Dazi, Coldiretti: "Vino e olio ravennate a rischio dopo la 'guerra commerciale' di Trump"

A parlare è Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna: "Dopo l’accordo sui dazi trovato dagli Stati Uniti con la Cina, adesso va cercata la pace anche con la UE"

"Dopo l’accordo sui dazi trovato dagli Stati Uniti con la Cina, adesso va cercata la pace anche con la UE perché la ‘guerra commerciale’ contro Bruxelles dichiarata dal presidente Trump nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus rischia di trasformarsi in una durissima mazzata per i produttori di vino e olio Made in Italy".

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A parlare è Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna: "Il tempo stringe, dato che il 13 gennaio si concluderà la procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (USTR) americano che nella black list allargata dei prodotti europei sui quali Trump minaccia di estendere le tariffe e di aumentarle fino al 100%, ha inserito proprio il vino, il prodotto agroalimentare più esportato in Usa con un aumento del 5% in valore nel 2019 dopo il record di 1,5 miliardi raggiunto l’anno precedente. Il vino italiano, che a differenza di quello francese era scampato alla prima black list redatta dagli Usa ad ottobre 2019, potrebbe perdere quote importantissime di mercato negli Stati Uniti, con drastiche ricadute anche per i produttori romagnoli e ravennati. Gli Usa, infatti, sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano in particolare Lambrusco, Chianti, Sangiovese, Albana e un autoctono di successo come il Burson. L’imposizione di dazi favorirebbe la produzione di vino degli Stati Uniti, che ha raggiunto quasi il 10% del totale mondiale per effetto di una crescita vorticosa delle coltivazioni che hanno consentito agli USA di diventare il quarto produttore di vino a livello globale dopo Italia, Francia e Spagna con una quantità di 24 milioni di ettolitri. Ma ad avvantaggiarsi sarebbe anche i concorrenti del Cile e dell’Australia particolarmente presenti sul mercato statunitense. A preoccupare sono anche le misure protezionistiche sulle esportazioni di olio di oliva che sono state pari a 436 milioni nel 2018 in Usa. Una situazione che aggraverebbe il conto delle perdite già subite dall’Italia per effetto dei dazi al 25% scattati il 18 ottobre scorso contro una lista di beni europei che ha colpito molte delle più note specialità tricolori, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dall’Asiago al Gorgonzola fino alla Fontina ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori per un valore di circa mezzo miliardo di esportazioni. Dalle prime analisi emerge infatti che l’entrata in vigore dei dazi ha azzerato la crescita delle esportazioni alimentari Made in Italy negli Stati Uniti, che rimangono stagnanti (+0,6%) ad ottobre dopo che nei nove mesi precedenti erano aumentate in media del 14,1% sulla base delle elaborazioni Coldiretti di dati Istat relativi al commercio estero ad ottobre. Ci sono le condizioni per avviare un dialogo costruttivo ed evitare l’acuirsi di uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga anche sull’economia regionale e ravennate. Occorre il massimo impegno a livello nazionale ed internazionale per sventare quella che è a tutti gli effetti una minaccia devastante per il Made in Italy agroalimentare che ha nell’Emilia-Romagna una delle sue regioni produttive principe".

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