Piazza Kennedy, "un patrimonio archeologico seppellito illegalmente sotto al cemento"

Il capogruppo di Lista per Ravenna Ancisi ha presentato un esposto firmato da tutti i consiglieri dell'opposizione riguardante i lavori della nuova piazza Kennedy, che secondo il consigliere sarebbero stati svolti illegalmente

"Abbiamo seppellito sotto a un pesante strato di cemento un patrimonio archeologico del terzo secolo avanti Cristo, per di più sprecando centinaia di migliaia di euro. Abbiamo tombato una piazza, ma non possiamo tombare anche la ricerca delle responsabilità".

Sono parole forti quelle espresse dal capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi, che ha presentato un esposto riguardante la riqualificazione di piazza Kennedy, trasmesso alla Procura della Repubblica, che verrà esaminato martedì in consiglio comunale. La convocazione del consiglio è stata richiesta da tutti i 12 consiglieri di opposizione. Un “primo testo, aperto ai contributi consiliari” - si legge nella richiesta - propone che il consiglio comunale “esprima al riguardo fiducia nell’operato della Magistratura e volontà dell’amministrazione comunale a corrispondere pienamente ad ogni richiesta di collaborazione della parte inquirente”.

L’iniziativa si riallaccia alla posizione che tutti i gruppi di opposizione espressero nell’ottobre 2015 sottoscrivendo l’istanza rivolta al ministro dei beni culturali e al soprintendente archeologico dell’Emilia-Romagna, affinché il progetto della nuova piazza Kennedy "ne valorizzasse, o almeno non ne mortificasse, le straordinarie potenzialità archeologiche - commenta Ancisi - Essendo costata almeno un milione e 765 mila euro, per niente proporzionali al risultato, con un iter travagliatissimo che ha messo a dura prova la città, non sembra opportuno che si debba tombarne, alla luce delle norme di legge che avrebbero dovuto essere rispettate, anche le cause e le responsabilità".

Ciò che contesta Ancisi, essenzialmente, è il fatto che i lavori di riqualificazione della piazza sarebbero stati svolti - secondo l'esposto - senza l'autorizzazione obbligatoria del progetto preliminare da parte della soprintendenza. "Piazza Kennedy ricade per legge tra gli immobili pubblici di interesse archeologico - si legge nell'esposto - La combinazione delle norme del Codice dei beni culturali e del Codice degli appalti pubblici avrebbero dunque imposto, sui lavori da realizzarvi, una verifica preventiva dell'interesse archeologico in sede di progetto preliminare. Il comune, chiedendo, nel 2012, alla soprintendenza l’obbligatoria autorizzazione al progetto preliminare dell’opera, avrebbe dovuto dunque produrre, e la soprintendenza pretendere, gli esiti delle indagini geologiche e archeologiche preliminari". L’esposto documenta invece che “nessuna indagine geologica e archeologica è stata compiuta preventivamente all’avvio dei lavori di Riqualificazione di piazza Kennedy. Nessun elaborato del genere figura nel progetto preliminare”. Ciononostante, la soprintendenza ha  autorizzato l’intervento. 

"Nel giugno 2015, a lavori in corso, la scoperta accidentale di ossa umane riportò però l’attenzione sulla  chiesa medioevale di Sant'Agnese, bene indicata dai catasti storici in quella posizione. Essendo già ampiamente prevedibile la presenza sotto la piazza di resti dell’antichità ben più importanti, risalenti all’età romana, la soprintendenza impose allora al comune l’esecuzione di sondaggi di scavo archeologico, estesi anche all’area limitrofa degli ex Orti Rasponi, richiedendone poi, nel novembre 2016, un’ulteriore serie, per un costo totale (a carico del comune) di 565mila euro". L’esposto argomenta che "avendo tali sondaggi raggiunto la profondità massima di 3,80 metri negli Orti, nulla si sarebbe potuto trovarvi, essendo certo che per i resti di età romana occorre scavare ad una profondità maggiore di alcuni metri. Facile prevedere che la spesa sarebbe stata inutile". Riguardo a quanto ritrovato di età medioevale nell’area di Sant’Agnese, l’esposto conclude che, “mentre non si ha notizia di come e e dove siano finiti gli oggetti archeologici reperiti, la chiesa è stata nuovamente seppellita. Le strutture rinvenute sono state ricoperte con un tessuto non tessuto e l’area è stata riempita per la preparazione della fondazione e della relativa sovrastruttura stradale prevista in progetto”.

Le ipotesi di reato che si possono ricavare dall’esposto attengono innanzitutto alle norme penali che impongono opere di prevenzione dei danni potenziali, di corretta manutenzione e di valorizzazione appropriata dei beni culturali sottoposti a tutela. La mancata effettuazione di indagini preventive sul progetto di riqualificazione - è scritto - fa ritenere ragionevolmente certo il mancato rinvenimento sul posto di reperti archeologici risalenti fino al terzo secolo a.C., di  tale eccezionale importanza che avrebbero obbligato la soprintendenza a respingere il progetto preliminare della nuova piazza. "La scelta effettuata di realizzare un sottofondo ed una posa del pietrame cementizi ha prodotto una strada di assoluto non ritorno per possibili scavi futuri, quasi una tomba. Si sarebbe potuto e dovuto realizzare soluzioni di pavimentazione della piazza rispettose del  patrimonio archeologico sottostante, in previsione di futuri scavi e preziosi rinvenimenti”. Inoltre  “la compattazione, tramite mezzi meccanici mobili, di oltre 3 metri di inerte granulare sopra la chiesa di Sant’Agnese hanno determinato danni alle strutture rinvenute, e l’uso del cemento in quantità esagerate inquinerà le strutture sottostanti di pietra”.

Il comune - conclude Ancisi - “ha speso 565.000 euro pubblici non solo per riportare in luce e poi riseppellire la chiesa di Sant’Agnese, ma, peggio ancora, per scavare negli ex Orti Rasponi sapendo che sarebbe stato a vuoto. Per non dire dell’esagerato prolungamento dei lavori, che tanti danni ha prodotto all’intero tessuto economico, commerciale e turistico del cuore storico di Ravenna; come pure dei minori introiti alle casse del comune di Ravenna, non fosse altro che per il taglio delle tasse concesso agli imprenditori sfortunati che ne hanno subito le maggiori nefaste conseguenze”.

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