Allarme di Cna: "Affitti per hotel e ristoranti fuori mercato"

"Riteniamo che se non vi è una riduzione sostanziale dei canoni di affitto delle aziende, avremo tanti, troppi imprenditori che riconsegneranno le chiavi alle proprietà"

Caro-affitto per alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari. A lanciare il grido di allarme è il direttore della Confesercenti di Ravenna Andrea Casadei Della Chiesa che raccoglie il grido di alcuni imprenditori, dopo che la stagione turistica si avvia verso la chiusura con un bilancio non positivo. “Il grido di dolore lanciato da alcuni operatori economici della ristorazione e del mondo alberghiero che gestiscono aziende in affitto ci permette di dire pubblicamente che siamo al loro fianco. Al di là della solidarietà che vogliamo esprimere a questi imprenditori in difficoltà, ci pare opportuno avviare una riflessione e lanciare un allarme. Riteniamo che se non vi è una riduzione sostanziale dei canoni di affitto delle aziende, avremo tanti, troppi imprenditori che riconsegneranno le chiavi alle proprietà”.

E ancora Casadei Della Chiesa: “Lo diciamo con cognizione di causa e da un osservatorio privilegiato, perché la nostra Associazione, impegnata nella gestione globale delle imprese, vede i numeri, conosce i conti e vede che questi, da alcuni anni, non tornano e, soprattutto, nel 2012 non faranno certamente tornare gli utili in tasca agli imprenditori. Attenzione: dietro alla parola “crisi” si nascondono diversi fattori che ci portano ad avanzare questa richiesta alle proprietà, di netta riduzione degli affitti o, perlomeno, a prestare la dovuta attenzione e sensibilità. Quando le strutture in gestione non hanno subìto un recente rinnovamento e fanno fatica a stare sul mercato, quando gli imprenditori in affitto hanno dovuto acquistare gran parte delle attrezzature, per offrire un servizio degno di questo nome ai propri ospiti, quando quindi l’aumento dei costi non è controbilanciato da un incremento delle entrate, allora arriviamo al punto di rottura”.

Problema anche per gli stabilimenti balneari: “Queste dinamiche le stiamo rilevando in particolare negli alberghi e nei ristoranti in gestione, ma avvertiamo che i prezzi delle aziende in affitto, oggi “fuori mercato”, riguardano anche gli stabilimenti balneari. Le aziende attualmente gestite provengono da contratti di affitto d’azienda stipulati 3/4 anni fa, con prezzi che all’epoca potevano essere anche giustificati. Tutto andava: presenze turistiche di sostanza, costi decisamente più ridotti consentivano, pur con estrema difficoltà a rimanere imprenditori con utili comunque risicati”.

Apertura, però, anche ai proprietari: “Vogliamo anche comprendere le difficoltà che ci sono oggi nel tentare di rinnovare le strutture perché, effettivamente, anche i proprietari, dovendosi impegnare con cifre importanti, in opere di ristrutturazione, hanno un atteggiamento giustamente prudente. Ma la sfida da vincere riguarda proprio la vivacità del nostro tessuto economico che deve rimanere tale.
Come città turistica non ci possiamo permettere rallentamenti sulla strada del rinnovamento e della riqualificazione, sia nel privato, ma anche e soprattutto nel pubblico”.

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