedali, perchè le gravidanze vengono definite ‘a rischio’, ma spesso si finisce per costringerle a partorire in strutture per loro meno ospitali. Considerando anche la sospensione dei cesarei programmati, è evidente come venga drasticamente ridotta la quantità di parti a Faenza e sappiamo che secondo gli standard recepiti dalla Regione, sotto i 500 all’anno il punto nascite viene chiuso”.

Liverani chiede una presa di posizione del Partito Democratico: “Invito gli alti rappresentanti del Pd faentino a un confronto con la cittadinanza. L’incontro è aperto a tutti e dunque a tutte le forze politiche: il tema è troppo importante per non considerarlo una priorità comune a chiunque abbia a cuore il futuro delle nostre famiglie. Perchè qui c’è in ballo questo”. Nel frattempo, il consigliere del Carroccio presenterà un’interrogazione alla Giunta regionale, mentre in Comune a Faenza ci sarà l’interpellanza del capogruppo Padovani. “La nostra battaglia - affermano entrambi - è anche per contrastare la riorganizzazione in atto di tutto l’ospedale, perchè è ormai chiaro come la tendenza sia unicamente la riduzione dei servizi”.

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