Ceta, Coldiretti festeggia il rinvio della ratifica al Senato: "Vittoria del buon senso"

"Il Ceta uccide il grano duro romagnolo con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia2, afferma Coldiretti

Il rinvio del voto di ratifica al Senato sull’accordo Ceta, trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada, è il primo risultato della grande mobilitazione territoriale che in questi mesi, grazie a Coldiretti, si è sviluppata su tutto il territorio nazionale, Ravenna compresa. "Contro questo accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia hanno già espresso contrarietà 14 regioni, 1973 comuni e 69 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine, compreso quello dell’olio extravergine di Brisighella, la prima e più longeva Dop d’Italia – afferma il presidente Coldiretti Ravenna, Massimiliano Pederzoli -. Perciò il pressing dell’alleanza che contrasta questo accordo scellerato col quale l’Ue vorrebbe legittimare la pirateria alimentare, formata da Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch, non si ferma, ma anzi si rafforza".

“Perché l’obiettivo - chiosa Pederzoli - è fare in modo che questo trattato, così come è, non passi dato che sarebbe un colpo mortale al nostro Made in Italy di qualità”. Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela nel trattato. Il Ceta uccide il grano duro romagnolo con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Tra l’altro, proprio in un paese come l’Italia che nel solo 2016 ha importato 7,65 miliardi di chili di cereali e che è leader per qualità e sicurezza alimentare, lascia di stucco scoprire che sul grano estero sono stati esaminati solo 25 campioni e che nessuna analisi è stata eseguita per il glifosate, come emerso dal piano di controllo sule micotossine del Ministero della Salute".

"Una imprenditoria sana e responsabile anziché esultare per gli esiti delle verifiche, come hanno fatto gli industriali della pasta di Aidepi, si porrebbe l’obiettivo di aumentare i controlli a tutela della qualità dei propri prodotti e a garanzia dei consumatori soprattutto, appunto, con riguardo al miliardo di chili di grano duro proveniente dal Canada sul quale, come detto, viene usato in preraccolta il discusso erbicida che non è stato oggetto di analisi del rapporto - prosegue Pederzoli -. Non si capisce perché, a fronte del divieto di utilizzo del glifosate in preraccolta per le imprese agricole italiane, non solo non sia vietata l’importazione del frumento trattato in questo modo, ma non ci sia neppure la ricerca sistematica dei residui di glifosate sul 100% di prodotto importato. Ci auguriamo che gli industriali della pasta si uniscano alla Coldiretti nel chiedere che i limiti massimi di residui dello stresso glifosate debbano essere precauzionalmente rivisti in ragione dell’incertezza scientifica sui rischi per la salute oggetto dell’attuale dibattito tra le agenzie europee, invece di speculare sui prezzi pagati agli agricoltori italiani".

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