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Orfani e costretti a elemosinare: una mela al giorno il loro 'stipendio'

Ai ragazzi rimaneva solo un paio di euro per comprare una mela o una scatoletta di tonno per il pranzo. All'operazione, coordinata dalla Dda di Bologna, ha preso parte anche la polizia romena.

Redazione 3 agosto 2012

Smantellata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Ravenna una banda che reclutava bimbi romeni per l'accattonaggio. I guadagni, da 10 a 80 euro a persona al giorno, tutti in monetine, venivano consegnati ai vertici dell' organizzazione. Ai ragazzi rimaneva solo un paio di euro per comprare una mela o una scatoletta di tonno per il pranzo. All'operazione, coordinata dalla Dda di Bologna, ha preso parte anche la polizia romena.

L'organizzazione faceva base a Russi. Secondo quanto emerso dalle indagini, i ragazzini venivano selezionati egli orfanotrofi tra i soggetti con maggiori disagi, e poi li usavano per l'accattonaggio. Ma, primo caso del genere - secondo gli inquirenti - accertato in Italia, anche per fare i mimi fuori dai supermercati o nelle piazze. Sono state almeno 28 le persone così reclutate, tutte di nazionalità romena, perlopiù tra i 20 e i 25 anni. In un paio di casi erano stati sfruttati anche cinquantenni con gravi problemi personali.

I carabinieri, nel corso di una conferenza stampa, hanno lanciato un appello affinché altre persone eventualmente usate per lo stesso giro si rivolgano all'Arma per denunciare i loro sfruttatori. I due arrestati, incensurati, sono una 32enne romena che ufficialmente faceva la badante e un connazionale 31enne disoccupato. Secondo gli investigatori, erano i vertici dell'organizzazione. Sono stati inoltre denunciati altri otto romeni tra i 31 e i 43 anni. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e alla tratta di essere umani.

L'inchiesta era iniziata nel febbraio dello scorso anno, a seguito di un controllo in un appartamento di San Pancrazio di Russi per una lite domestica. All'interno avevano trovato diversi giovani romeni in precarie condizioni di igiene, malnutriti e costretti a dormire in materassi stesi sul pavimento. Secondo le indagini del Nucleo Operativo, l'intero giro si basava su quattro fasi organizzative.

Nella prima, il reclutamento, si prospettava ai giovani con problemi evidenti la possibilità di una vita migliore in Italia. Quindi veniva il trasporto, a volte appaltato anche a terzi, e l'ingresso attraverso la frontiera di Trieste. Nella terza fase ci si occupava di mantenere la sudditanza dei ragazzi. Per questo, si toglievano loro cellulari e documenti dei quali si forniva solo una fotocopia.

Venivano mantenuti in precarie condizioni di nutrimenti e minacciati per evitare che parlassero con le forze dell'ordine. Ultima fase, lo sfruttamento. I ragazzi, utilizzati perlopiù nel Ravennate - ma in alcune occasioni nelle province di Ferrara e di Rovigo dove c'erano alcuni appartamenti d'appoggio - venivano sistemati fuori da supermercati o nelle vie principali.

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Qui, per avere l'offerta dei passanti, erano a rotazione usati come mendicanti, come mimi o con costumi di animali peluche, fatti indossare anche sotto il sole di luglio. I guadagni, da 10 a 80 euro a persona al giorno, tutti in monetine, venivano consegnati ai vertici dell' organizzazione. Ai ragazzi rimaneva solo un paio di euro per comprare una mela o una scatoletta di tonno per il pranzo.

Controlli dei Carabinieri

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