Al via i lavori dopo la frana: riapre via Argine Destro Ronco

L'intervento di ripristino, tuttora in corso e che si è protratto anche per tutta la notte, dovrebbe concludersi nelle prossime ore

Foto Massimo Argnani

A seguito dei lavori per la messa in sicurezza dell’argine del fiume Ronco, a monte della chiusa di San Bartolo, da parte dell’Agenzia per la sicurezza e la protezione civile della Regione Emilia-Romagna, la via Argine Destro Ronco è stata riaperta, dopo la chiusura dovuta a una frana verificatasi giovedì. L'intervento di ripristino, tuttora in corso e che si è protratto anche per tutta la notte, dovrebbe concludersi nelle prossime ore.

"Esattamente due anni fa presentai al sindaco l’interrogazione “227 residenti in via Argine Destro Ronco, come su un sentiero di guerra” - spiega il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - La strada era da anni in condizione pessime e molto pericolose. Il fondo era un mosaico ininterrotto di buche e rattoppi fatti male, perfino lesinando il materiale utilizzato. Allegai alcune foto da incubo scattate di notte sul posto percorrendo in macchina, col cuore in gola, l’intero tragitto tra Madonna dell’Albero e Gambellara al seguito di un esperto residente. Questo problema è stato risolto con un ottimo lavoro di pavimentazione della carreggiata (addirittura troppo attraente come strada ad alta velocità sostitutiva della Ravegnana o della Viazza). Il crollo della diga di San Bartolo ha sollevato in chi vi abita a lato preoccupazioni maggiori che giovedì, con il crollo dell’argine destro del Ronco avvenuto a 150 metri a monte della diga, sono diventate angoscia. Avendole raccolte minuto per minuto, posso riferire che la tempestività con cui l’argine è stato riparato, colmandone lo scavo con dei massi, è stato accolto con soddisfazione e con gratitudine verso i tecnici e gli addetti ai lavori che hanno operato tutta la notte. Per obiettività devo però comunicare anche alcune perplessità, espressemi da un residente. Preso atto con sollievo che il crollo dell’argine è addebitato ad una tana scavata da animali coperta dalla vegetazione, in cui l’acqua del fiume si è infilata con la piena di questi giorni, resta la constatazione che lo scavo dell’argine sotto la strada è avvenuto in corrispondenza delle opere messe in atto sulla sponda opposta. Precedentemente alla piena, il letto del fiume era stato “riempito” all'altezza della chiusa. Poi, a poche centinaia di metri a monte, per realizzare un accesso carrabile al letto del fiume è stata scavata la sponda del lato Ravegnana, tramite cui, con accumulo di massi, si frapponesse alla corrente dell’acqua un ostacolo che ne “rallentasse” la velocità, a beneficio dei lavori da compiere. Si è pensato a eventuali effetti di senso contrario sulla sponda opposta? Se ne potrebbero produrre altri, animali o no? E nel caso, come si intenderebbe prevenirli? Tragedia sulla diga a parte, non sarebbe necessario che gli argini dei fiumi, specie se a maggior rischio di tenuta o di frana, fossero costantemente monitorati onde provvedere sollecitamente alle dovute opere di manutenzione e di pulizia dalla vegetazione e da altri ostacoli o frapposizioni impropri, così prevenendo dei disastri o riducendone l’entità? La tana colpevole del fatto odierno si sarebbe allora intravvista per tempo. Nessuna polemica: giro al sindaco queste domande, consapevole che non ha alcuna responsabilità in materia di gestione dei corsi d’acqua nel territorio comunale e che non sono direttamente sue quelle politiche ma che, in quanto primo cittadino di Ravenna, è in grado di raccogliere e comunicare ai cittadini le risposte alle loro domande che siano meritevoli di ascolto".

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