"Terrorismo e prevenzione, il caso Ravenna": il seminario organizzato dalla Questura

All'evento, patrocinato dal Comune di Ravenna, alla presenza di esperti in materia nazionali e internazionali sono stati invitati rappresentati delle istitutzioni e delle maggiori realtà provinciali

Foto Massimo Argnani

Grande partecipazione mercoledì mattina, a Palazzo Rasponi dalle Teste, per il convegno "Terrorismo, il fenomeno e le strategie di prevenzione e di contrasto: il caso Ravenna" organizzato dalla Questura ravennate. All'evento, patrocinato dal Comune di Ravenna, alla presenza di esperti in materia nazionali e internazionali sono stati invitati rappresentati delle istituzioni e delle maggiori realtà provinciali.

Dopo la registrazione dei partecipanti e il saluto delle autorità, i lavori hanno preso il via con l’intervento “La minaccia jihadista in Italia” di Francesco Marone, docente all’Università di Pavia e ricercatore dell’Osservatorio sulla radicalizzazione e il terrorismo internazionale dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano. E' seguito Stefano Dambruoso, Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna con il contributo “Radicalizzazione islamica: la risposta italiana”. Poi il professor Ranieri Razzante, docente all’Università di Bologna e consulente della commissione parlamentare antimafia, e il Prefetto Antiracket hanno illustrato il tema “Finanziamento al terrorismo. Fonti e strumenti di contrasto”. Infine un breve dibattito e le domande del pubblico. I lavori sono stati moderati da Franco Giubilei, giornalista e corrispondente de “La Stampa”.

A portare il saluto dell’amministrazione comunale e a ringraziare i relatori e i partecipanti Eugenio Fusignani, vicesindaco e assessore con delega a Sicurezza e Polizia municipale che si è intrattenuto sull’argomento. "Ravenna – ha detto Fusignani – è da sempre, anche grazie al suo porto, crocevia e scambio di popolazioni e culture diverse a cui ha sempre guardato con rispetto e accoglienza. Oggi vive le stesse problematiche della società occidentale in cui è pienamente inserita. Qui si trova la seconda moschea più grande d’Italia, ma non credo affatto che sia la capitale dei foreign fighters come da qualche parte si vuole paventare e su questo il seminario ha fatto piena luce. Ravenna è, invece, indubbiamente la capitale delle buone pratiche investigative, poste in essere in maniera sistematica, e in questo senso può rappresentare un esempio per tutto il Paese, grazie alla sinergia tra le forze dell’ordine, statali e locali, nel pieno rispetto delle reciproche competenze e con le istituzioni, con il coordinamento sapiente e attento del prefetto. Le forze dell’ordine, polizia a competenza generale e polizia locale – ha concluso Fusignani – stanno facendo un lavoro straordinario, confortato anche dallo spiccato senso civico e dalla diffusa cultura della legalità che caratterizza i cittadini ravennati. Il corso di aggiornamento sulla multiculturalità territoriale, che recentemente ha coinvolto gli agenti della Polizia locale di Ravenna, organizzato dal Comune in collaborazione con il Dipartimento beni culturali dell’Università degli studi di Bologna, Campus di Ravenna, è uno strumento da applicare sistematicamente perché, accanto alle azioni di controllo, è importante conoscere per capire e capire è fondamentale per adeguare le strategie di azione e anche quelle repressive. Grazie al lavoro della Procura e alle sistematiche azioni investigative, possiamo dire che il caso Ravenna è un modello che funziona e da prendere da esempio”.   

“Si è trattato di un focus incentrato su un fenomeno che rappresenta, ormai da molti decenni – ha affermato il questore Eugenio Rosario Russo – un aspetto strategico dell’azione di contrasto non solo della Polizia di Stato, ma di tutte le forze di polizia. Incontrarci per condividere le buone pratiche riguardanti in particolare la prevenzione è molto importante perché ci consente di avere un quadro completo delle dinamiche legate al finanziamento del terrorismo e alle fonti e agli strumenti di contrasto. In particolare, per quanto riguarda la città di Ravenna, l’attività di prevenzione e repressione del fenomeno, condotta quotidianamente dagli investigatori della Digos della Questura ha permesso di anticipare eventuali azioni criminose”.

Foto Massimo Argnani

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