Emergenza cinghiali, Coldiretti: "Il piano faunistico rischia di rivelarsi monco"

"I danni dei cinghiali in campagna superano i 150mila euro all’anno, ma i selvatici sono una minaccia concreta anche per l'intera cittadinanza, con oltre mille incidenti stradali causati ogni anno"

"La Regione ha finalmente riconosciuto che i cinghiali non sono più un problema solo per il comparto agricolo, ma anche una minaccia per l’ambiente e per i cittadini”. Commenta così Coldiretti Ravenna l’attuazione della delibera 552 del piano faunistico venatorio che prevede non ci siano limiti all’abbattimento di questi ungulati nelle zone di pianura e collina in tutta l’Emilia Romagna, provincia di Ravenna compresa.

Tuttavia secondo Nicola Grementieri, responsabile Coldiretti per l'alta collina faentina, “il provvedimento, seppur positivo, rischia di rivelarsi 'monco e spuntato' se non verranno attivati anche i piani di controllo per le aree protette, le zone dove gli ungulati tendono ovviamente a concentrarsi. I danni dei cinghiali in campagna superano i 150mila euro all’anno, ma i selvatici sono una minaccia concreta anche per l'intera cittadinanza, con oltre mille incidenti stradali causati ogni anno. A tutto questo va aggiunto che il cinghiale è il principale portatore in Europa della peste suina africana".

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La delibera, frutto anche della grande pressione di Coldiretti sulla Regione, arriva assieme a un altro importante risultato per gli agricoltori: il risarcimento per i danni da fauna selvatica, subiti o prevenuti, passa dall’80 al 100%. Anche per gli allevatori, spesso vittime degli attacchi da parte di cani selvatici e lupi. Infine, dal 14 marzo, gli aiuti de minims per gli agricoltori sono passati da 15.000 a 20.000 euro ogni tre anni. "Sono passi avanti importanti - commenta Coldiretti Ravenna - e siamo contenti di aver dato il nostro contributo alla giusta tutela del lavoro di chi si guadagna da vivere in campagna. L’obiettivo ora è che la semplificazione dei processi burocratici permetta ai risarcimenti di arrivare sempre più in fretta, che vengano riconosciuti anche i danni indiretti e, ovviamente, che si attivino in provincia i piani di controlli nelle aree protette”.

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