Coltelli e bastoni in Pronto soccorso: terrore per il regolamento di conti. "Pensavamo a un attentato"

Uno spavento che difficilmente i pazienti che mercoledì sera erano all'ospedale "Santa Maria delle Croci" di Ravenna riusciranno a dimenticare: "Era il caos, nessuno sapeva cosa sarebbe successo"

"Pensavamo fosse un attentato": uno spavento che difficilmente i pazienti che erano mercoledì sera all'ospedale "Santa Maria delle Croci" di Ravenna riusciranno a dimenticare. Mercoledì sera, poco dopo le 22, al pronto soccorso  è scoppiato il panico tra decine e decine di persone. "La sala d'attesa era stracolma - racconta Elisa Urbinati, che accompagnava la madre in ospedale - Tra i seduti nelle prime file c'era questo gruppo, una decina di stranieri, tra i quali anche alcuni ragazzini. Poi è entrato un altro gruppetto di persone, sempre straniere, e si sono iniziati a sentire dei mormorii. E' successo tutto in fretta: in un lampo un uomo del primo gruppo si è girato e ha fatto una smorfia verso il secondo gruppo di persone, ha tirato fuori un coltello e si è messo a correre velocissimo verso la parte vecchia dell'ospedale, passando in modo pericoloso tra le barelle e i pazienti in attesa. La gente ha iniziato a urlare: per un attimo ho pensato a un attentato, poi mi sono resa conto che non poteva essere così e allora abbiamo pensato si trattasse di un ladro in fuga. Poi alcune persone hanno iniziato a inseguirlo per bloccarlo: lui in tutta risposta si è girato e ha mostrato di nuovo il coltello".

E' il caos che ha richiamato nel giro di breve numerose pattuglie: polizia, carabinieri e guardia di finanza sono infatti piombati al pronto soccorso in pochi minuti. Secondo quanto poi ricostruito dalle forze dell'ordine i minuti di terrore andati in scena al pronto soccorso sarebbero stati dovuti ad un "chiarimento", come hanno sostenuto loro, o più probabilmente un tentativo di regolamento di conti, come ipotizzato dagli inquirenti, tra due famiglie di rom di nazionalità rumena che non avrebbero accettato la relazione tra due ragazzini appartenenti alle rispettive famiglie.  La seconda famiglia avrebbe così raggiunto la prima in ospedale, dove a quanto pare si trovava per farsi visitare la ragazzina del rapporto amoroso contrastato dalle famiglie. Oltre ai coltelli, nel trambusto sarebbero spuntati fuori anche cric e bastoni.

Elisa, che ha passato la notte in bianco insieme alla madre, è ancora visibilmente scossa dall'episodio e prosegue nel suo racconto: "Gli infermieri e i medici sono usciti dagli ambulatori per vedere cosa stesse succedendo. Due infermiere hanno bloccato tutte le porte con le barelle - continua a raccontare - Fortunatamente, oltre alla Guardia giurata dell'ospedale che ha tenuto la situazione sotto controllo, in sala c'era anche un militare che si è buttato su un uomo che aveva tirato fuori a sua volta il coltello. Non so cosa stesse facendo, sembrava minacciasse una donna che ha iniziato a urlare in modo disperato e a tirarsi i capelli. Era il caos, urla, minacce, gente che correva, bambini che piangevano: tutto scorreva così velocemente che non abbiamo neanche avuto il tempo di realizzare cosa stesse succedendo. Un infermiere è sbiancato e si è messo a urlare "Questi sono pazzi, sono armati!". Noi ci siamo incollati al muro e siamo rimasti in attesa, sembrava di essere in un film. Poi nel giro di tre minuti le forzse dell'ordine sono arrivate e hanno circondato gli ingressi dei parcheggi, probabilmente per controllare le uscite".

Dopo aver riportato la calma nel reparto ospedaliero, la Polizia ha portato in Questura circa una dozzina di persone, che sono state trattenute lì dentro tutta la notte per interrogatori e per ricostruire i contorni di quanto accaduto. Non si esclude che a precedere l'agguato armato al pronto soccorso sia stato un precedente e violento litigio, dal momento che parcheggiata fuori dal pronto soccorso, cioè lontano dall'area dell'acceso confronto, è stata ritrovata un'auto con un vetro frantumato. La Polizia sta valutando tutte le posizioni che potrebbero presto sfociare in una sfilza di denunce.

In mezzo al trambusto, alcuni infermieri sono riusciti a mantenere la calma e a mettere in sicurezza i pazienti. "Ci hanno spinto negli ambulatori e ci hanno chiusi dentro a chiave - prosegue Elisa - Noi per sicurezza abbiamo messo anche delle barelle davanti alla porta. Nella stanza in cui ero io eravamo una quarantina di persone, altrettante nel secondo ambulatorio, tra cui anche diversi bambini e anziani in barella. Dopo circa un quarto d'ora un dipendente dell'ospedale ha bussato alla nostra porta e ci ha detto che potevamo uscire: fuori c'era ancora qualcuno del gruppo, abbiamo continuato a tenerli sott'occhio, nessuno sapeva cosa sarebbe potuto succedere. Poi le forze dell'ordine, che hanno bloccato gli accessi verso il pronto soccorso, ci hanno detto che chi voleva poteva uscire, non dall'ingresso principale ma da quelli verso via Missiroli o il vecchio pronto soccorso. Ma noi avevamo paura di tornare alle auto parcheggiate al buio, temevamo che qualcuno potesse essersi nascosto nel parcheggio. Così ci siamo dati una mano facendo gruppo, alcuni uomini gentilissimi ci hanno scortati alle auto. Siamo usciti verso le 23.45. E' stato un incubo".

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