Tre condanne per il processo 'fanghi del Candiano': "Che impatto avrà sull'Hub portuale?"

Il giudizio ha stabilito che i fanghi sono rifiuti e il loro deposito nelle casse ad autorizzazione scaduta si configura come gestione di discarica abusiva

Si è concluso con tre condanne il processo in primo grado, partito nel 2008, sui fanghi depositati nei terreni di proprietà della Sapir, lungo il Candiano, nelle casse di colmata. Venerdì mattina nelle aule del Tribunale di Ravenna è arrivato il verdetto: il giudizio ha stabilito che i fanghi sono rifiuti e il loro deposito nelle casse ad autorizzazione scaduta si configura come gestione di discarica abusiva. La pubblica accusa aveva chiesto condanne da un minimo di 12 mesi di carcere e 12.000 euro di ammenda a un massimo di 16 mesi di carcere e 16.000 euro di ammenda nei confronti di sei ex amministratori di aziende, dell’Autorità portuale e dell’attuale presidente di Cmc, oltre alla confisca dei terreni di Sapir.

Di questo reato, la sentenza ha ritenuto colpevoli il soggetto committente dei lavori di dragaggio e l’appaltatore degli stessi, condannando l’ex Presidente dell’Autorità Portuale di Ravenna e due ex amministratori della Cmc (è stato invece assolto per non aver commesso il fatto l’attuale Presidente di Cmc). Estraneo alla commissione del reato il proprietario dei terreni sui quali insistono le casse di colmata. Conseguentemente, sono stati assolti i due ex amministratori della Sapir che figuravano tra i sei imputati (dei 10 originariamente rinviati a giudizio, quattro sono stati via via esclusi dal procedimento).

"Se fosse stato un gioco (dopotutto noi abbiamo più volte denunciato l’azzardo da parte dell’Amministrazione Comunale e dell’Autorità Portuale), chi potrebbe rivendicare la vittoria? - commenta Massimo Manzoli, capogruppo in consiglio di Ravenna in Comune - Chi vince? Sicuramente la Procura. I tentativi della difesa di negare la natura di rifiuto per i fanghi, sostenuta invece dall’accusa, sono stati respinti. Così come il tentativo di negare che il termine di scadenza delle autorizzazioni rilasciate dalla Provincia avesse effetti, oltre che sull’atto di immettere i materiali nelle casse di colmata, sulla possibilità stessa di lasciarvi in deposito i fanghi. Non è stata invece accolta la tesi di una responsabilità penale in capo al proprietario dei terreni e delle casse di colmata: dunque ne esce bene anche Sapir. Chi perde? A uscire sconfitta è sicuramente la Cmc (l’ex Amministratore Delegato Foschini e l’ex Vicepresidente Fucchi) anche se, esentandosi da colpevolezza l’attuale vertice, può fare qualche tentativo per tener separato presente e passato della cooperativa: non è cosa irrilevante visto il terribile presente che deve affrontare. Sicuramente sconfitta è l’Autorità Portuale. Certo, è risultato condannato il solo Di Marco, fuori dall’Ente da quasi due anni, ma la valutazione del giudice è stata quella di ricondurre la proprietà del rifiuto all’Autorità Portuale. Dunque, delle sanzioni penali connesse all’attuale persistenza dei materiali in otto casse di colmata, ritenute tutte discariche abusive, non può certo disinteressarsi il Presidente Rossi. Con la conseguenza che, se nominalmente sono Di Marco, Foschini e Fucchi ad essere solidalmente obbligati a svuotare le casse, questi non hanno alcun titolo per farlo e perciò tocca a Cmc e, soprattutto, all’Autorità di Sistema Portuale di impegnarsi nel recupero e nello smaltimento dei fanghi di dragaggio e poi nel ripristino dello stato dei luoghi".

Si tratta di tutti i materiali presenti all'interno delle casse di colmata del porto denominate "Avamporto Porto Corsini", "Centro Direzionale", "Nadep Interna e Centrale", "Nadep Viale Trieste", "Trattaroli 1, 2 e 3". "Un quantitativo di materiale enorme, da oggi senza più dubbi da considerarsi rifiuto a tutti gli effetti, e altrettanto senza alcun dubbio da doversi obbligatoriamente recuperare/smaltire secondo le norme che disciplinano i rifiuti - aggiunge Manzoli - Il nuovo progetto dell’Autorità Portuale, approvato dal Cipe, prevede lo svuotamento della sola cassa Nadep con il trasferimento del materiale nella cassa di colmata Trattaroli che a sua volta dovrà essere prima svuotata del materiale al suo interno e conferibile in cava: queste due operazioni richiederanno circa 150mila viaggi di camion per un costo stimato tra 7 e 10 milioni di euro compresi nei 235 totali previsti per il progetto. "Tutta la tempistica e il successo di questo progetto girano attorno alla cassa Nadep", spiegò Rossi alla presentazione pubblica del progetto. A tutt’oggi nulla si sa ancora di quando la gara per la progettazione esecutiva dei dragaggi verrà bandita, né se l’Autorità Portuale sarà in grado di sostenere i costi dell’appalto alla luce delle recenti decisioni europee che sanzionano come aiuti illegittimi gli indispensabili finanziamenti statali. Ora quest’altra tegola, tutt’altro che imprevista o imprevedibile ma della cui esistenza il Presidente dell’Ente Porto (e il Sindaco) si è sempre deliberatamente disinteressato. "Vi è una vicenda giudiziaria ancora aperta e dunque preferiamo non entrare più approfonditamente nella questione" è stato ripetutamente risposto da Rossi. "Nessun piano B!" ha affermato di fronte alle nostre obiezioni. Ora, però, che tutti i materiali e non solo quelli della cassa Nadep devono essere “gestiti” non è più possibile nascondersi: la scommessa è stata persa! Due domande: come Ravenna in Comune chiediamo dunque al sindaco che, conformemente a quanto disposto dal Tribunale, stabilisca con immediatezza il termine entro il quale l’Autorità Portuale e la Cmc adempiano al recupero e allo smaltimento dei fanghi di dragaggio e poi al ripristino dello stato dei luoghi relativamente alle casse di colmata. Chiediamo poi al Presidente dell’Autorità Portuale di esplicitare come darà attuazione, solidalmente a Cmc, all’obbligo citato, chiarendo finalmente come questo andrà ad impattare sia in modi che in tempi e in costi sul progetto “Hub Portuale”. Ammesso che da tutto ciò non risulti definitivamente compromessa la sua attuabilità nella versione approvata dal Cipe. Il tempo di affrontare la realtà è arrivato: in tutto il porto vi sono milioni di metri cubi di rifiuti che non possono più semplicemente rimanere nelle casse di colmata come sta avvenendo da troppi anni. E va anche riconosciuto che c’è un altro soggetto cui va attribuito il ruolo di vincitore in questo “gioco”: i cittadini raccolti nel Comitato "Vitalaccia Dura" e tutti quanti hanno sostenuto per anni il fatto che i fanghi sono rifiuti e le casse di colmata, non autorizzate, discariche abusive. E che sino ad oggi sono stati trattati dalle pubbliche amministrazioni come rifiuti anch’essi".

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