Ricostruire la propria storia attraverso i vecchi filmini: arriva "Sguardi in camera"

Consegnando i propri filmati sarà possibile aderire al progetto che promuove il recupero e la valorizzazione delle pellicole in formati amatoriali diffuse a partire dagli anni '60 che rischiano di essere dimenticate

Giuseppe Pazzaglia, Ouidad Bakkali e Silvia Savorelli

Chi di noi non ha in casa qualche vecchia pellicola di matrimoni, compleanni, concerti o vacanze che con l'avvento delle nuove tecnologie e per via del tempo rischia di andare perduta? Niente paura: ora è possibile recuperare questi ricordi grazie a "Sguardi in camera", l'evento a cura di Giuseppe Pazzaglia e Silvia Savorelli promosso dall'assessorato alle politiche e culture di genere e da Home Movies (Archivio nazionale del film di famiglia), in collaborazione con l’istituzione biblioteca Classense e con la fondazione casa di Oriani.

“Siamo molto contenti di lanciare questa chiamata pubblica - commenta l’assessore alle politiche e cultura di genere Ouidad Bakkali – che ha da una parte l’obiettivo di iniziare a costruire un archivio della memoria di anni molto interessanti, rendendo i materiali che arriveranno testimonianza di quei tempi, e dall’altra quello di indagare in particolare il ruolo femminile: in quegli anni, infatti, la cinepresa era usata quasi esclusivamente dagli uomini, mentre la donna solitamente era il "soggetto", quindi crediamo che tramite questi filmati sia possibile ricostruire il ruolo femminile di quei tempi”.

Dal 2 maggio al 30 giugno consegnando il proprio materiale in uno dei punti di raccolta (biblioteca Classense e biblioteca Oriani) sarà possibile aderire al progetto, che promuove il recupero e la valorizzazione delle pellicole in formati amatoriali (super8, 8mm, 9,5mm e 16mm) diffuse a partire dagli anni Sessanta e che oggi rischiano di essere dimenticate e perse nelle cantine e nelle soffitte, immagini in movimento non più visionabili, a causa anche di proiettori e tecnologie non funzionanti. Le pellicole consegnate verranno preservate tramite il trasferimento in formato video digitale; copie digitali saranno conservate dall'ente promotore, i proprietari delle pellicole riceveranno gratuitamente una copia digitale, in modo da poter preservare il filmato.

"I filmini rappresentano un vero e proprio concentrato di memoria collettiva - ha commentato Silvia Savorelli, documentarista e socia fondatrice di Home Movies - Restituiscono un racconto della realtà diverso da quello della televisione o del cinema e, soprattutto, un'autorappresentazione importantissima. È fondamentale, quindi, la partecipazione dei ravennati, invitati a cercare e portare i propri "film di famiglia" per salvaguardare un patrimonio unico che può raccontarci tanto di un periodo storico importante in cui Ravenna è cambiata tantissimo".

Il progetto vede come risultato finale una mostra fotografica e multimediale, realizzata con i fotogrammi delle pellicole consegnate, e una proiezione con una selezione antologica dei film di famiglia. La mostra racconterà in particolare l’evoluzione del ruolo della donna dagli anni Sessanta a oggi. In prospettiva l’obiettivo è la creazione di un archivio ravennate della memoria filmica famigliare, parte integrante dell’archivio nazionale del film di famiglia.

"Tramite quest'attività si possono anche scoprire cose del proprio passato e della propria famiglia che non si sapevano, è una cosa molto interessante - commenta lo storico del cinema Giuseppe Pazzaglia - Nei paesi del nord-Europa la documentazione tramite vecchie pellicole è una cosa normalissima, ora stiamo cercando di farle prendere piede qui in Italia. Nelle città in cui è stata fatta questa operazione, come Bologna, Rimini, Modena e Reggio Emilia, c'è stata una grande affluenza di partecipanti".

Il progetto sarà presentato al pubblico domenica durante il Garage Sale alle Artificerie Almagià.

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