Caviro, cresce la produzione e si saldano i conti con il passato 'portoghese'

Il 2017 ha anche portato all'azienda una perdita nel conto economico di 0,5 milioni di euro, dovuta a diversi costi straordinari, in primis la cosiddetta 'Questione Portogallo'

Assemblea di bilancio per il Gruppo Caviro, che venerdì mattina ha presentato ai propri soci risultati positivi, nonostante il 2017 sia stato un anno eccezionalmente controverso segnato da diversi eventi importanti: la chiusura di pesanti controversie fiscali risalenti a 20 anni fa; una vendemmia oltremodo scarsa; cambi ai vertici dirigenziali della compagine e la preparazione di tre diversi progetti strategici.

"Si può dire che lo scorso anno abbiamo attraversato la tempesta perfetta - commenta SimonPietro Felice, direttore generale Gruppo Caviro -. Tutto ciò che poteva accadere è accaduto, ma grazie al carattere resiliente tipico delle realtà cooperative, siamo usciti a testa alta anche da questa prova". Il valore della produzione del gruppo è in crescita e supera i 328 milioni di euro. Positivo anche il margine operativo lordo (Ebitda) che raggiunge la cifra record di 24,7 milioni di euro. Un altro notevole segno più il gruppo lo registra nell’export, che per il solo settore vino passa dal 32% al 34,4% sul totale dei ricavi B2C (Business to Consumer).

Il 2017 però ha anche portato una perdita nel conto economico di 0,5 milioni di euro, dovuta a diversi costi straordinari, in primis la cosiddetta 'Questione Portogallo'. "Circa 20 anni fa Caviro fu vittima in Portogallo di un’organizzazione criminosa che rubò alcol destinato all’export - spiega il direttore -. La nostra cooperativa è stata riconosciuta parte lesa della vicenda in tutti i gradi di giudizio, ma una normativa dell’epoca prevedeva che pure il produttore dell’alcol fosse obbligato a corrispondere le imposte, anche se vittima del furto. Dopo 20 anni siamo riusciti a risolvere il contenzioso decidendo, seppur a tutti gli effetti dalla parte della ragione, di versare la somma di 7,4 milioni di euro in un’unica rata e chiudere così la vertenza. Un’enorme perdita per il nostro patrimonio, che ora dovremo ricostruire, ma un’importante risultato che ci ha permesso di archiviare una minaccia potenzialmente mortale per l’intero gruppo".

Sul fronte dei ricavi l’incidenza del vino sul totale passa dal 73% al 70%, diminuisce anche l’area Distilleria (dal 22% al 21%) mentre cresce il ramo Energia e Ambiente, che passa dal 5% al 9%. Per quel che concerne le vendite dell’intero Gruppo in Italia passano dal 73% al 71% a vantaggio dell’export, incluso quello di Caviro Distillerie, che tocca il 29% contro il 27% dell’anno precedente. "Dopo esserci lasciati alle spalle il 2017 siamo pronti a ripartire con grande slancio e con programmi che guardano avanti", conclude il direttore.

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