Cmc, si apre uno spiraglio nella vertenza delle cento imprese creditrici

Le oltre 100 imprese siciliane creditrici del gruppo Cmc di Ravenna hanno dato vita insieme ai propri dipendenti a una manifestazione di protesta in concomitanza con la riunione della Giunta regionale di governo

Piccolo "spiraglio" nella vertenza delle cento imprese siciliane creditrici della Cmc di Ravenna (cooperativa muratori e cementisti) e dei 2.500 dipendenti senza stipendio nè tutele. Al termine di una lunga riunione, conclusasi domenica in tarda serata, le oltre 100 imprese siciliane creditrici del gruppo Cmc di Ravenna hanno deciso che lunedì avrebbero manifestato davanti all'ex Palazzo Esa, sede di rappresentanza della Regione siciliana, dando vita insieme ai propri dipendenti a una manifestazione di protesta in concomitanza con la riunione della Giunta regionale di governo, presieduta dal governatore Nello Musumeci.

Una delegazione ha chiesto di essere ricevuta "per rappresentare l'urgenza di ottenere dai governi nazionale e regionale l'assegnazione ad Anas delle risorse necessarie a saldare i lavori già eseguiti in Sicilia per oltre 50 milioni di euro e non pagati per ben 20 mesi dal gruppo Cmc". Ciò anche in vista dell'imminente scadenza dell'1 marzo, quando queste imprese, rimaste ormai senza liquidità e riserve, "dovranno versare alle banche gli interessi annuali sulle esposizioni finanziarie". Il mancato pagamento comporterebbe il blocco dei conti correnti e il conseguente avvio delle procedure preliminari al fallimento. Al termine della manifestazione, l'assessore alla Salute Ruggero Razza ha ricevuto una delegazione annunciando che il governatore Musumeci sarà martedì a Roma, al ministero delle Infrastrutture, dove spera di essere ricevuto anche dal ministro Danilo Toninelli, mentre a Palermo l'assessore alle Infrastrutture, Marco Falcone, riceverà le imprese.

"Il governo regionale - riferisce il Comitato creditori Cmc - conferma di avere individuato delle risorse con cui pagare crediti delle imprese affidatarie della Cmc, ma per utilizzarle occorre una norma nazionale che ne autorizzi la variazione d'uso. Il governo regionale sostiene che, così come accade a noi imprenditori, già da un mese chiede di essere ricevuto dall'esecutivo nazionale per affrontare questa emergenza, senza avere però ricevuto ancora una risposta. Bisogna chiarire una volta per tutte - conclude il Comitato - al governo nazionale cosìcome al deputato nazionale del Movimento 5 stelle Adriano Varrica, che ne ha sottolineato l'impegno, che una cosa sono i 185 dipendenti diretti della Cmc, ai quali l'intervento statale ha garantito tutto, dagli stipendi alla cassa integrazione fino a tutte le altre tutele, altra cosa invece sono i 2.500 dipendenti delle imprese creditrici che hanno realizzato i lavori senza ricevere soldi per 20 mesi e dei quali nessuno finora si è occupato".

La nota poi prosegue: "Queste maestranze, che non sono di serie B, sono rimaste senza reddito e senza alcuna tutela. E' inutile nascondersi dietro a un dito: se a questa gente disperata non viene pagato quanto spetta per il pregresso non gli si può chiedere di tornare al lavoro. Quindi il governo nazionale riceva la Regione e faccia qualcosa anche per noi, perchè è interesse di tutti che i cantieri ripartano e che la Sicilia possa finalmente contare su queste infrastrutture strategiche per il proprio sviluppo".

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