Manifesti affissi in città, che attraverso foto pubblicizzano un locale a luci rosse nei dintorni di Ravenna, hanno scatenato la reazione da parte di alcuni genitori che li hanno definiti indecenti. Tali dissensi sono stati recepiti dall’assessora alle politiche e cultura di genere Giovanna Piaia che sulla questione ha coinvolto l’osservatorio “immagini amiche”, un organismo nato qualche tempo fa composto da donne di varia estrazione per confrontare punti vista sull’uso di foto femminili e di bambini in ambito pubblicitario.
L’assessora Piaia, che definisce i manifesti “indubbiamente qualificabili come irrispettosi della sfera etica della cittadinanza e della tutela dei bambini e adolescenti, nonché offensivi della dignità e immagine della donna”, in accordo con il sindaco Fabrizio Matteucci ha convenuto di procedere a una segnalazione all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) che se la riterrà fondata, in coerenza alle norme del Codice, ne vieterà l’ulteriore diffusione.
Il codice di autodisciplina della Comunicazione commerciale recita infatti che “la comunicazione commerciale non deve contenere affermazioni e rappresentazione di violenza fisica o morale, tali che, secondo il gusto e la sensibilità dei consumatori debbano ritenersi indecenti, volgari o ripugnanti e che “la comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione”.
A supporto della segnalazione va ricordato anche il Protocollo di Intesa tra il Dipartimento Pari Opportunità e l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria sottoscritto nel febbraio 2011 per il ritiro immediato di immagini discriminatorie o lesive della dignità femminile. Tutti elementi attraverso i quali il Comune, forte anche di quanto previsto all’articolo 2 del proprio Statuto con cui “si impegna a neutralizzare e a prevenire pregiudizi, azioni, utilizzo di espressioni verbali e di immagini lesive del rispetto della persona, nonché il perpetuarsi di stereotipi che non riconoscono la parità fra i sessi e l’uguale dignità fra i generi” si attiverà affinché le autorità competenti sospendano e facciano rimuovere i manifesti.
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