Piscina comunale, una storia infinita: "Ma ora siamo alla resa dei conti"

Dopo l'incontro programmato per venerdì sera, i gruppi d'opposizione del consiglio hanno richiesto la convocazione ad hoc di una seduta del consiglio comunale dedicata alla piscina

La storia infinita della nuova piscina comunale: dopo l'incontro programmato per venerdì sera, i gruppi d'opposizione del consiglio hanno richiesto la convocazione ad hoc di una seduta del consiglio comunale dedicata alla piscina. L’iniziativa, a opera dei capigruppo di Lista per Ravenna, Lega Nord e Forza Italia, è stata condivisa e sottoscritta da tutti i 12 consiglieri di minoranza, dunque anche dei gruppi CambieRà, Gruppo Misto, La Pigna e Ravenna in Comune. La seduta sarà convocata, aperta al pubblico, per il pomeriggio di martedì 28 maggio. Il documento di cui si discuterà è stato redatto, con il contributo fattivo di tutti i gruppi aderenti, dal primo firmatario, Alvaro Ancisi, che ne sarà anche il relatore.

"I nodi che si chiede alla giunta comunale di sciogliere sono i seguenti - spiega Ancisi - Secondo il codice degli appalti, il contratto quindicennale con l’attuale gestore dell’impianto esistente sarebbe dovuto cessare il 31 dicembre scorso, senza alcuna proroga. La giunta comunale ne ha invece concesso una di sei mesi. Il codice stesso e ancor prima la legge comunitaria del 2004 impongono però che non ce ne sia un’altra. Il 1 luglio il Comune potrà dunque gestire la piscina solo in proprio. Si vuol sapere se questa sia l’intenzione della giunta comunale e come vorrebbe praticarla, oppure se intende violare ulteriormente, e più gravemente, la legge. Al costo pubblico di 15,2 milioni e anche meno, una seconda piscina avrebbe potuto e potrebbe essere realizzata in una zona opposta a via Falconieri, onde offrire un miglior servizio alla cittadinanza residente sul lato nord della città e del forese. La giunta dovrà spiegare quale coerenza e quale prevalente interesse pubblico motivino la sua nuova scelta. La giunta comunale ha approvato una relazione sulla “verifica di fattibilità” del project financing proposto da Arco Lavori, che ha giustificato così l’abbattimento della vecchia piscina: “L’attuale impianto…risulta, in gran parte delle sue componenti, in uno stato vetusto e che necessita di interventi straordinari, che consistono nel rifacimento degli impianti tecnologici, della copertura mobile, nella rifunzionalizzazione degli spogliatoi e delle vasche…”. Agli atti risulta che tale impianto, quando fu affidato, nel 2004, allo stesso gestore del precedente appalto, era stato a caro prezzo pubblico rimesso totalmente a nuovo e in piena efficienza. Nel corso della gestione, la ditta appaltatrice ha incassato dal Comune canoni per 6 milioni e 80 mila euro (+ Iva) del valore di allora via via indicizzato, lasciando al Comune solo il 3% degli incassi sui circa 8 milioni, ai valori attuali, introitati nei 15 anni. Ha incassato dunque, in totale, ben oltre 14 milioni degli euro spendibili oggi. In cambio, alla scadenza, avrebbe dovuto riconsegnare la struttura tal quale, sulla base di norme contrattuali stringenti. Alla giunta si chiede come ciò si contemperi con lo stato attuale dell’immobile, decadente e degradato, e con gli alti costi necessari per rimetterlo in sesto. Di per stessa, la costruzione della nuova piscina richiede un impegno di spesa considerevole, incompatibile col piano finanziario del project financing approvato dalla Giunta e col progetto stesso. La giunta deve dunque chiarire se (come dovuto) intende revocare la deliberazione che approva la proposta privata di Finanza di Progetto presentata da Arco Lavori, e predisporre correttamente una propria nuova proposta di progetto da aggiudicare tramite bando pubblico. E inoltre se vorrà coinvolgere, in ogni fase progettuale, i soggetti che usufruiscono della piscina comunale, quali le società e le associazioni sportive natatorie, nonché la Federazione Italiana Nuoto nazionale, che si è dichiarata disponibile.

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