La dura scelta controcorrente del barista: "Il bar è la mia vita, ma riaprire vorrebbe dire fallire"

Sono passati tre anni da quando il 30enne ha aperto il suo bar. E ora, dopo tre anni di lavoro e di fatiche, il giovane è stato costretto a prendere una scelta difficile: continuare a tenere chiuso il suo locale

Sono passati tre anni da quando il 30enne Nicola Fabrizio ha aperto lo Ziggy bar nel centro commerciale "I Portici" a Russi. E ora, dopo tre anni di lavoro e di fatiche - e dopo i due mesi e mezzo di chiusura forzata dovuta al Coronavirus - il giovane è stato costretto a prendere una scelta difficile: continuare a tenere chiuso il suo locale.

"Mercoledì mattina avrei dovuto riaprire il mio bar, la mia vita, la mia aspettativa folle di voler creare un punto di ritrovo per giovani e meno giovani - spiega Nicola - Ma, malgrado avessi annunciato una prossima riapertura, mi vedo costretto a comunicare che il bar non riaprirà fino a data e luogo da destinarsi". Il locale, infatti, a differenza di tante altre attività non ha riaperto lunedì 18: "Con un regolamento da rispettare che è arrivato solo domenica nel pomeriggio, ci sembrava irrispettoso nei confronti dei nostri clienti e della salute aprire lunedì sapendo che non avremmo rispettato tutto al meglio - spiega l'imprenditore - Ciò non vuol dire che non abbiamo bisogno di aprire, ma vuol dire che lo vogliamo fare nel migliore dei modi. Fieramente diversi".

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E il giovane, in effetti, ha deciso di ripartire nel migliore nei modi, anche se questo significa aspettare ancora. Il 30enne punta il dito contro il consiglio direttivo del centro commerciale: "Non tutti ovviamente, ma la maggioranza del consiglio direttivo, barricandosi dietro formalismi facilmente e ampiamente superabili specialmente in questo periodo, non ha voluto trovare una soluzione legalmente valida e ha deciso (non decidendo), in maniera perentoria e incomprensibile, di non concedermi l'utilizzo dell'area verde adiacente il bar, onde permettermi di avere un numero decente di posti a sedere e rispettare così il distanziamento sociale previsto in questo difficile momento - spiega Nicola - Senza l'area verde il bar, rispettando tutte le regole attuali, avrebbe davvero pochissimi posti a sedere: il mio non è un bar di passaggio, ma dove la gente staziona, ed è oggettivamente impensabile lavorare con questi pochi posti. Sarebbe una catastrofe economica... Se oggi non decidessi di chiudere io personalmente, sarebbe il fallimento tra qualche mese".

Il ragazzo ha investito tanto nel suo locale, inaugurato nel 2017: "Inizialmente fu un rischio: aprire un bar con poca esperienza, a 27 anni, con ben 300 euro nel conto corrente! - racconta Nicola - Però la voglia di costruire un luogo di ritrovo, una grande famiglia dove tutti, dal ragazzo al pensionato, potessero star bene e sentirsi a casa, era troppo grande per poter fallire. Un bar che, ripeto, è la mia vita: costruito con idee, sudore, fatica mia, della mia famiglia e di tutte quelle persone, di tutti quei ragazzi che hanno lavorato qui. E adesso eccoci qua in uno dei periodo più bui della storia italiana e internazionale dal Dopoguerra in poi, certi che comunque ci saremo anche domani, con feste e concerti, gag e risate, partite di calcio e discussioni e tutto ciò che ci possiamo inventare a tutte le ore, come sempre".

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Il barista, infatti, non ha intenzione di darsi per vinto: "Con questa assurda scelta sono riusciti nell'intento di far chiudere un'attività di un ragazzo di 30 anni, che funzionava alla grande e che dà da lavorare a diversi ragazzi del territorio - dice Nicola - Ma no, non gliela daremo vinta. Continuerò a combattere queste persone con tutti i miei mezzi e le mie forze e, anche se molto probabilmente non avrò più il bar qui, a breve lo Ziggy bar risorgerà, da un'altra parte, ma riaprirà con la voglia di fare, l'entusiasmo, le idee e la forza che ci hanno sempre contraddistinto. Se pensano che ci accontenteremo di una scusa per non rivedere i nostri clienti, si sbagliano di grosso".

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Infine, un ringraziamento e un appello ai suoi clienti: "Anche se oggi dentro il bar ci sarò solo io dietro un banchetto a fare asporto (tipo McDrive), vi voglio bene e troverò il modo per ringraziarvi, perché è grazie a voi che sono riuscito a costruire ciò e non lo dimentico. E vi invito mercoledì sera, alle 20.45, a venire al bar con una sedia, telo o lenzuolo e a mettervi a sedere nel prato davanti al bar, per fare un gesto simbolico e solitario (dato il periodo) di sostegno, rispettando ovviamente il distanziamento sociale e con la mascherina".

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