Mentre Salvini è in centro, migliaia di "sardine" in Darsena: "Ci muoviamo in banco e siamo tanti"

Sono in migliaia a radunarsi sulla testa del Candiano: tanti ravennati, ma non solo. Si denuncia la politica "dell'odio" di Salvini ma anche l'ipocrisia della sinistra

Foto Massimo Argnani

La testa della Darsena si riempie. Si chiamano "sardine", ma non vengono dal mare. Vengono da Ravenna, da Lugo, da Castel Bolognese, ma anche dall'Emilia. Sono tutti cittadini riuniti in nome dell'antifascismo e dell'antiviolenza. Giovedì sera diverse migliaia di persone si sono riunite sul bordo del Candiano per manifestare e partecipare sotto l'insegna delle Sardine. Avevano deciso inizialmente di radunarsi mercoledì 4 dicembre, in occasione del 75° anniversario della Liberazione della città, le Sardine ravennati, ma poi hanno appreso che il giorno successivo sarebbe arrivato Salvini per inaugurare la nuova sede della Lega. Così è diventata giovedì la serata delle Sardine di Ravenna, il gruppo forte dei circa 12mila iscritti su Facebook.

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Sono centinaia, anzi migliaia. Si sono dati appuntamento alle 19, ma già dalle 18 le strade di Ravenna si sono ritrovate congestionate, mentre la folla via via si radunava. Molti dei partecipanti hanno portato da casa cartelli e immagini di sardine, alcune piccole e altre grandi, alcune semplici e altre luminose. Tanti gli slogan contro Matteo Salvini e la Lega, molti altri invece recavano messaggi di pace e uguaglianza. Come era stato richiesto dagli organizzatori, non ci sono bandiere di partito. Alla fine sono state circa 5mila le sardine ravennati. Un pubblico variegato: giovani, anziani, maschi e femmine. Tutti sono rivolti alla grande ancora della Darsena, là infatti sono raccolti gli organizzatori del gruppo delle Sardine  ravennati. Che parlano e cantano. Il pubblico risponde a tono e in coro tutta la Darsena canta canzoni popolari, tra cui "Romagna Mia" e "Bella ciao". 

Era atteso anche uno dei fondatori del gruppo bolognese, Mattia Santori, ma si è venuto a sapere all'ultimo che da Bologna nessuno è riuscito a partecipare. Così parlano i ravennati. Ragazzi giovani, poco più ventenni, che si rivolgono alla folla con toni pacati, anche emozionati, ma senza mai urlare. "Gli daremo il benvenuto che si merita attirando l’attenzione dei social, dei giornali e dell’Italia intera su di noi privandolo dell’unico elemento che lui necessita: visibilità - avevano commentato gli organizzatori riferendosi a Salvini - Muoviamoci in banco. Siamo tanti e uniti, i numeri sono dalla nostra parte".

Quali sono alla fine i temi che vengono fuori da questa grande riunione? L'antifascismo sicuramente, la voglia di ribadire che Ravenna e tutta l'Emilia Romagna non deve essere liberata, perché lo è già. Non manca però una critica anche a sinistra, ritenuto troppo ipocrita dagli organizzatori del meeting ravennate. Ma il concetto che viene più volte ribattuto è quello della partecipazione: bisogna muoversi, comportarsi da cittadini attivi e coscienti del proprio ruolo, tornare a fare politica. E sconfiggere l'indifferenza.
 

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