Scrivendo la tesi scopre un dipinto del '700 di Palazzo San Giacomo: ecco com'era

Nel corso della tesi di laurea del giovane ingegnere Nicolò Minguzzi è stata rinvenuta la tela a olio risalente ai primi decenni del secondo Settecento

Il Palazzo di San Giacomo a Russi, la reggia dei Rasponi che incombe con la sua maestosità sul territorio, è stato a lungo studiato: ora si vuole arricchirne la sua conoscenza presentando una rappresentazione dell’impianto scenografico del prospetto e delle sue sistemazioni esterne prospicienti il fiume Lamone, resa possibile con la scoperta di un dipinto inedito di Antonio Joli nell’ambito delle attività di ricerca costantemente condotta dall'insegnamento di Restauro Architettonico del Corso di Laurea in Ingegneria Edile- Architettura dell’Università di Bologna.

Nel corso della tesi di laurea del giovane ingegnere Nicolò Minguzzi dal titolo "Il restauro di palazzo San Giacomo in Russi: ricerche linguistiche per fusioni diacritiche", relatore Claudio Galli, correlatori Marco Alvise Bragadin e Giovanni Virgilio, è stata rinvenuta la tela a olio risalente ai primi decenni del secondo Settecento che rappresenta l'impaginato sfarzoso del prospetto del Palazzo e la sistemazione esterna sul fiume Lamone.

"La scoperta è altamente significativa, a motivo dell’importanza dell’autore - spiega il relatore Galli - Il dipinto mostra in tutta la sua magnificenza la corte esterna prospiciente il fiume Lamone, che costituiva l'accesso principale per i Rasponi allorquando giungevano a Russi per via fluviale col bucintoro. Il complesso e scenografico impianto architettonico del palazzo viene mostrato abilmente mettendo in risalto le volumetrie che creano un'articolata sequenza prospettica. Sul volume posteriore delimitato dalle due torri laterali si innestava, in antis, un imponente e raffinato corpo di fabbrica centrale impostato su una loggia e definito lateralmente da due giardini recintati sui cui lati esterni si sviluppavano, poi, due barchesse di altezza contenuta, poste ai piedi delle torri medesime. La corte esterna accessibile dal fiume mediante un'ampia esedra e tramite due ingressi laterali era perimetrata da un muro raffinato, ritmato da lesene binate e da ben dodici statue che ne segnalavano gli accessi. Si scorgono poi nel dipinto i giardini all'italiana posti sul lato destro che, come si evince dalla famosa pianta della metà del Settecento conservata presso il Museo Civico di Russi, andavano a collegarsi con l'impianto paesaggistico anteriore del palazzo, costituito dalle peschiere e boschi".

Antonio Joli (1700 – 1777) era un pittore e scenografo italiano, uno dei maggiori esponenti del cosiddetto “vedutismo”. Dopo un inizio a Modena presso Raffaello Menia Rinaldi di Bibbiena, si trasferì a Roma nel 1720 prendendo contatti con Giovanni Paolo Pannini dal quale rilevò il gusto per la veduta con inserti archeologici. Nel 1740 soggiornò a Venezia dove subì l’influenza dei modi del Canaletto e del Bellotto. Ebbe importanti incarichi presso le corti europee, inizialmente in Inghilterra ove ricevette – dal 1744 al 1749 - l'incarico di scenografo al King’s Theatre . Nel 1749 lasciò l’Inghilterra per la Spagna, dove Ferdinando VI di Borbone lo fece chiamare per intercessione del cantante Farinelli. Dal 1750 si occupò delle scenografie del Teatro del Buen Retiro di Madrid e del Teatro del Palazzo Reale di Aranjuez, lavorando anche per feste e intrattenimenti di corte. Tornato in Italia nel 1754, si trasferì a Venezia dove nel 1755 fu tra i fondatori dell’Accademia di pittura e scultura. Dal 1756 iniziò un’intensa attività al servizio della corte borbonica a Napoli, e, anche in seguito alla partenza di Carlo di Borbone per la Spagna, conservò l’incarico con di Ferdinando IV di Borbone, lavorando a servizio di Luigi Vanvitelli. Nel 1762 venne nominato capo scenografo e architetto del Teatro San Carlo; lavorò anche nel Teatro di Corte della Reggia di Caserta, per il quale diresse la costruzione dell’impianto scenico ideando un innovativo meccanismo per il cambio delle scene. Il complesso monumentale di San Giacomo fu dipinto perché era considerato alla stregua di una reggia. La sontuosa dimora dei Rasponi, era infatti la più grandiosa residenza di villeggiatura della Romagna, tanto da essere denominata “La Versailles dei Rasponi”, comparabile alla Reggia di Colorno dei Farnese e al Palazzo Ducale di Sassuolo degli Estensi. Il palazzo con le sue sistemazioni esterne risultava così imponente e raro da essere definito dalla Soprintendente Arch. Annamaria Iannucci, un “elefante bianco".

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