Pini abbattuti in via Maggiore, gli attivisti: "Goccia che fa traboccare il vaso"

Dopo il taglio dei primi pini di via Maggiore, il meetup 'A riveder le stelle' - i cui attivisti erano intervenuti per cercare di bloccare l'abbattimento - torna a insistere sull'argomento

Dopo il taglio dei primi pini di via Maggiore, il meetup 'A riveder le stelle' - i cui attivisti erano intervenuti per cercare di bloccare l'abbattimento - torna a insistere sull'argomento. "Con tanta tristezza abbiamo salutato lunedi la distruzione di sette pini domestici di via Maggiore - spiegano dal meetup - Il simbolo millenario di Ravenna - per cui fu scritta, proprio a Ravenna, la prima legge di tutela del paesaggio d’Italia - accoglie cittadini e turisti con un filare di esemplari maestosi di almeno settant’anni, nel viale di accesso principale alla nostra città. Ora è iniziato lo sventramento, e tutto lascia presupporre che lo sconcio continuerà fino alla totale distruzione dell’infrastruttura verde. Aumentare i parcheggi (a pagamento), posare sottoservizi e fibra ottica proprio a ridosso degli alberi tagliati (come accaduto poco dopo l’abbattimento dei due pini sani), eliminare in un colpo solo le necessarie manutenzioni, risolvere radicalmente i problemi del dissesto stradale: queste le priorità di una città che non aspira più al decoro urbano, all’accoglienza, al rispetto degli esseri viventi che ci donano ossigeno, ombra, protezione dall’inquinamento e dal rumore, ricovero per l’avifauna, ma che taglia, cancella, asfalta, cementifica e bypassa senza colpo ferire regolamenti e persino le Direttive europee, tirando dritto anche davanti agli accorati appelli dei cittadini che, sostenuti dalla sezione di Ravenna di Italia Nostra, si mobilitano, provano a fare proposte e, per non parlare a vanvera, forniscono a proprie spese correndo contro il tempo, perizie scientifiche per salvare le nostre infrastrutture verdi".

Un atteggiamento, quello dell’Amminstrazione, ritenuto dal meetup "contro il verde urbano, che va dalle potature selvagge (primo passo per l’indebolimento strutturale e gli attacchi fungini), agli abbattimenti facili, ai progetti di distruzione di parchi urbani (vedi via Nizza), e che, nel viale principale di accesso alla città, ha fatto traboccare il vaso. Un verde “usa e getta”, in cui l’albero è un oggetto di consumo di durata limitata che vale eventualmente come numero e non come età, specie, capacità di fornire servizi ecosistemici (ovvero a favore del benessere di tutti), valore ornamentale e collocazione. Eppure, come scrive l’agronomo fiorentino Romanelli nella conclusione della sua relazione sui pini di via Maggiore esperiti sabato 8 giugno alla presenza di due cittadini: “Un miglioramento significativo delle condizioni generali dell’alberata può essere ottenuto attraverso la rimozione delle superfici in asfalto presso le aiuole ed i posti riservati alla sosta delle auto e la sostituzione rispettivamente (ad esempio) con stabilizzato e auto bloccanti. Questi ultimi in particolare coniugano le funzioni di sostegno del peso dei veicoli in sosta e permeabilità all’aria, consentendo di ottenere un aumento del volume di suolo proficuamente utilizzabile dalle radici dei pini. A tale sistemazione conseguirebbe una riduzione apprezzabile dei fenomeni di dissesto delle superfici ed un aumento della salute e della solidità strutturale e quindi della stabilità degli alberi. Infine eventuali lavorazioni stradali necessitano tenersi a debita distanza dalle radici portanti dei pini oppure essere condotte con tecniche idonee alla relativa preservazione. In ogni caso dette lavorazioni necessitano avvalersi d’adeguata Direzione Lavori dotata di competenze e professionalità arboricolturali”".

"Le soluzioni dunque ci sono, come accade in tutte le città che, al contrario nostro, tengono i pini con massimo rispetto, ma è necessaria conoscenza, amore per il verde, manutenzione seria e ben programmata che metta al primo posto le esigenze dei pedoni, dei ciclisti, delle persone con difficoltà a deambulare e di tutti i cittadini che non vogliono la nostra città spogliata dagli alberi - commentano gli attivisti - E invece, a quanto sembra, tutto è deciso dall’Ufficio dei Lavori Pubblici, senza tener in alcun conto del Regolamento comunale del verde che vieta abbattimenti fino a fine luglio. Siamo restati perplessi per i documenti ricevuti, dopo due solleciti urgenti e solo tre giorni prima degli abbattimenti: vi è l’autorizzazione all’abbattimento di quattro alberi, non di sette, le valutazioni sono state fatte da un consulente esterno (il Comune non ha agronomi al proprio interno?), gli alberi non sono valutati in condizioni di massima gravità (che avrebbe reso possibile la deroga al regolamento e l’abbattimento immediato), vengono rilevate lesioni e danni che il nostro perito non ha riscontrato - fatto che abbiamo documentato con numerose foto e filmati - non sono state effettuate le prove a trazione necessarie per valutare col massimo scrupolo le piante di un filare di questa importanza, dove, lo ricordiamo, la perizia commissionata dai cittadini ha stabilito che due piante erano in perfetta salute, tre erano da valutare con prova a trazione e due era possibile abbatterle. Infine, resta l’amaro della lettera del Comune ricevuta dai cittadini in data 7 giugno dove si legge che: “in caso di presentazione di perizie di parte relative alla stabilità degli alberi, l’ufficio avrebbe proceduto a visionarle”. La perizia era pronta, abbiamo supplicato in ogni modo possibile di aspettare l’invio della relazione firmata dal perito ed infatti arrivata nel pomeriggio di lunedì 10 giugno, giorno dell’abbattimento, abbiamo provato a chiamare invano l’Assessorato all’ambiente e a chiedere alla Municipale di farlo, come avrebbe fatto chiunque volesse tutelare alberi sani ed il Comune stesso da un’azione a nostro parere sbagliata: ma è stato tutto inutile".

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