Una cantina didattica-sperimentale dedicata al genio Leonardo Da Vinci

L’istituto Persolino aderisce così al progetto di Caviro che intende valorizzare i metodi di vinificazione avviati da Leonardo da Vinci

Da giovedì la cantina dell’Istituto Persolino è intitolata a Leonardo da Vinci, straordinario genio del Rinascimento con la passione per la viticoltura e il vino, nell’anno che celebra il 500esimo anniversario della sua morte. L’annuncio è stato dato alla 22esim edizione della manifestazione “Cancelli Aperti”, organizzata da Confagricoltura Ravenna presso l’azienda agraria dell’Istituto sulle colline faentine, alla presenza del Prefetto di Ravenna, Enrico Caterino, e dell’assessore alle politiche agricole e all’ambiente del Comune di Faenza, Antonio Bandini, insieme al dirigente scolastico dell’Istituto, Daniele Gringeri, oltre ai vertici di Caviro rappresentanti dal presidente Carlo Dalmonte e dal direttore generale SimonPietro Felice e alla presidente regionale di Confagricoltura, Eugenia Bergamaschi.

L’istituto Persolino aderisce così al progetto di Caviro che intende valorizzare i metodi di vinificazione avviati da Leonardo da Vinci. Il gruppo faentino trasferirà parte della sua sperimentazione e ricerca nella cantina didattica. Le uve prodotte nei vigneti ‘scolastici’ vengono trasformate in diverse tipologie di vini, anche grazie all’attività degli alunni. La “Cantina didattica e sperimentale Leonardo da Vinci” vuole ricordare l’artista nella sua veste più inedita. Leonardo era fortemente legato al vino perché frutto della natura, prodotto della terra, simbolo di perfetto connubio tra funzionalità e bellezza, celebrato in molti dei suoi scritti e disegni. Tale rapporto autentico emerge dal suo soggiorno in Romagna nel 1502, alla corte di Cesare Borgia. Ciò viene testimoniato con alcuni famosi schizzi riferiti alla raffigurazione della prima barrique e alle modalità di appendere i grappoli d’uva.

Momento clou dell’open day il convegno sulla “Competitività dell’agricoltura romagnola e prospettive di mercato”, da un focus Nomisma centrato sulla capacità d’export dei principali prodotti locali. Con circa 16.000 aziende agricole e più di 1.000 imprese di food & beverage, le terre di Romagna esportano a valore 1.502 milioni di euro di prodotti agroalimentari. Tuttavia, l’export complessivo delle tre province Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini corre meno di quello emiliano nonostante alcuni punti di forza: la Romagna è il primo bacino produttivo di nettarine e incide per il 34% sul totale nazionale; Ravenna è la quarta provincia d’Italia per produzione di uva da vino (in pole c’è Foggia seguita da Treviso e Verona) ovvero rappresenta il 6% del raccolto italiano. Nell’ultimo quinquennio, infatti, la frutta fresca romagnola ha ridotto il valore delle esportazioni del 10% e il vino sfuso dell’8%, a causa soprattutto della riduzione dei prezzi intervenuta nel vino sfuso, segmento da cui la Romagna sta progressivamente uscendo attraverso una riqualificazione delle proprie produzioni verso il prodotto imbottigliato.

"La flessione nell’export di nettarine e di vino sfuso dalla Romagna discende da un trend negativo di mercato che ha interessato il settore a livello nazionale da diversi anni: si pensi che dal 2008 l’export di pesche e nettarine italiane è diminuito a volume di oltre il 50%, mentre quello di vino sfuso più del 20% - osserva Denis Pantini, direttore Agroalimentare Nomisma - Nel caso delle pesche e nettarine, la causa principale di tale calo discende da una saturazione del mercato europeo determinata da incrementi produttivi che non hanno trovato una valvola di sfogo in un aumento proporzionale dei consumi: basti pensare che cinquant’anni fa, quando la coltivazione era nel pieno del boom, l’Italia rappresentava il primo produttore europeo di pesche e nettarine con un peso dell’80% sui volumi prodotti dei 3 top paesi (Italia, Spagna e Grecia). Oggi tale incidenza è scesa al 35% pur mantenendo volumi di produzione poco distanti da allora, superiori a 1,3 milioni di tonnellate. Questo perché nel frattempo la Spagna – ma anche la Grecia – hanno aumentato sensibilmente le produzioni".

I motivi di tale “affollamento” di mercato sono diversi. Nel caso delle nettarine – come per il vino - la Spagna non solo può vantare una maggior efficienza grazie a minori costi di produzione (solo nella manodopera il gap di costo è di quasi il 40%) ma anche una miglior organizzazione e programmazione sia produttiva che commerciale. Senza contare che attualmente, sempre nel caso del mercato della frutta fresca, i consumatori possono contare su una maggior disponibilità di prodotti differenti lungo tutto l’anno (sia italiani che di importazione), mettendo in concorrenza pesche e nettarine con altri frutti che fino a pochi anni fa non erano in vendita nello stesso periodo. Ed è anche per questo che è cambiata nel decennio la geografia dei frutteti romagnoli. La superficie investita a nettarine e pesche è crollata rispettivamente del 51% e del 54%, anche la Sau a pere è diminuita del 25%. Gli agricoltori romagnoli hanno convertito questi ettari ad altre produzioni: le superfici investite a kiwi sono passate da 3.062 a 4.419 ettari (+44%), quelle ad albicocco da 2.483 a 4.466 ettari (+80%). Il vigneto ha subito un ridimensionamento, ma da tre anni si è stabilizzato sui 23-24 mila ettari totali (nel 2008 copriva una estensione di oltre 28 mila ettari).

Quale road map, dunque, per gli agro-imprenditori romagnoli? In generale, per quanto sia fondamentale recuperare efficienza sul fronte produttivo (e lo spazio di manovra non manca), è altrettanto indispensabile individuare nuove strategie di valorizzazione e differenziazione delle produzioni agroalimentari romagnole. "Oggi il mercato non si conquista più solo con le rese, di conseguenza la sostenibilità economica delle imprese agricole va ricercata attraverso una maggior qualità e innovazione dei prodotti e dei processi, senza tralasciare le altre leve di marketing – altrettanto fondamentali - come la comunicazione e la promozione", sottolinea Pantini. "Questa giornata è l’anno zero, un nuovo Rinascimento per gli agricoltori romagnoli, perché pensata per celebrare il grande artista viticoltore - conclude il moderatore del convegno nonché presidente di Confagricoltura Ravenna, Andrea Betti, davanti a una platea di associati, autorità istituzionali e rappresentanti della imprenditoria e del mondo cooperativo locale - Da qui si riparte, in una location dalla forte connotazione simbolica per rimarcare l’importanza della formazione professionale e della ricerca in agricoltura. Come imprenditori dobbiamo reinventare le nostre imprese senza aspettarci soluzioni o risposte dalla politica. La Romagna non è più leader nella produzione di ortofrutta, ma può rinnovare la sua carta d’identità puntando a vini e frutta di qualità dall’alto valore aggiunto, operando in forma aggregata per acquisire sempre più quote nell’universo dei mercati emergenti".

L’azienda agraria del Persolino produce inoltre piante officinali, a scopo didattico sperimentale, successivamente trasformate e commercializzate (uso alimentare e cosmesi) e anche rose - circa mille varietà tra antiche e moderne da paesaggio -, oltre a specie da frutto tipiche del territorio. Tra i progetti stellati c’è quello dedicato alla coltivazione di cultivar di melo resistenti alle avversità (ticchiolatura), che i presenti hanno potuto ammirare nella mostra allestita per l’occasione.

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