Vendemmia 2011, il caldo ha fatto bene al Trebbiano

Le aspettative sui risultati della vendemmia, cresciute in queste ultime settimane soprattutto grazie al perdurare di condizioni climatiche insolite, non sono state disattese dalle prime trattative

Le aspettative sui risultati della vendemmia, cresciute in queste ultime settimane soprattutto grazie al perdurare di condizioni climatiche insolite, non sono state disattese dalle prime trattative che evidenziano un aumento considerevole dei prezzi rispetto allo scorso anno: «A pari data assistiamo ad incrementi che, per alcune uve, arrivano anche fino al 40%”, sottolinea Giordano Zinzani, responsabile settore Enologia di Caviro e presidente dell’Ente tutela vini di Romagna.

“Se lo scorso anno infatti i prezzi si attestavano intorno ai 17 euro a quintale quest’anno, in certi casi, sfioriamo i 28/29 euro a quintale. Anche i bianchi a fermentazione con controllo di temperatura mostrano circa il 25% di incremento”, ha aggiunto Zinzani. La quantità di uva raccolta, invece, come previsto è in netta diminuzione rispetto al 2010 a causa della prolungata siccità di questi mesi: «La flessione è di circa il 15% - prosegue Zinzani -. Una diminuzione cui corrisponde però, rispetto all’anno precedente, uva sanissima e caratterizzata da oltre un grado alcolico in più. Il Trebbiano è in assoluto il vitigno cui hanno giovato maggiormente queste condizioni climatiche perché normalmente giunge a maturazioni parziali e ha problemi di sanità in pianura e nelle vallate, mentre quest’anno presenta maturazione completa e uve sane. Chiaramente, per converso, ci sono i terreni che non hanno impianti di irrigazione che hanno mostrato squilibri di maturazione con innalzamento elevato degli zuccheri senza maturazione completa: ma sono situazioni marginali che non modificano il risultato di una vendemmia comunque buona».

C’è quindi grande attesa per la prossima campagna di commercializzazione che, con tutta probabilità, sarà caratterizzata dall’ormai inesorabile decrescita dei consumi interni e dall’apertura di nuovi mercati esteri: «Mentre a livello nazionale registriamo un calo dei consumi, l'export si dimostra l'unico canale in crescita - conferma Secondo Ricci, presidente di Caviro -. Parliamo soprattutto di Paesi emergenti: in questo settore l’aumento stimato è oltre il 10%».

Aumento che sembra toccare l’Italia solo marginalmente perché «i nostri numeri sono molto piccoli - prosegue Ricci -. Abbiamo migliaia di aziende nel nostro Paese, ma per stare sul mercato estero c'è bisogno di strutture più grandi e complesse. La stessa Caviro necessita di ‘pacchetti Italia’ per stare al passo con la concorrenza estera. Non ci si può presentare tutti da soli con il proprio prodotto. Bisogna fare accordi di filiera per presentare sempre più vini a marchio Italia».

Ed è forse questa debolezza sui mercati esteri che può far perdere qualche punto ad aumenti troppo elevati costringendoci ad un ridimensionamento per non «spaventare» gli importatori: «E' vero che quest'anno siamo arrivati senza scorte nelle cantine - conclude il presidente di Caviro -, ma è anche vero che il consumatore che va a comprare il vino ha meno soldi, quindi sarà difficile rincarare troppo il prodotto imbottigliato. E' giusto farlo costare di più, ma dobbiamo far si che questo aumento sia adeguato ai tempi che attraversiamo».

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